Lugano

Lugano resta ancora sicura, ma preoccupano i giovani con il coltello in tasca

Le statistiche premiano la città per l’undicesimo anno di fila – Tre le minacce principali: l’estremismo politico, la violenza dello sport così come la criminalità organizzata – Roberto Torrente: «C’è nervosismo nel sottobosco luganese»
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
11.05.2026 16:22

Sì, Lugano è la città più sicura della Svizzera. Lo è per l’undicesimo anno di fila, d’altronde le statistiche parlano chiaro: in riva al Ceresio avvengono poco meno di 35 reati ogni mille abitanti. Decisamente meno dei 42,5 di San Gallo e dei quasi 45 di Winterthur. Ma al di là delle cifre, oggettive, c’è un’altra componente, quella soggettiva, che varia da persona a persona ma gioca comunque un ruolo importante. E in questo senso, la Polizia di Lugano è consapevole dell’importanza di ciò che vivono e pensano i cittadini. Anche perché, ha sottolineato il comandante Roberto Torrente durante la presentazione del rapporto di attività 2025, i dati forniscono un’immagine in chiaroscuro. Certo, Lugano detiene dal 2015 il primato di città più sicura della Confederazione, ma «gli indicatori più sensibili sono in crescita: in tutta la Svizzera sta calando il volume dei reati, ma a fronte di un aumento della loro gravità». Un esempio su tutti, gli omicidi, passati dai 45 del 2024 ai 55 del 2025. In riva al Ceresio, i reati sono aumentati del 2,2% e a preoccupare è la violenza occasionale nelle aree della movida e negli spazi pubblici. «C’è nervosismo nel sottobosco di Lugano», ha detto Torrente. Se da un lato i reati contro il patrimonio, i furti con scasso e le truffe agli anziani sono ben gestiti dalle forze dell’ordine, dall’altro aumentano quelli violenti, in particolare commessi fra le mura di casa o da giovani, spesso con armi bianche. Un aspetto, quello dei giovani con in tasca il coltello, che preoccupa: «Occorre agire in maniera radicale con la Magistratura», ha detto il comandante..

Destra e sinistra

La Città, ha spiegato Torrente (per lui questa è stata l’ultima conferenza stampa di bilancio: da settembre gli subentrerà Federico Chiesa), ha individuato tre minacce strategiche: l’estremismo politico, la violenza dello sport e la criminalità organizzata. Il primo è un aspetto con cui la città si è trovata confrontata in particolare negli ultimi mesi, con manifestazioni e contromanifestazioni a sfondo politico (e relative polemiche). «L’estremismo di sinistra è caratterizzato da danneggiamenti e blocco di infrastrutture, quello di destra da radicalizzazione e invito alla violenza. E la rete – ha avvertito il comandante della Polizia – tocca anche i minorenni». Per quanto riguarda la violenza nello sport, Torrente ha messo in chiaro che «vanno applicati tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Basta pacche sulle spalle, se una persona esagera è giusto che si presenti in Polizia in occasione delle partite». D’altronde, come evidenziato dal vicecomandante Mauro Maggiulli, le ore prestate per il servizio d’ordine per manifestazioni sono state ben 7.650, un aumento di oltre il 26 percento rispetto al 2024. Parliamo di 935 agenti che sono stati «tolti da altre attività operative».

Un cortocircuito

Dal canto suo, la capodicastero Sicurezza, Karin Valenzano Rossi, ha ribadito che «ogni episodio di violenza è uno di troppo» ma che «non è solo la presenza della Polizia che può fare da deterrente». La municipale luganese chiama in causa anche la Cantonale e la Magistratura: «All’intervento della Polizia sul territorio deve esserci un seguito (un’inchiesta, ndr). A questo proposito, ricordiamo che il Municipio di Lugano sta valutando se sporgere denuncia penale per i fatti dello scorso Primo maggio in pensilina a Lugano, in particolare se dovessero emergere possibili reati non perseguibili d’ufficio. I possibili assi di intervento della Città sono invece il potenziamento della copertura di quartiere, dei progetti «Disagio giovanile» e «Violenza domestica» così come quello della videosorveglianza (la Città sta verificando con degli esperti se la sua rete è conforme alle nuove normative), anche alla luce della nuova Legge sulla polizia. «Qualche volta c’è però un cortocircuito tra le esigenze dei cittadini e della Polizia e le scelte della politica. Penso alla videosorveglianza, che una narrativa politica chiede di spegnere...».

«Non è un punto di arrivo»

Tornando all’assunto iniziale e al tema della sicurezza reale o percepita, «Lugano resta una città sicura. E non è un caso – ha detto il comandante della PolCom –. È un risultato raggiunto grazie alla collaborazione decennale che abbiamo con la Polizia cantonale e a un sistema che funziona e va preservato ma che allo stesso tempo deve evolvere. Questi dati non sono un punto di arrivo». A Lugano, ha concluso Valenzano Rossi, «vediamo arrivare episodi che avvengono già a Milano o a Zurigo». Per contrastarli, occorre restare al passo con i tempi.

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