Verdetto giusto, con qualche sbavatura

Un verdetto tutto sommato giusto, pur se venato di qualche scelta discutibile. La 79. edizione del Locarno Film Festival si è chiusa con l’assegnazione del Pardo d’Oro al regista romeno Florin Șerban per il film Nu e locul tau aici, un’opera intensamente politica sul difficile rapporto tra le generazioni e sulle tensioni politiche legate all’affermazione delle destre nazionaliste e al riaffiorare di ideologie razziste. Un premio sacrosanto: nonostante scelte formali non facili per lo spettatore, Șerban è stato uno dei pochi cineasti in concorso a dare una lettura autentica del presente, uno dei pochi a stare dentro il proprio tempo.
Qualità, queste ultime, che vanno riconosciute anche al film dei brasiliani Matheus Farias ed Enock Carvalho, A margem do Rio, meritatissimo Premio speciale della giuria. Nel Brasile in cui le Chiese neopentacostali prendono sempre più piede, lo scontro tra culture chiuse e tendenzialmente violente e culture aperte si fa sempre più duro. Farias e Carvalho hanno dimostrato di saper raccontare quanto accade costruendoci attorno un intreccio narrativo coinvolgente e in alcuni passaggi anche sorprendente.
Più scontato, prevedibile, il Pardo per la miglior regia al sudcoreano Hong Sangsoo per Nun dul dega eomne. Già vincitore dello stesso premio nel 2013 e Pardo d’oro nel 2015, Hong Sangsoo è un maestro del cinema calligrafico. La sua regia è perfetta, pulita, senza sbavature. Ma gelida. Così come la fotografia dei suoi film e i protagonisti delle sue storie.
Un’accoglienza fredda hanno avuto, invece, i due Pardi per la migliore interpretazione: a Kim Minhee, moglie nella vita di Hong Sangsoo (del quale è l’attrice feticcio): e, soprattutto, a Monica Bellucci, voluta dal giovane regista Giovanni Tortorici per tentare di illuminare, in qualche modo, la sua deludentissima opera seconda, Ketticè. Dall’esordio nella Riffa di Francesco Laudadio (1991), Monica Bellucci ha girato un’ottantina di film e lavorato con registi di grande valore: da Francis Ford Coppola a Maurizio Nichetti, da Giuseppe Tornatore a Mel Gibson, da Bertrand Blier a Spike Lee. Il pubblico la ama moltissimo, e si è visto anche a Locarno. Ma questo non può, da solo, giustificare la scelta della giuria. Obiettivamente, l’interpretazione di Bellucci in Ketticè non è stata indimenticabile.
Ai mugugni del pubblico del GranRex, il direttore artistico Giona A. Nazzaro ha risposto: «Ma è la democrazia, è bellissimo. Che devo dire? Sono felicissimo». Il punto è un altro: capire se il premio a Monica Bellucci sia stato il frutto di una scelta «politica». Anche in vista dell’80. edizione. Perché questa è la sensazione.
