Il caso

Quelle frecciatine a Davide (e pure a Golia)

Futura Zona per attività lavorative di Cadenazzo: il Municipio chiede al Governo di sollecitare Gambarogno a garantire un secondo accesso all’area - Mentre dal Cantone si auspica una soluzione per la ribonifica del Piano di Magadino
© CdT/Gabriele Putzu
Alan Del Don
15.09.2026 06:00

Con tatto, certo, perché la diplomazia fra le istituzioni è oramai rimasta l’unico strumento per assicurare la stabilità e sperare di risolvere i problemi. Il Municipio di Cadenazzo non le manda a dire sia ai colleghi di Gambarogno sia al livello superiore, ossia al Cantone. Lo fa nelle risposte alle sei osservazioni giunte nell’ambito della variante di Piano regolatore della Zona per attività lavorative (Zal). Un comparto grande come quasi 60 campi di calcio - ben 422 mila metri quadrati - che sostituirà l’area industriale e quella artigianale situate a nord della linea ferroviaria, dove sono presenti pure delle abitazioni.

Si punta a riqualificare gli insediamenti. Dopo la consultazione dello scorso inverno, il messaggio approderà lunedì 12 ottobre sui banchi del Consiglio comunale. Il sì appare scontato; qualora fosse davvero così, si procederebbe alla pubblicazione della variante per trenta giorni (con possibilità di inoltrare ricorso al Consiglio di Stato) e alla trasmissione degli atti allo stesso Governo per l’approvazione.

Quel sottopasso «conteso»

Dicevamo delle frecciatine. Vediamole. La prima è rivolta all’Esecutivo di Gambarogno. «Per quel che concerne la disponibilità di un secondo accesso alla zona, lo stesso sarebbe possibile solo coinvolgendo l’adiacente Comune di Gambarogno (Contone). I relativi contatti sono stati finora negativi e infruttuosi. Solo il Cantone potrebbe esigere questo tipo di collaborazione», puntualizza il consesso guidato dal sindaco Marco Bertoli rispondendo ad una ditta. Azienda che faceva notare che l’accesso per i camion alla zona industriale è possibile solo da via Al Pian a Cadenazzo, auspicando l’individuazione di alternative «nell’ottica della sicurezza».

Da questo punto di vista si domanda se il sottopasso alla Monda, in territorio di Gambarogno, potrà essere utilizzato dai TIR in caso di emergenza. Il Municipio rileva che il sottopassaggio darà infatti «accesso anche alla stazione di carico ferroviario del sistema Cargo» e, dunque, «non si vede come in caso di bisogno» l’infrastruttura non possa essere utilizzata pure per la Zal. Considerando che «oggi la stazione Cargo è servita attraverso via Industrie a Cadenazzo. A questo scopo verrà reiterato l’invito al Cantone affinché si faccia parte attiva per il coordinamento» tra i Comuni.

«Il ponte non preoccupa»

L’unico accesso, dunque, al momento, è quello dal ponte FFS situato a nord del comparto. Un manufatto che è finito sotto i riflettori della ditta relativamente al suo stato. L’Esecutivo rassicura, spiegando che le condizioni del collegamento non preoccupano: «E anche se dovessero essere prese delle misure di risanamento, l’accessibilità ai fondi dovrà essere assicurata, se del caso con misure provvisorie». Secondo il Municipio è «nel pubblico interesse di porre le basi per la realizzazione progressiva di una rete stradale moderna e confacente con le attività esistenti e prevedibili» dell’ampia superficie. Dove, abbiamo anticipato il 18 novembre, ci sarà spazio per l’amministrazione, la formazione, la logistica, la ricerca, la ristorazione e gli sport al coperto (1.400 metri quadrati al massimo).

Verso la valorizzazione

«A sud della linea ferroviaria la presente variante considera anche una zona posta in posizione assai favorevole per una valorizzazione mediante cambiamento di destinazione, accogliendo così, con lungimiranza, le spinte di sviluppo economico che l’apertura della galleria ferroviaria del Monte Ceneri e la realizzazione della bretella verso Locarno hanno già comportato e il collegamento autostradale A2-A13 comporterà», si precisa nel rapporto di pianificazione. Il biotopo verrà «traslato» di alcune centinaia di metri, verso ovest, accanto al canale, così da consentire lo spostamento degli anfibi. Infine ecco il Centro per la lavorazione e il riciclaggio degli inerti per il Locarnese (su un’area di 28 mila metri quadri) e la passerella che collegherà la stazione FFS al Parco del Piano di Magadino.

«Oltre 20 anni di studi»

L’altra stoccata, la seconda, è indirizzata al Cantone. E riguarda il pericolo di esondazione e lo smaltimento delle acque in generale, sollevati da un’altra azienda che ha trasmesso l’osservazione. Il consesso precisa che, in merito all’eventuale rischio, si attende - dopo oltre 20 anni di studi - dai preposti uffici cantonali una proposta di «soluzione globale per la ribonifica del Piano di Magadino». Nel frattempo in virtù della pianificazione per la Zal sono state ribadite «con migliorie sostanziali le misure locali già in vigore», concludono il sindaco Marco Bertoli e i colleghi.

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