Lugano

Tra Città e Cantone l’intesa è lontana: «Ditemi voi chi vuole rapinare chi...»

Il consigliere di Stato Claudio Zali risponde al sindaco Michele Foletti: «La Città ha pagato 11 milioni il terreno ex PTT e intende rivenderlo a oltre 50» – Rivelato un altro dettaglio della riorganizzazione del Terzo potere dello Stato: una parte di Palazzo di Giustizia verrà demolita e ricostruita
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
10.02.2026 06:00

«Lugano ha pagato quel terreno 11 milioni e intende rivenderlo a oltre 50. Ditemi voi chi vuole rapinare chi…». Non ci sta, il consigliere di Stato Claudio Zali. E respinge al mittente le critiche mosse da Lugano, e in particolare dal sindaco Michele Foletti, intervistato su queste colonne.

Il terreno di scontro, è proprio il caso di dirlo, è l’ex PTT di Viganello, per il quale il responsabile politico della Giustizia ha fatto pervenire al Municipio un’offerta di 15,7 milioni di franchi. Troppo pochi per la Città, che lo valuta una cinquantina di milioni dopo averlo acquistato, tra il 2006 e il 2011, per 11 milioni, ai quali se ne sono aggiunti altri 6 per alcuni interventi. «Capisco l’esigenza di contenere le spese, ma non si possono rapinare i Comuni dei propri terreni per le esigenze del Cantone», aveva detto il sindaco al Corriere del Ticino.

Parole alle quali Zali ha replicato: «Invito a moderare i toni del dialogo. Certi termini possono forse compiacere l’elettorato, ma non devono trovare spazio nei rapporti istituzionali», premette il consigliere di Stato. Il quale poi chiarisce: «Noi abbiamo fatto un’offerta, sostenuta da una perizia; commissionata da noi ma svolta da uno studio specializzato nelle stime immobiliari».

Il j’accuse luganese viene dunque respinto al mittente. «Pensavo che la Città puntasse sulle criptovalute per fare soldi, ma vige ancora la speculazione edilizia», prosegue Zali. «Se il valore di quel terreno si è quintuplicato in 15 anni allora abbiamo un serio problema…». Il direttore del DT mette poi in chiaro un aspetto importante: «Viganello non è l’unica soluzione. La Città non si lamenti se molti posti di lavoro, a oggi in affitto, si dovessero spostare da Lugano». Quanto alle trattative, l’auspicio è che si possa tornare al tavolo per parlarne ma, rimarca il consigliere di Stato, «se la valutazione di Lugano resta 50 milioni, allora siamo molto lontani e cercheremo altrove». Per trovare un possibile punto d’incontro, si sta valutando una perizia “terza”, capace, si spera, di chiarire quale delle due valutazioni sia quella più realistica. A “ballare” sono pur sempre 40 milioni.

La riorganizzazione

Tornando invece alla riorganizzazione della Giustizia, annunciata nel 2024 dopo la bocciatura in votazione popolare dell’acquisto dello stabile EFG a Lugano, Zali fa una premessa importante: «A Lugano, il Cantone paga oltre due milioni di franchi di affitto all’anno. Abbiamo ritenuto corretto acquistare i terreni da partner istituzionali e non privati, anche per evitare di essere accusati di voler favorire qualcuno. La Giustizia – prosegue Zali – ha problemi di spazi e vogliamo poter costruire anche con una visione strategica, in modo da garantirci una riserva (il Ministero pubblico, per esempio, nei prossimi mesi verrà rinforzato con un procuratore pubblico, e quattro sostituti procuratori, ndr)».

A Viganello dovrebbero trasferirsi i giudici penali e civili durante i lavori di ristrutturazione del Palazzo di Giustizia; lavori che prevedono anche la demolizione del lato a “L” tra via Bossi e via Pretorio, e una nuova edificazione. Al termine dell’intervento, i giudici torneranno in via Pretorio e Viganello ospiterà l’amministrazione. Quanto al Ministero pubblico e alla Polizia cantonale, la loro sede futura sarà a Bioggio. Zali ribadisce che si tratta di una zona strategica, a ridosso della fermata del tram-treno di Cavezzolo. Il Municipio malcantonese non ha ancora risposto ufficialmente, ma «mi è sembrato sensibile al tema. D’altronde, dalla pensilina a Bioggio ci vorranno 5 minuti in tram: ci vuole più tempo per arrivare a Viganello», rimarca Zali.

Alla domanda se non ritiene che le critiche di Lugano siano anche dettate dal timore di perdere la Giustizia, alla luce proprio dello spostamento della Magistratura inquirente e della Polizia cantonale, Zali risponde netto: «Il nucleo della Giustizia resterà a Lugano, a Palazzo di Giustizia, che verrà appunto ristrutturato. Come detto, vogliamo far fronte alla mancanza di spazi con una visione strategica. E di spazio, per costruire ulteriormente in centro città, non ce n’è molto».

Toccherà ora a Municipio e Cantone trovare un punto d’incontro. D’altronde, la “politica estera” – che Lugano è tornata a esercitare nei mesi scorsi, soprattutto in tema di finanze – è fatta di negoziati.

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