Lugano

Manifestazioni in città, interpellata anche la fedpol

Il Municipio non ha ancora deciso se preavvisare favorevolmente la «marcia per la patria e la remigrazione» – Interpellate la Cantonale e la Polizia federale – Da valutare i possibili rischi, connessi in particolare alle contromanifestazioni
© Keystone/Alessandro della Valle
Nico Nonella
06.02.2026 06:00

Era attesa per ieri, ma la decisione del Municipio sulla «marcia per la patria e la remigrazione» organizzata per il 21 febbraio dal Fronte nazionale elvetico verrà presa con ogni probabilità la prossima settimana. L’Esecutivo di Lugano, come appurato dal Corriere del Ticino, vuole svolgere degli approfondimenti con la Polizia cantonale e la Polizia federale (fedpol) prima di decidere se concedere o meno il nullaosta alla manifestazione.

Alla marcia prenderanno infatti parte anche due organizzazioni provenienti presumibilmente da Oltralpe: l’Active Club Helvetia e Schweizer Nationalisten. Ma non solo: è già stata indetta una contromanifestazione da parte di SOA Il Molino, Collettivo Scintilla, Extinction Rebellion Ticino, Collettivo R-Esistiamo e altri. Prima di preavvisare favorevolmente la manifestazione, il Municipio vuole in sostanza capire con chi le forze dell’ordine incaricate di gestire il dispositivo di sicurezza potrebbero trovarsi confrontate. Il timore è che vi possano prendere parte gruppi provenienti dall’Italia o dalla Svizzera interna. Di qui gli approfondimenti con la Polcantonale e fedpol.

«Bisogna prima capire quali tipi di rischi sono connessi, in particolare anche legati alle contromanifestazioni annunciate sui vari canali ma per le quali non è stata chiesta alcuna autorizzazione», conferma la municipale capodicastero Sicurezza e spazi urbani di Lugano, Karin Valenzano Rossi.

Negli ultimi mesi, da inizio ottobre, si sono susseguite svariate manifestazioni, non autorizzate, a cui il Fronte nazionale elvetico ha voluto replicare. C’è il timore che la città diventi teatro di provocazioni reciproche? «Lugano è il centro urbano del Cantone che ha maggiore visibilità, da qui la scelta per manifestare», è la lettura di Valenzano Rossi. «Più visibilità

, più disagi e quindi più eco. Non mi fa affatto piacere ma comprendo che questa è la logica. Purtroppo la piazza è sempre più strumentalizzata e il risultato è che si svuotano di significato i temi e si esasperano i cittadini. L’impressione è che ogni tema sia buono per esprimere dissenso. Questo penso sia il vero segnale da cogliere: un crescente disagio e rabbia da esprimere. Poco importa il contenuto».

L’appello dell’MpS

Nella giornata di mercoledì, lo ricordiamo, l’MpS si è opposto alla manifestazione in quanto «le posizioni dei gruppi partecipanti sono «politicamente inaccettabili» e «incitano pubblicamente all’odio e alla discriminazione». Il movimento ha dunque invitato tutti «coloro che rifiutano le idee xenofobe, razziste e neofasciste a esprimere pubblicamente la propria opposizione e, qualora la manifestazione dovesse comunque aver luogo, a essere pronti a mobilitarsi per contestarla in modo determinato e responsabile». Dal canto suo, sul proprio canale Telegram, il Fronte nazionale elvetico ha ribadito l’intenzione di manifestare e ha affermato di non voler «scendere in piazza a portare fascismo o tantomeno nazismo. Siamo lì perché siamo stanchi di questa dittatura rossa e di vedere i nostri valori perdersi così».

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