Quasi nessuno sconto per i Pink Panther

«Sono una vera e propria banda criminale senza scrupoli». La Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (e composta a latere da Luca Zorzi ed Emilie Mordasini così come dagli assessori giurati) ha confermato l'impianto accusatorio del procuratore pubblico Simone Barca nei confronti dei sette autori, quattro materiali e tre correi, della rapina alla gioielleria Taleda del 2 luglio 2024. Pesanti le condanne inflitte: si va dai 28 mesi per una correa che aveva avuto un ruolo tutto sommato marginale ai 14 anni inflitti al capobanda, il quale è stato riconosciuto colpevole pure di tentato assassinio.
Giudici e giurati hanno riconosciuto l'aggravante dell'aver agito come una vera e propria banda organizzata, cosa che le difese avevano tentato di contestare. «Anche se a geometria variabile, il gruppo può essere considerata una banda per la pianificazione minuziosa e la modalità di esecuzione audace e temeraria dimostrati e per l'utilizzo di armi da fuoco. Il capo - ha aggiunto il giudice - è chiaramente un membro dei Pink Panther, e questo era già emerso in occasione della sua precedente condanna nel canton Vaud».
Quanto all'accusa di tentato assassinio, la Corte ha rimarcato che «secondo la perizia agli atti, il 50.enne ha verosimilmente provato a sparare» con la pistola che aveva puntato alla testa di uno degli agenti di Polizia che erano intervenuti sventando il colpo. «Per lui era chiaro che l'agente non se ne sarebbe andato; già un altro imputato gli aveva puntato contro un'arma. Con agghiacciante freddezza ha continuato ad arraffare il bottino e voleva fuggire a tutti i costi, mostrando un estremo disprezzo per la vita umana».
Non solo il colpo in Ticino
Alla sbarra, lo ricordiamo, c'erano un 50.enne serbo, il capobanda, un 37.enne serbo, un 48.enne croato oltre a un 36.enne serbo - e i tre presunti correi che avrebbero aiutato nella logistica: un 51.enne cittadino austriaco, un 34.enne e una 30.enne albanesi. Ma non è tutto: il 37.enne ha ammesso di aver derubato una gioielleria a Ginevra il 16 marzo 2023 mentre il 48.enne, che invece nega, avrebbe colpito una gioielleria a Montreux il 7 dicembre 2023 (la Corte lo ha riconosciuto colpevole anche di questa rapina). Diverse, a vario titolo, le accuse formulate dal procuratore pubblico Simone Barca nei confronti dei sette: rapina aggravata, tentato assassinio, danneggiamento aggravato, esposizione a pericolo della vita altrui, violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari e infrazione alla Legge federale sulle armi. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Elisa Lurati, Flavia Marone, Matteo Genovini, Stefano Stillitano, Pascal Cattaneo, Marco Morelli e Paride De Stefani.
Pesanti, come detto, le condanne inflitte dalla Corte. Il capobanda, il 50.enne serbo, dovrà 14 anni di carcere e nei suoi confronti è stata pronunciata l'espulsione a vita; al 37.enne serbo sono stati inflitti 8 anni di carcere e 12 di espulsione; al 48.enne croato 9 anni e 12 di espulsione; al 36.enne serbo 6 anni 10 di espulsione. Gli altri tre membri del gruppo hanno ottenuto sensibili sconti di pena rispetto alle richieste dell'accusa: sono stati inflitti 5 anni di carcere al 51.enne austriaco; 4 anni e 8 mesi per il 34.enne albanese e 28 mesi (14 da espiare) per la 30.enne albanese. Tutti e tre sono stati espulsi.
Sensibilmente ridotte rispetto alle richieste dell'accusa le pene gli ultimi tre imputati, i quali avevano fornito un supporto logistico e il cui coinvolgimento nel colpo «è dimostrato inequivocabilmente dagli atti». E questo nonostante il tentativo di ridimensionare il loro ruolo, come aveva ad esempio fatto il 51.enne austriaco - il quale aveva ospitato la banda a casa sua in Austria e partecipato ai preparativi -, le cui dichiarazioni «hanno rasentato il ridicolo». Stesso discorso per il 34.enne albanese, che ha avuto un ruolo organizzativo e logistico. Differente la posizione della 30.enne, ritenuta complice e non correa: «Ha funto solo da autista. Sapeva però del piano, perlomeno dalla sera prima del colpo, quando si trovava a Malnate in compagnia del gruppo. Ha però ampiamente collaborato».




