Controprogetto sul salario minimo? Una strada in salita tra le linee rosse

I partiti si sono dati una settimana di tempo per capire se, con l’accordo di tutti, sarà possibile trovare un compromesso sull’iniziativa socialista per un salario minimo sociale. Ieri mattina, in Gestione il presidente liberale radicale Alessandro Speziali ha infatti ufficialmente aperto alla possibilità di elaborare un controprogetto all’iniziativa, qualora venisse trovata un’intesa sulla cifra che dovrebbe situarsi attorno a una forchetta tra 21 e 22 franchi all’ora. Un’apertura che, come vedremo, sarà ora valutata dagli iniziativisti. I quali si sono sì detti aperti al dialogo, ma non a tutti i costi. Insomma, se son rose fioriranno, altrimenti ognuno andrà per la sua strada.
Le condizioni del PS
«Con la Commissione – spiega al Corriere del Ticino il presidente della Gestione, Fabrizio Sirica – abbiamo concordato che nei prossimi giorni, nei vari contatti tra i partiti, capiremo se c’è la possibilità concreta di elaborare un controprogetto. Se così sarà, con l’accordo di tutti derogheremo alle tempistiche che ci siamo dati (ndr. andare in aula a febbraio) e proseguiremo con le trattative. Se invece così non sarà, la settimana prossima firmeremo i rapporti (ndr. uno favorevole all’iniziativa e uno contrario) e come previsto andremo in Parlamento».
Togliendosi il «cappello» di presidente della Gestione e indossando quello di iniziativista, Sirica spiega poi quali sono le condizioni iniziali delle trattative, perlomeno dal loro punto di vista. «Siamo aperti a discutere e dialogare, ma con diversi paletti rossi. Sicuramente l’aumento dell’attuale salario minimo non deve essere sotto i 22 franchi all’ora. Inoltre, l’entrata in vigore deve essere dal 1. gennaio del 2027». E, poi, aggiunge, «c’è la questione della deroga per i Contratti colletivi di lavoro (CCL)». Sulla quale gli iniziativisti non intendono indietreggiare. «Anche se dovessimo trovare un accordo per un controprogetto sull’aumento del salario minimo, in ogni caso il popolo dovrebbe andare a votare per eliminare le deroghe ai CCL», modificando la Costituzione cantonale. Un meccanismo – quello che permette ai settori sottoposti a un CCL di avere salari inferiori a quello minimo – che secondo gli iniziativisti «è malsano» e va dunque eliminato. Anche perché, aggiunge infine Sirica, «stimiamo che una fetta importante di quelle 24 mila persone che in Ticino hanno un salario inferiore a quello minimo, si trovino in questa situazione proprio per via di CCL».
In attesa del Governo
«L’idea di una soluzione condivisa, quindi di un controprogetto che metta tutti d’accordo, nasce dalla volontà di costruire un ponte anche nei confronti degli iniziativisti. È chiaro, però, che molto dipenderà dalle cifre del salario minimo», commenta dal canto suo il presidente del PLR Alessandro Speziali. «La prossima settimana il Governo ci fornirà la sua valutazione, che ci permetterà di chiarire quali livelli salariali potrebbe raggiungere l’iniziativa del PS». Più esplicito, Matteo Quadranti (PLR), il quale riconosce il rischio di andare al voto con un testo che potrebbe portare il salario minimo a cifre ben maggiori rispetto a quanto previsto dal PS: «Se il testo di legge non viene modificato, cosa che al momento la sinistra non sembra intenzionata a fare, c’è il rischio concreto di arrivare a un salario minimo di 25 franchi, il più alto della Svizzera». Secondo Quadranti, un importo di questo livello non sarebbe sostenibile. E la sostenibilità, appunto, è uno dei nodi centrali del PLR: «Occorre trovare il giusto equilibrio tra il rafforzamento del potere d’acquisto della popolazione e la sostenibilità per le aziende». Di qui, la necessità di confrontarsi con il mondo economico per individuare la soglia oltre la quale l’impatto diventerebbe eccessivo. «Non vogliamo imporre nulla, ma individuare la forchetta che migliori la situazione attuale senza compromettere quella delle aziende. Invece di opporre dei no a prescindere, vogliamo ragionare sulle cifre».
Nessuna progressione
Eppure, facciamo notare, per il PS sarà difficile scendere sotto i 22 franchi. Troppo? «La forchetta attorno alla quale vogliamo aprire la riflessione è tra 21 e 22 franchi. Come detto, si tratta di capire la posizione degli altri partiti e dell’economia», spiega ancora Quadranti. «Per noi, come PLR, resta fondamentale che si tolga il vincolo della progressione inserito nell’iniziativa del PS, ossia che il salario minimo sia ancorato alle prestazioni complementari». Insomma, la proposta di compromesso è semplicemente di alzare la soglia del salario minimo, senza parametri che evolvono in funzione di affitto, cassa malati e fabbisogno, ecc. «Se non si dovesse trovare un accordo con il PS, nel caso in cui si andrà al voto sarà altrettanto importante creare un fronte borghese unito».
Il primato del partenariato
Un altro nodo delicato riguarda il rapporto tra contratti collettivi e salario minimo. Il PS ha già chiarito che su questo punto esiste una linea rossa invalicabile. Diversa la posizione del PLR: «Oggi alcuni contratti collettivi si collocano leggermente sotto la soglia del salario minimo, ma offrono in cambio condizioni di lavoro migliori - come più vacanze, congedi o altri benefici - che possono risultare comunque attrattivi, anche per chi vive oltre confine», commenta Speziali. Detto altrimenti il PLR difenderà il primato del partenariato sociale, proprio perché «non riguarda solo il salario, ma l’insieme delle condizioni di lavoro che contribuiscono alla qualità del contratto». Ci sono ragioni contingenti legate al mercato internazionale per cui sopra certi livelli è oggettivamente difficile operare, aggiunge Quadranti: «Il partenariato deve, in questi casi, prevalere». Riassumendo: l’optimum, secondo i liberali radicali, sarebbe di trovare «una soluzione nuova e più solida» che porti a un unico controprogetto in aula. Se così non fosse, però, occorre formare un fronte borghese unito. Anche perché, conclude Speziali, «l’obiettivo di tutto l’esercizio è salvaguardare la pace sociale, sempre più importante, sempre più fragile. Per questo servono soluzioni condivise».





