Bellinzona

«Fortezza, sì alla valorizzazione, ma accesso libero ai cittadini»

Via libera della Commissione della gestione al progetto da 19 milioni voluto per rilanciare il potenziale turistico ed economico del sistema difensivo medievale targato UNESCO
© CdT/Chiara Zocchetti
Giacomo Butti
25.02.2026 18:00

Progetto Fortezza s’ha da fare. Il piano di valorizzazione del sistema difensivo medievale bellinzonese ha incassato il via libera della Commissione della gestione, che – pur con osservazioni puntuali – ha riconosciuto, nel suo rapporto sul messaggio municipale del novembre scorso (co-relatori Pietro Ghisletta del Centro e Marco Pellegrini del PLR), la portata strategica dell’operazione. Un progetto che, partendo dal rafforzamento dell’offerta culturale fruibile attraverso la Fortezza (non solo la struttura in sé, ma anche esposizioni e attività), punta a svilupparne il potenziale turistico ed economico, anche attraverso un modello di gestione «chiaro e coordinato» che non escluda la popolazione dal suo stesso patrimonio.

Questione ticketing

Negli scorsi mesi, del resto, era emersa la preoccupazione che la Fortezza si trasformasse in una sorta di museo impolverato: aperta ai turisti ma lontana da chi, da poco o da generazioni, vive alla sua ombra. Già presidente della Commissione svizzera per l’UNESCO, Francesca Gemnetti aveva sottolineato, in tal senso, l’importanza di evitare una trasformazione del patrimonio turrito in una sorta di «Disneyland». E non a caso aveva fatto discutere la prospettata introduzione di un biglietto per accedere alla corte interna del Castelgrande alla galleria della Murata, oggi gratuite.

Il tema è stato affrontato dalla Gestione che ha evidenziato come nel progetto lanciato dal Municipio sembri «mancare la volontà di valorizzare alcuni principi» espressi nella fase di ampi restauri andati in scena fra anni Ottanta e Novanta, in particolare «la fruizione gratuita» degli spazi «che rappresenta, anche simbolicamente, la volontà di intendere il complesso come l’estensione di un parco urbano facilmente accessibile ad un vasto pubblico». Descritto come «uno dei nodi politici più delicati del progetto», il problema del ticketing va affrontato - questa la raccomandazione della Commissione - con alcune misure «essenziali», quali la garanzia di accesso gratuito ai residenti tramite tessera Bellinzona 360 e alle scolaresche ticinesi.

Le ricadute dell’investimento

Certo, il progetto avrà i suoi costi: un investimento da oltre 19 milioni di franchi, provenienti da casse comunali, in primo luogo, e poi cantonali e federali. A tal proposito, i commissari hanno espresso fiducia nelle proiezioni «prudenziali» formulate nel piano di finanziamento, adattato anche a scenari nei quali il prospettato sostegno di Cantone e Confederazione venisse meno.

La Fortezza, sottolinea la Gestione, «dispone di tutte le carte in regola per fungere da volano capace di innescare un meccanismo virtuoso, con ricadute sull’intero tessuto economico e sul coinvolgimento coordinato degli attori del territorio». Tutto a patto che a Bellinzona e ai bellinzonesi sia fatta scoprire «la propria vocazione turistica, creando consapevolezza e senso di appartenenza attorno al progetto».

Oltre la dimensione urbana

Come già sottolineato dalla Città in fase di presentazione, il piano di valorizzazione punta a costituire una Fondazione di gestione che, dotata di rappresentanti comunali, cantonali e del settore turistico, sappia assicurare una tutela coordinata del sito e conforme alle normative del patrimonio UNESCO, del quale il complesso medievale fa parte. Un processo, questo, che i commissari della Gestione invitano ad attuare in maniera celere, «con trasparenza» e «secondo criteri di valorizzazione delle competenze».

Coordinazione, però, non deve far rima con snaturamento. Ricordando anche le polemiche passate sull’adozione del termine di «Fortezza» al posto di «Castello», l’organo comunale ha sottolineato come di fronte alla comprensibile necessità di «considerare il sistema difensivo nel suo insieme», vada evitata una «perdita di leggibilità delle specificità storiche, funzionali e simboliche dei singoli edifici». Fortezza, sì, «quale concetto interpretativo e gestionale», purché le identità di Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro sopravvivano in «tutti gli ambiti», dalla comunicazione al pubblico, ai rapporti con le istituzioni, fino alla redazione di documenti ufficiali e materiali divulgativi.

La Commissione ha inoltre lanciato lo sguardo al di là della mera dimensione urbana, evidenziando come accanto al perimetro UNESCO esistano altri manufatti di interesse storico, come le opere difensive ottocentesche di Sementina o la Ca’ Forte di Claro: strutture che si trovano in condizioni precarie o di vero e proprio abbandono, ma che «rappresentano una continuità storica, geografica e simbolica con il sistema dei castelli» e che quindi, «nel medio-lungo termine», dovrebbero essere integrate in una visione complessiva del patrimonio fortificato.

Il seguito

«Scommessa politica» per il futuro della Città e dell’intero Cantone, il progetto, si augura la Gestione, saprà contribuire a rafforzare la coesione territoriale dell’intero Ticino, «evitando logiche di competizione tra i diversi poli culturali». Firmato con riserva da parte di Brenno Martignoni Polti (Avanti con Ticino&Lavoro – Più Donne – IL NOCE) e da Lorenza Röhrenbach (Verdi – FA – Indipendenti), il rapporto, con l’invito all’approvazione dei crediti per le prime due fasi, sbarcherà in Consiglio comunale nella seduta che si aprirà il prossimo 9 marzo.

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