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Editoriale

Cassa malati: si consuma tanto, è arrivato il conto

Il Ticino è ormai un caso: con 501 franchi pro-capite, detiene il primato nazionale a livello di premi medi mensili su tutte le classi di età, mentre è secondo dietro a Ginevra per adulti e giovani
Giovanni Galli
24.09.2025 06:00

Facendo due conti, l’anno prossimo una famiglia ticinese di quattro persone (due adulti e due bambini) dovrà pagare 1.156 franchi in più per l’assicurazione malattia di base. Un importo che fa il paio con il rincaro di 1.500 franchi di quest’anno e con quelli simili del 2024 e del 2023. La quarta stangata consecutiva sui premi di cassa malati si farà sentire sui bilanci delle  economie domestiche, specialmente quelle del ceto medio, che non ricevono sussidi o che ne hanno diritto solo in misura limitata.

E potrebbe farsi sentire anche nelle urne domenica, quando si voterà sulle iniziative del PS e della Lega; la prima prevede un forte aumento dei sussidi in modo che l’onere assicurativo non superi il 10% del reddito disponibile, la seconda la defiscalizzazione integrale dei premi. Due ricette in concorrenza l’una con l’altra, ma che l’esasperazione per i continui aumenti dei premi potrebbe anche favorire senza distinzioni, con un impatto stimato sui conti pubblici (e indirettamente sui contribuenti) di 400 milioni di franchi. In queste circostanze, la votazione popolare sarà un test doppiamente importante, seguito con attenzione anche oltre San Gottardo. Il Ticino è ormai un caso. Con 501 franchi pro-capite, detiene il primato nazionale a livello di premi medi mensili su tutte le classi di età (incluse le franchigie opzionali e i modelli), mentre è secondo dietro a Ginevra per adulti e giovani.

Il rincaro del 7,1%, il più alto di tutti, da un lato colpisce ma dall’altro non può essere considerato una sorpresa, perché da tempo il cantone si sta distinguendo per un forte aumento della spesa sanitaria. Una tendenza che si riflette puntualmente sui premi. È inutile prendersela con le casse malati, che possono anche stare antipatiche ma fondamentalmente fungono da intermediari fra i fornitori di prestazioni e chi ne usufruisce. Gli assicuratori ricevono le fatture da ospedali, cliniche, medici e farmacie e poi pagano il conto utilizzando i soldi versati dagli assicurati con i premi. Stavolta le casse hanno proposto per il Ticino premi inferiori ai costi, che l’Ufficio federale della sanità pubblica ha poi dovuto correggere verso l’alto. Questo perché i premi devono coprire gli oneri e c’erano esigenze di recupero rispetto agli anni precedenti. D’altra parte, se si fosse chiuso un occhio, l’aumento sarebbe solo stato rinviato all’anno successivo, perché la differenza fra quanto si paga con i premi e quanto le casse effettivamente versano va compensata.  Certo, sui costi incidono l’invecchiamento della popolazione e il progresso medico (con farmaci sempre più costosi per certe terapie). Ma per il resto non si scappa. Complice il continuo aumento del catalogo delle prestazioni, si paga di più perché si consuma sempre di più.

E in Ticino, dove notoriamente c’è un’alta densità di offerta, si consuma più che nel resto del Paese. Il dato è emerso in tutta la sua evidenza dall’ultimo monitoraggio dell’evoluzione dei costi dell’assicurazione malattie. Fra giugno 2024 e giugno 2025 sono state fornite prestazioni sanitarie pro-capite per 5.890 franchi. Si tratta dell’importo più elevato a livello nazionale. La media svizzera, nel medesimo periodo, è stata di 4.810 franchi. La responsabilità, sia ben chiaro, è di tutti, assicurati compresi.  D’altra parte, se si vuole un sistema sanitario di qualità e capillarmente diffuso bisogna pagarlo. Non si possono pretendere più prestazioni, pensando di spendere meno. Farlo credere sarebbe pura demagogia. A monte, resta quindi centrale il ruolo della politica – soprattutto federale ma anche cantonale tramite le pianificazioni ospedaliere e altre misure – chiamata a moderare i costi con continui interventi in vari settori (come quello dei farmaci), con la correzione delle persistenti inefficienze del sistema, con l’eliminazione degli incentivi perversi e dei doppioni. Fermo restando che a volte, se si vuole davvero ottenere qualcosa, bisogna anche saper fare scelte impopolari.  

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