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Bussola locarnese

Persone, incontri

La rubrica quotidiana del direttore artistico del Locarno Film Festival
Giona A. Nazzaro
Giona A. Nazzaro
14.08.2026 06:00

Siamo arrivati all’ultimo appuntamento della nostra bussola e iniziamo a vedere il punto di approdo di questa 79. edizione. Finora ci siamo soffermati sugli elementi che, a nostro giudizio, sono emersi dalle selezioni: la politica, i corpi, i desideri, i fantasmi. Tutti questi elementi, però, sono portati dalle persone, dagli esseri umani, dagli artisti. E Locarno è anche il festival dove c’è la possibilità di interfacciarsi rispettosamente, creativamente, con coloro che rendono possibili i sogni, i film, i progetti. Il fulcro di tutto ciò sono le conversazioni, gli incontri che abbiamo con i nostri ospiti.

Sono già passati sulla scena Zoe SaldañaIsabella RosselliniSigurjón “Joni” Sighvatsson, e il 7 volte Premio Oscar Rick Baker. Ci restano ancora da incontrare la magnifica Asia Argento e il nostro Pardo d’onore, Darren Aronofsky.

Uno degli elementi che mi ha fatto avvicinare a Locarno, quando frequentavo il festival da cinefilo e poi successivamente da giornalista, era proprio la possibilità di incontri ravvicinati del terzo tipo. In altri festival, questa possibilità di interlocuzione mi sembrava più debole. Uno dei punti che volevo rafforzare e conservare, così come l’avevo conosciuto, era dunque l’opportunità dello scambio della parola.

Rick Baker lo conosciamo. Riflettevo l’altra sera, mentre tornavo a casa: quest’uomo ha vinto 7 Oscar, ma nessuno ha mai pensato di tributargli un premio per la visione, per il genio creativo inteso come segno di un’opera.

Asia Argento, invece, è nata nel cinema, ha esordito con Lamberto Bava e Nanni Moretti, ha viaggiato spericolatamente - così come si dovrebbe fare, d’altronde - nel cinema, mettendosi sempre costantemente in gioco, sfidando pregiudizi e convenzioni. Ma nessuno si è mai premurato di sapere che cosa guidasse questa sua inquietudine.

Darren Aronofsky è uno dei cineasti più visionari, creativi e imprevedibili del cinema contemporaneo, eppure ancora oggi lo si considera quasi come un cineasta occasionale: l’occasione del grande successo o l’occasione del grande film incompreso.

Vorrei aggiungere un altro elemento di riflessione: molto tempo fa, ebbi l’opportunità di moderare, a Locarno, una bellissima conversazione con Roger Corman che mi segnò profondamente. Ora celebriamo i cento anni dalla sua nascita con un film che è stato anche molto difficile da recuperare, perché dimenticato: il suo ultimo lavoro da regista, Frankenstein Unbound (1990), tratto dall’omonimo romanzo di Brian Aldiss.

Quell’incontro è stato all’origine, se non di una frequentazione, di un continuare a tenersi sul radar con Julie Ann, la moglie di Roger Corman, la quale purtroppo non potrà venire. Ci sarà però una delle due figlie, a presentare e celebrare i primi cento anni del papà. Quello che fa Locarno attraverso questi incontri è letteralmente cementare e trasmettere la memoria del cinema e del festival alle generazioni future. Tutto questo basandosi sul potere della parola.