Caso Zali, Lorenzo Quadri: «Allora non potevamo sapere se i contenuti dei messaggi fossero autentici»

«La vicenda andrà accertata». E ancora: i fatti descritti «sono gravi». A scrivere è Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega. Siamo nel 2021 e la donna che si sente parlare nei file audio emersi settimana scorsa – e che hanno dato il via alla bufera che sta investendo Claudio Zali – annuncia in una e-mail, trasmessa proprio a Quadri, che depositerà una querela contro lo stesso «ministro» per lesioni semplici e minaccia. Nel messaggio di posta elettronica, come riferito dalla RSI, la donna spiega nei particolari l’accaduto, e comunica al municipale di Lugano di aver scritto al Ministero pubblico. Nello stesso scritto, si dice che i fatti sono stati esposti anche a Norman Gobbi. La risposta di Quadri non tarda ad arrivare: «... i fatti che denunci sono gravi. La situazione dovrà essere chiarita anche con il diretto interessato. Al momento altro non posso dire…».
Da noi contattato, Quadri conferma di aver ricevuto lo scritto e di averne discusso con Gobbi, il quale ha chiesto un chiarimento al collega di Governo. «Ne ho parlato con Norman (Gobbi, ndr.), che a sua volta ha avviato i chiarimenti con Zali. All’epoca – aggiunge il municipale di Lugano – non potevamo sapere se i contenuti di quella e-mail fossero autentici o meno. Di comunicazioni fake ne ricevevamo e riceviamo molte. Con il senno di poi è facile dirlo».
Tornando al confronto tra i due ministri, Zali aveva ricondotto la questione alla sua vita privata, escludendo avvenimenti rilevanti. Né a Gobbi né a Quadri era in seguito giunta alcuna comunicazione dall’autorità giudiziaria. Zali, da parte sua, non si era espresso sui fatti di fronte al procuratore generale, ma si era detto pronto a scusarsi dal momento che «non era stata sua intenzione mancare di rispetto» alla donna. Quest’ultima aveva poi ritirato la querela (si trattava, è bene precisarlo, di reati perseguibili esclusivamente a querela di parte, ndr.) alcuni giorni dopo e la vicenda si concluse con un non luogo a procedere del pg Andrea Pagani.
Molti cambiamenti ai vertici
Alcune segnalazioni per «comportamenti inappropriati» da parte di Zali sono quindi giunte già in passato ai vertici del movimento. Vertici leghisti che, negli anni, hanno subito continue modifiche. Sin dal 2013, dalla morte di Giuliano Bignasca, unico presidente a vita del Movimento, la Lega sta infatti ragionando sul suo futuro. In un primo momento la conduzione era stata affidata al fratello Attilio, poi affiancato dai cosiddetti «colonnelli» e, nel 2019, al quadrunvirato composto da Norman Gobbi, Michele Foletti, Boris Bignasca e Roberta Pantani. Nel giugno 2021, poche settimane prima della tragica scomparsa di Marco Borradori, un altro cambiamento epocale: l’Assemblea straordinaria approva i nuovi statuti del movimento, andando così a sostituire quelli «storici» firmati il 1. novembre 1991 da Giuliano Bignasca, Flavio Maspoli e Mauro Malandra. Viene abolita la carica di presidente e governance affidata a un consiglio esecutivo di sette membri (più un coordinatore ed eventuali uditori) eletto da un’Assemblea generale. Quattro nomi sono già noti: i due consiglieri di Stato in carica (Norman Gobbi e Claudio Zali), il consigliere nazionale (Lorenzo Quadri) e il capogruppo in Gran Consiglio (Boris Bignasca), oltre a un uditore (il presidente del Movimento Giovani Leghisti). Nel 2022, il consiglio esecutivo viene completato da Sabrina Aldi per il Luganese, Massimiliano Robbiani per il Mendrisiotto, Patrizio Farei per il Bellinzonese e Alto Ticino, e Alessandro Mazzoleni per il Locarnese. C’è poi il noto passaggio di consegne a Gobbi nel dicembre 2023, qualche mese prima delle Comunali: il consigliere di Stato, con mandato ad interim, ottiene l’incarico di scegliere la futura squadra dirigenziale leghista. Squadra che viene presentata circa un anno e mezzo dopo, con la decisione dell’Assemblea di nominare Daniele Piccaluga in qualità di coordinatore. A sua volta, Piccaluga sceglie Mazzoleni e Gianmaria Frapolli (nel frattempo dimessosi dall’incarico) quali suoi vice.
Il faccia a faccia
E, domani, sarà proprio il coordinamento (al quale va aggiunto l’altro consigliere di Stato leghista Gobbi) a incontrare Zali per il primo confronto dall’inizio della bufera. Un appuntamento cruciale per capire da un lato le intenzioni del «ministro», e dall’altro quelle del movimento. Una volta concluso il faccia a faccia, è atteso che la Lega prenda pubblicamente posizione sulla vicenda. Dallo scoppio del «caso Zali», infatti, via Monte Boglia ha comunicato esclusivamente tramite due comunicati, in cui si sottolineava la volontà di approfondire la questione e di svolgere le necessarie verifiche interne prima di esporsi.
Ma la settimana di fuoco in casa leghista proseguirà almeno fino a venerdì, quando in agenda (per ora) c’è l’Assemblea. Convocata per ratificare le candidature di Gobbi e Zali per le Cantonali 2027, la riunione a questo punto – vista la piega presa dagli eventi – assume tutto un altro significato.



