Giustizia

Massacrato per un debito di droga: condanne confermate

Il Tribunale federale ha respinto i ricorsi di tre dei sei componenti del branco che il 10 dicembre 2020 e il 28 gennaio 2021 sequestrarono e infierirono su un giovane del Mendrisiotto – In Appello, due anni fa, le pene inflitte in primo grado erano state inasprite
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Nico Nonella
06.02.2025 13:15

Condanne confermate per gli autori delle brutali spedizioni punitive – con sullo sfondo un debito di droga non pagato – andate in scena il 10 dicembre 2020 e il 28 gennaio 2021 ai danni di un ragazzo appena maggiorenne del Mendrisiotto. Il Tribunale federale (TF)ha scritto la parola fine a questa vicenda giudiziaria dai contorni agghiaccianti, respingendo i ricorsi di tre dei sei membri del branco, le cui condanne in primo grado erano state inasprite dalla Corte di appello e revisione penale nel maggio di due anni fa.

Pene inasprite dalla CARP

Nei confronti del capobranco, un 36.enne colombiano considerato la mente e il mandante spedizione – e che vantava il credito di droga di 7 mila franchi all’origine dei pestaggi – è stata confermata la condanna per tentato omicidio intenzionale, ripetuto sequestro di persona e rapimento aggravato, commesso in correità con gli altri imputati a 8 anni di carcere oltre all’espulsione dalla Svizzera per 10 anni (in primo grado, la Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta gli aveva inflitto 6 anni e 4 mesi). La Prima Corte di diritto penale del TF, presieduta dal giudice Giuseppe Muschietti, ha stabilito che l’imputato, difeso dall’avvocato Samuele Scarpelli, ha tentato di uccidere intenzionalmente, con dolo eventuale, la vittima, colpendola con un numero imprecisato di calci alla testa e sprangate.

Con sentenza del 14 gennaio scorso, il TF ha pure ritenuto corretti i 6 anni e mezzo di carcere inflitti a un 30.enne italiano, difeso dall’avvocato Yasar Ravi, ritenuto il braccio destro del capobranco e riconosciuto colpevole di tentato omicidio intenzionale, ripetuto sequestro di persona e rapimento aggravato, ripetute tentate lesioni gravi e coazione. In primo grado, lo ricordiamo, era stato condannato a 4 anni e 8 mesi. Infine, i giudici federali hanno confermato anche la pena inflitta a un 24.enne serbo, rappresentato dall’avvocato Sabrina Aldi, il quale aveva preso parte unicamente alla seconda spedizione punitiva: per lui 6 anni e 9 mesi (5 anni in primo grado) per tentato omicidio intenzionale, sequestro di persona e rapimento aggravato e coazione.

Gli altri componenti del branco sono invece un 24.enne rumeno – difeso dall’avvocato Stefano Camponovo, condannato a 5 anni e che aveva impugnato la sentenza di primo grado chiedendo (invano) l’annullamento dell’espulsione – e due altri imputati – un 25.enne e un 24.enne del Luganese, condannati a 4 anni e mezzo e, rispettivamente, 3 anni per tentate lesioni gravi ripetute, coazione e omissione di soccorso.

Che cosa era successo

La prima spedizione punitiva risale alle prime ore del 10 dicembre 2020: attorno a mezzanotte e mezza, la vittima era stata prelevata in automobile nei pressi del cimitero di Massagno e sequestrata per quasi 4 ore. Oltre a numerose percosse e maltrattamenti, la vittima era stata trasportata sul tetto dell’automobile guidata dal 30.enne per una distanza di 900 metri a una velocità di 50 km/h durante la quale venivano alzati ed abbassati i finestrini anteriori del veicolo a cui era aggrappata, facendole perdere la presa.

La seconda è invece avvenuta il 29 gennaio 2021. Quel giorno tre degli imputati lo avevano nuovamente portato in Leventina: qui era stato colpito con una spranga di ferro e un booster elettrico. La vittima era inoltre stata cosparsa con del carburante e minacciata con la fiamma di un accendino. I tre aggressori avevano chiamato altri due imputati dandosi appuntamento a Cadempino, sempre in un luogo discosto, per dare il via a un nuovo pestaggio.

Anche l’accusa aveva ricorso

Il processo di primo grado si era chiuso il 24 febbraio 2022. In Appello si era arrivati il 16 maggio 2023 dopo i ricorsi della procuratrice pubblica Valentina Tuoni, titolare dell’inchiesta, e di tre imputati che contestavano l’accusa di tentato omicidio.

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