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Il commento

Gordon Gekko aveva torto, lo dimostra easyJet

La compagnia low cost esiste da decenni, si è affermata come un valore sicuro e il settore ha saputo tirare fuori quasi 6 miliardi di euro per una singola compagnia
Marcello Pelizzari
07.07.2026 13:02

Gordon Gekko, nel seminale Wall Street, a un certo punto ammonisce Bud Fox: perché investire in una compagnia aerea? Chiaro, anzi chiarissimo il sottotesto. Impossibile tirarci fuori dei soldi. La risposta, anni e anni dopo, l’ha data Castlelake. Un fondo statunitense, abituato a grandi operazioni e, soprattutto, a guadagnare. Un fondo che, è notizia di questi giorni, dopo un lungo tira e molla ha convinto il consiglio di amministrazione di easyJet: la compagnia low cost può essere ceduta. Per quasi 6 miliardi di euro.

Cifre da capogiro e, in fondo, ingiustificate, si dirà. Soprattutto per un vettore che, dati alla mano, nel primo semestre di questo 2026 ha bruciato 532 milioni di sterline, il 44% in più rispetto all’anno prima. La crisi in Medio Oriente ha spaventato chi doveva prenotare le ferie, i biglietti sono rimasti per forza di cose bassi, i conti dell’inverno ne hanno risentito. Di nuovo: possibile che Castlelake non abbia ascoltato quel vecchio volpone di Gordon Gekko?

Al di là degli incroci fra cinema e realtà, è bene chiarire un aspetto: il semestre invernale, per le compagnie, è storicamente in rosso. Basta cambiare la lente e il quadro si ribalta. L’anno finanziario 2025, chiuso a settembre, racconta un altro film: profitti a 665 milioni di sterline (+9%), ricavi a 10,1 miliardi (+8,6%), 93,4 milioni di passeggeri trasportati, cabine riempite oltre il 90%. Numeri di un’azienda che, come ha ricordato Andrea Giuricin, amministratore delegato di TRA Consulting e docente universitario, «da anni chiude in utile». Il mercato, del resto, pare crederci: dopo l’annuncio le azioni sono cresciute. Di più, volavano.

Non finisce qui, perché il tanto temuto smembramento, volendo dar seguito a ciò che avevano in mente in Wall Street con Blue Star, stando a quanto trapelato non si farà. I due gioielli (nemmeno troppo nascosti) di easyJet – una flotta moderna e in attesa di ulteriori aerei di ultima generazione, slot pregiatissimi nei migliori scali europei – faranno semmai da volano per un’ulteriore crescita.

Un fondo, lo sappiamo, non ha a cuore una gestione a lungo termine. Detto in altri termini: l’obiettivo, più o meno manifesto e manifestato, è cedere la compagnia, un domani, a un valore superiore. A chi? A grandi gruppi come IAG, la casa madre di British Airways e Iberia, ma anche di Vueling, o Air France-KLM, che già controlla Transavia a proposito di low cost. D’altro canto, Castlelake ha messo (o sta per mettere) le mani anche su una sensazione, se così vogliamo definirla. EasyJet esiste da decenni, oramai, e si è affermata come un valore sicuro. Non solo, nel corso del tempo ha saputo discostarsi dall’immagine della low cost pura, quella che ti porta da A a B senza nulla in cambio, attirando anche una forte clientela business. È parte di noi, delle nostre vite, di ciò che siamo anche.

Infine, un punto più largo. Un settore che ha attraversato una pandemia pesantissima, che convive con le guerre alle porte dell’Europa, che vede i passeggeri rinviare le vacanze per paura di restare a terra senza carburante, ha saputo tirar fuori quasi 6 miliardi di euro per una singola compagnia. Segno di un’attrattività e una vitalità fuori dal comune, a immagine di una crescita che supera quella del PIL europeo.

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