Swiss evacua un equipaggio da Dubai dopo un’esplosione: «Situazione mentalmente pesante»

Non ci sono solo viaggiatori svizzeri bloccati dal caos dei voli in Medio Oriente. Anche il personale di Swiss si è trovato direttamente esposto alla tensione seguita all’attacco israeliano-statunitense contro l’Iran. E per alcuni equipaggi sono state ore di forte apprensione.
Un’esplosione a pochi chilometri di distanza
Un pilota della compagnia rossocrociata ha criticato internamente lo scarso sostegno mentre si trovava con la sua crew a Dubai. «Poco meno di un’ora fa c’è stata un’esplosione a circa 5 chilometri di distanza», si legge in una comunicazione interna di cui è venuto a conoscenza il Blick. «Come responsabile dell’equipaggio ricevo solo poche informazioni e non ho la possibilità di avere uno scambio diretto. Alcuni membri dell’equipaggio hanno paura delle prossime ore ed esitano a dormire nelle stanze al 62. piano dell’albergo».
Evacuazione via Oman
Secondo il quotidiano d’Oltralpe, Swiss è intervenuta facendo scattare l’evacuazione di piloti e assistenti di volo via terra verso Muscat, in Oman. Da lì un volo speciale di Austrian Airlines ha riportato il personale in Europa, con arrivo notturno a Vienna e successivo rientro a Zurigo. «Siamo sollevati che nessuno sia rimasto ferito fisicamente», afferma Oliver Buchhofer, responsabile operativo di Swiss, al Blick. Il manager riconosce però il peso emotivo dell’episodio: «È stata mentalmente molto pesante per i nostri collaboratori».
Valutazione dei rischi
La scelta della via terrestre — spiega — è stata presa dopo un’attenta analisi dei rischi. «Era subito chiaro che partire in aereo da Dubai non fosse un’opzione: spazio aereo e aeroporto sono chiusi. L’unica possibilità era raggiungere Muscat». Un’operazione tutt’altro che semplice: «Solo quando eravamo certi di poter evacuare con successo l’equipaggio, li abbiamo fatti partire». Grazie al coordinamento all’interno del gruppo Lufthansa, un velivolo di Austrian Airlines ha potuto recuperare diversi equipaggi in Oman. Due membri dell’equipaggio si trovano ancora nella capitale con i familiari: per loro Swiss sta cercando soluzioni di rientro.
Massimo livello di allerta
Dall’inizio dell’offensiva militare sabato, Swiss ha portato la sicurezza al livello massimo (livello 3). In questa modalità gli equipaggi non possono lasciare l’hotel e devono essere costantemente raggiungibili per un’eventuale evacuazione rapida. «Il nostro Duty Manager a Zurigo era in contatto costante con il team a Dubai e con altri equipaggi. I telefoni squillavano senza sosta», sottolinea Buchhofer. Per il personale coinvolto sono state attivate anche strutture di supporto psicologico. «Sappiamo che per alcuni la situazione è stata molto stressante. Ognuno reagisce in modo diverso e offriremo un sostegno individuale».
Voli sospesi
Resta intanto l’incertezza sulla ripresa dei collegamenti. I voli per Dubai sono cancellati almeno fino al 4 marzo, quelli per Tel Aviv fino all’8 marzo, mentre gli specialisti della compagnia continuano a monitorare l’evoluzione della sicurezza. Sul fronte dei cittadini svizzeri bloccati nella regione, la compagnia precisa che eventuali operazioni di rimpatrio dipendono dal mandato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
«Negli ultimi anni abbiamo effettuato più volte voli di rimpatrio, sia da zone di crisi sia durante la pandemia», ricorda Buchhofer, citando missioni da Tel Aviv e dall’Uzbekistan per evacuare svizzeri dall’Afghanistan. Il principio resta però chiaro: senza il via libera di Berna e senza condizioni di sicurezza ritenute accettabili, Swiss non può intervenire. «Se i missili vengono lanciati costantemente, non possiamo operare», avverte il COO. Un’alternativa, se necessario, potrebbe essere l’utilizzo di aeroporti vicini, ad esempio in Oman.
