«Vogliamo essere un polo dell'audiovisivo e la strada imboccata è quella giusta»

Concerti e Festival caratterizzano le estati locarnesi. La Città ambisce però a sviluppare sull’arco dell’intero anno queste sue peculiarità diventando polo dell’audiovisivo. Di questo obiettivo abbiamo parlato con il sindaco Nicola Pini in vista della serata Forum che il CdT organizza il 9 giugno all’albergo Belvedere.
Cosa manca a Locarno per diventare a tutti gli effetti polo dell’audiovisivo?
«Credo che la domanda giusta non sia cosa manca, ma come valorizzare meglio il grande potenziale che c’è. Un potenziale che nasce insieme al Festival del film e che nel 2017 si è ulteriormente rafforzato con l’inaugurazione del PalaCinema. Lo studio che abbiamo commissionato al Zurich Center for Creative Economy ha confermato che siamo sulla strada giusta: l’asse dell’audiovisivo, individuato come strategico anche dalla Commissione municipale economia, consentirà alla Città di promuovere uno sviluppo non solo culturale, intellettuale ed emozionale, ma anche sociale, economico e, aggiungerei, territoriale. Non a caso nel Programma d’azione comunale, che è uno strumento pianificatorio, è stato identificato il concetto di “via del Pardo” quale caratterizzazione urbanistica forte. L’obiettivo è quello di creare un campus dell’audiovisivo a livello di formazione terziaria nel futuro quartiere ex Gas-Macello, in un progetto condiviso con USI e SUPSI. Ciò si inserisce anche nella candidatura che abbiamo inoltrato quale Città creativa dell’Unesco per il cinema».
Oltre a questa candidatura, vi è anche quella inoltrata congiuntamente a Lugano e Mendrisio, a Capitale culturale della Svizzera 2030. Quali vantaggi concreti, oltre alla visibilità, potrebbe portare l’ottenimento di questi riconoscimenti?
«Sono due candidature diverse, ma convergenti in alcuni punti e progetti grazie ai quali valorizzare sempre più Locarno come polo della cultura e, ribadisco, dell’audiovisivo. Il riconoscimento internazionale di Città creativa dell’Unesco consentirebbe ai nostri operatori culturali - sia istituzionali, sia indipendenti - e alle attività socio-economiche, di ottenere visibilità e opportunità concrete. La corsa insieme a Lugano e Mendrisio per diventare capitale culturale svizzera nel 2030 rafforza le nostre specificità in questo ambito. Specificità che riguardano non solo la Città di Locarno, ma l’intera regione. L’aspetto principale di questa candidatura è inoltre la possibilità di sviluppare un discorso comune sul piano cantonale. Al di là dell’ottenimento di questo riconoscimento, già il processo che stiamo intraprendendo è positivo. Ci permette di ragionare insieme, di integrare le nostre offerte in un’ottica della Città Ticino. Con la bretella ferroviaria del Ceneri, ci siamo avvicinati fisicamente a Lugano e a Mendrisio. Ora avviciniamoci anche in ambito culturale».
La mancanza di un collegamento alla rete autostradale nazionale potrebbe essere penalizzante in quest’ottica?
«È un collegamento di cui abbiamo assoluto bisogno e non demordiamo. Ci siamo forse felicitati un po’ troppo del fatto che un’analisi tecnica abbia concluso che quello dell’A2-A13 è necessario e urgente. Ora il Consiglio federale sembra aver tirato il freno a mano e quindi bisognerà farsi sentire a livello politico affinché il collegamento autostradale venga realizzato con l’orizzonte temporale previsto del 2045, senza però entrare in conflitto con il potenziamento dell’A2 tra Lugano e Mendrisio».
È recentissima la decisione del Municipio di concedere alla MSF Moon and Stars Festivals SA l’uso del suolo pubblico in piazza Grande e Largo Zorzi per l’organizzazione dei concerti estivi. Non temete che il ricorso ancora pendente al Tram possa di nuovo scombinare le carte?
«La decisione andava presa per permettere l’organizzazione di concerti di qualità nel 2028, che in ambito musicale è… domani. Inoltre, la sentenza dell’autorità cantonale è stata chiara: il pubblico concorso non è la sede per rimettere in discussione la destinazione pianificatoria di Piazza Grande o le condizioni della licenza edilizia del ricorrente. Al quale comunque, nel limite del possibile, siamo sempre andati incontro e ancora lo faremo. Ad ogni modo, nella decisione abbiamo inserito un punto che tutela la Città rispetto alla decisione del Tram su questo nuovo ricorso».
Il Locarno Film Festival sta pensando di riorganizzare le proprie infrastrutture. In che modo pensa di contribuire la Città?
«La Città vuole e deve essere coinvolta. Occorre prestare maggiore attenzione alle strutture temporanee e non limitarsi a delegare questo aspetto ai promotori privati. Con questi ultimi stiamo dunque intensificando il dialogo. È un tema di estetica e qualità, ma anche di sicurezza, accessibilità, montaggio/smontaggio e riduzione dei disagi alla popolazione. Al di là delle strutture temporanee, stiamo attuando importanti investimenti che miglioreranno non solo l’accoglienza in Città, ma anche le infrastrutture tecniche e logistiche per ospitare gli eventi. Mi riferisco alla Nouvelle Belle Époque, progetto che propone la riqualifica del centro urbano dal Palacinema fino al Lago e che tiene naturalmente conto dei grandi eventi che si svolgono in piazza Grande. È inoltre di qualche giorno fa la presentazione del messaggio con la richiesta del credito per i nuovi contenuti della Rotonda».
E riguardo all’anticipo a luglio della kermesse ritiene che questa sia una scelta positiva?
«Su un leggero anticipo si può senz’altro lavorare, ma implica un lavoro anche sulle strutture e sull’organizzazione stessa del Festival, così come sulle abitudini di chi lo finanzia e soprattutto di chi lo anima e frequenta, non indifferente e non così scontato».



