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Dimissioni di Zali: e quei cantieri della Giustizia ancora aperti?

Dopo aver rinunciato temporaneamente alla conduzione di Polizia cantonale e Magistratura, il direttore del DT lascerà anche il Governo – A rimetterci potrebbe essere anche il Terzo potere dello Stato, da anni in attesa di una riorganizzazione logistica e del nuovo sistema di nomina dei procuratori
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
29.07.2026 16:31

La data cerchiata in rosso nel calendario è quella del 30 settembre 2026. Quel giorno, l’attuale direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali lascerà la carica di consigliere di Stato al subentrante democentrista Piero Marchesi. Il ministro leghista lascia dopo 13 anni in Governo e gli va certamente attribuito il merito di aver dato la sua impronta al trasporto pubblico ticinese, potenziandolo e avviando il tanto atteso cantiere della Rete tram-treno del Luganese. Anche a seguito dell’«arrochino» di un anno fa, Zali lascia però aperti, almeno per ora, due grandi «cantieri», legati principalmente al settore della Giustizia. Alla cui condizione, insieme a quella della Polizia cantonale ha rinunciato la settimana scorsa.

Il «manuale Cencelli»

Il primo è quello del sistema di nomina dei magistrati, ossia il cosiddetto «manuale Cencelli», con la spartizione politica e partitica delle cariche. Dopo lo scambio di Dipartimenti, Zali aveva annunciato una riforma. Al CdT, lo scorso maggio, aveva confermato che «il documento è in elaborazione» e sarà presentato «non prima della pausa estiva», ossia verso settembre. Rimane da capire se i lavori sono stati ultimati e se il dossier potrà approdare in Governo, ovviamente sotto la conduzione di un altro consigliere di Stato, oppure se è definitivamente naufragato.

La logistica

Il cantiere più complesso è invece quello della riorganizzazione logistica della Giustizia. Zali, come noto, presso il timone della Giustizia aveva messo nel cassetto la riorganizzazione del 2024 – basata su quattro blocchi e su una grida pubblica per la ricerca di spazi, che aveva portato a tre possibili soluzioni – portata avanti dal collega Norman Gobbi dopo la bocciatura popolare al credito per l’acquisto del palazzo EFG in viale Franscini e ha proposto una nuova visione. Il cantiere sembrava ben avviato, seppur con alcuni intoppi (si legge «scontro istituzionale con la Città di Lugano»). Al Comune di Bioggio è stata fatta pervenire un’offerta per l’acquisto di un terreno di circa 16.000 metri quadrati nel comparto di Cavezzolo, dove in futuro sorgerà il nuovo snodo centrale della Rete tram-treno. Il Comune malcantonese si era detto di principio disponibile alla vendita, al contrario di quanto accaduto per la tramontata ipotesi ex PTT di Viganello (terreno che avrebbe dovuto ospitare provvisoriamente i giudici penali e civili durante i lavori a Palazzo di Giustizia, che Zali avrebbe voluto parzialmente demolire e riedificare). Resta da dirimere una questione tutt’altro che secondaria: il terreno scelto si trova infatti a poche centinaia di metri di distanza dalla pista dell’aeroporto di Lugano. Ma soprattutto è all’interno della zona di sicurezza dello scalo: ciò significa, in estrema sintesi, che non è esclusa la possibilità di edificare ma è vincolata in altezza.

La logistica del Terzo potere dello Stato è un tasto dolente ormai da anni. Non è un mistero che il Palazzo di Giustizia in via Pretorio non è più nel fiore degli anni e necessita di un corposo restyling. Nel suo rapporto 2025, il Consiglio della Magistratura aveva rimarcato che «appare ormai evidente che i tempi per dotare la Giustizia di una nuova sede adeguata saranno ancora lunghi. Nel frattempo, si renderanno inevitabili ulteriori e onerosi interventi sugli edifici attuali». In un’intervista al CdT del 6 luglio scorso, il procuratore generale Andrea Pagani non le aveva mandate a dire: «Nel 2026 ci si potrebbe attendere qualcos’altro in uno Stato benestante e moderno. Faccio un passo in più: quando ricevo colleghi d’Oltralpe, talvolta un po’ mi vergogno delle condizioni di Palazzo di Giustizia, con tutti gli incarti stazionati nei corridoi. Ho visto molti altri Palazzi di giustizia in altri Cantoni, e francamente sembra di essere andati in un’altra nazione». Rimane ora da capire che cosa ne sarà di questo dossier. Con ogni probabilità, alla Giustizia serviranno ancora dei cerotti.

Sul tavolo c'è anche il progetto Polizia ticinese, anche se dopo gli ultimi sviluppi non appare più un dossier prioritario. Lo scorso 30 aprile il Consiglio di Stato, «preso atto degli esiti della consultazione» e alla luce «dell’opposizione ai cambiamenti proposti dal gruppo di lavoro paritetico», ha deciso di concludere la fase progettuale e, allo stato attuale, di non proseguire su questa via.
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