Argentina-Svizzera 3-1: fuori ai quarti, ma le piazze hanno vinto lo stesso

C'è chi, tornando a casa, si è fermato a mangiare qualcosa. Chi, invece, è rimasto in piazza. Dando fondo all'ultima birra, oramai calda e sgasata. Chi, ancora, si è messo a pensare e ripensare alle azioni della partita. Il gol di Ndoye, il rosso a Embolo, i supplementari, quella parabola incredibile di Alvarez, il 3-1 con l'intera Svizzera, intesa come nazione e non solo come nazionale, presa in contropiede mentre tentava disperatamente di riacciuffare l'Argentina.
In quanti, al fischio finale, avranno pensato: maledetta Albiceleste, ancora tu. Ripescando con la mente i tormenti di Brasile 2014, con l'ottavo maledetto di San Paolo. Kansas City, per dirla con il collega Massimo Solari, fa male. Anzi, malissimo. Eppure, tornando a casa dopo una notte di lavoro e passione vissuta negli studi di Radio 3i e TeleTicino a Melide, incrociando proprio i tanti, tantissimi tifosi che hanno animato i maxischermi ci è parso di vedere qualcosa. Qualcosa che, sarà retorica, ma così è se vi pare, andava oltre il risultato. Il Mondiale 2026 è già passato alla storia come il miglior torneo di sempre per i rossocrociati. Su questo, non ci piove. Passerà, tuttavia, alla storia anche per la risposta, intensa, immensa, per certi versi inspiegabile, del pubblico. Della gente, insomma. Una febbre salita piano piano, di partita in partita, come quel coro dei norvegesi che, con il passare dei colpi di tamburo, diventa sempre più forte e potente. Fino a esplodere in un urlo collettivo e liberatorio.
È mancato l'acuto, complice evidentemente quell'espulsione, ma è stato bello, anzi bellissimo immergersi in questa atmosfera di festa e di vita, in questa Coppa del Mondo della quale, al netto delle polemiche e delle storture, serberemo a prescindere un ricordo meraviglioso. Il Ticino ha risposto presente, a orari impensabili, sia pensando al sedicesimo contro l'Algeria sia, soprattutto, a questo quarto di finale giocatosi in piena notte. Guardando l'alba, un'alba ahinoi con colori più sfumati rispetto al rosso intenso della nostra maglietta, abbiamo sorriso. Grati per questa avventura. Grati, di nuovo, per aver vibrato assieme a questa squadra. Sarà retorica, dicevamo, ma niente ci toglierà dalla testa questa mezza verità: per quanto amara e, sportivamente parlando, dolorosa, la sconfitta al cospetto dei campioni del mondo dice tanto di noi, con «noi» inteso come svizzeri. Uniti, solidali, capaci di far fronte alle avversità e alle sfortune, dignitosi sempre e comunque, composti ancorché pieni di passione. E nel vedere le piazze piene, beh, viene quasi da dire che abbiamo comunque vinto noi.
Scegli il miglior giocatore di ogni partita e vinci fantastici premi ogni giorno. Partecipa ora al gioco dei mondiali del Corriere del Ticino!


