Dopo l'annuncio

Sanremo 2026, il Festival di Patty Pravo

Una diva assoluta che va al di là dei decenni, già vincitrice morale della kermesse – Le prime considerazioni a caldo? Sarà un'edizione certo non eversiva ma molto calata nel presente, forse troppo
© CdT/archivio
Stefano Olivari
30.11.2025 16:46

I trenta nomi di Sanremo 2026, annunciati da Carlo Conti al Tg1, hanno destato poche sorprese ai piani alti e qualcuna a quelli inferiori, in cui l’importanza di case discografiche, agenti e relazioni personali fa tutta la differenza del mondo. Non c’è stato il colpo Tiziano Ferro, come già scritto dal Corriere del Ticino un mese fa: era il concorrente più corteggiato da Conti, ma non aveva la canzone e non l’ha trovata nemmeno nelle ultime settimane. In generale i rifiuti, grandi e meno grandi, hanno fatto più notizia delle lamentele per le esclusioni. Ma adesso analizziamo le trenta scelte, che possiamo collocare in gironi ben precisi.

Patty Pravo

Una diva assoluta che va al di là dei decenni, amata da critica e pubblico, sanremese come pochi altri (quello del 2026 sarà il suo undicesimo Festival, il primo fu nel 1970) ma non etichettabile come sanremese né come una che smania per essere all’Ariston, tipo l’Al Bano della situazione. L’unico girone in cui è inseribile è quello denominabile Patty Pravo. Un chiaro messaggio di Conti ai tanti grandi vecchi che si sono proposti, se vogliamo anche un bel messaggio: inutile chiamare certi nomi per mandarli al massacro e farli anche deridere sui social network, meglio semmai averli come ospiti e omaggiarli nel dovuto modo, magari nel contesto del ricordo di Pippo Baudo e Ornella Vanoni. Ecco, a quasi 78 anni Patty Pravo non è percepita come una cantante del passato ed è per questo che la vincitrice morale di Sanremo 2026 è già lei. Quanto alla vittoria vera, non ci è andata vicina nemmeno con brani eccezionali come Per una bambola (1984), …e dimmi che non vuoi morire (1997) e Cieli immensi, non a caso tutte e tre prime nel premio della critica. Certo tutti tifiamo per una sorta di premio alla carriera.

Vincitori

Fra i 30 Big ci sono 4 ex vincitori: buon per il pubblico tradizionale di Rai 1, che almeno li conosce, ma nessuno di loro ha un presente scintillante. L’unico con chance di arrivare molto in alto è Marco Masini, trionfatore nel 2004 con L’uomo volante (ma aveva vinto anche fra le Nuove Proposte, nel 1990, con Disperato), che canterà con Fedez formando una coppia che unisce amicizia con Conti (Masini) e pompaggio mediatico (Fedez) a prescindere dalla qualità della canzone. Più vicine nel tempo le vittorie sanremesi di Francesco Renga (nel 2005 con Angelo), Arisa (anche lei come Masini con doppietta Nuove Proposte, nel 2009 con Sincerità, e Big, nel 2014, Controvento), ed Ermal Meta, nel 2018 vincitore insieme a Fabrizio Moro con Non mi avete fatto niente. In questo girone di ex vincitori collochiamo anche Raf, che in realtà Sanremo lo ha vinto soltanto come autore (per Si può dare di più, poi cantata da Morandi-Ruggeri-Tozzi) ma che è un grande della musica italiana, uno dei pochi con un pubblico e un repertorio veri.

Sala Stampa

Il meccanismo di voto del Festival, con due terzi dei voti (giornalisti e radio) facilmente controllabili dal «sistema» permette di far arrivare in alto praticamente chiunque (in ogni caso per la vittoria ci vuole la spinta anche del televoto) ed è per questo che qualcuno dei preferiti della sala stampa potrebbe sorprendere. Senza avere ascoltato la loro canzone possiamo assegnare buone chance a Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Malika Ayane e Levante. Storia molto interessante quella delle Bambole di pezza, che potrebbero spaccare con il rock, di solito grande assente all’Ariston, l’empowerment femminile e il loro sguardo sulla società: quasi veterane della musica italiana, ma decisamente poco italiane come attitudine, non a caso alla prima partecipazione. Per il premio della critica in gara la coppia cantautorale Maria Antonietta & Colombre, probabili complimenti per Eddie Brock.

Rapper

Lo schema del buon deejay di Amadeus, ripreso intelligentemente da Conti, è guardare le classifiche. E le classifiche dicono rap e trap, più o meno mainstream, più o meno legate a collaborazioni e featuring che dopano quelle che qualcuno si ostina ancora a chiamare «vendite» e soprattutto gli algoritmi. Ben 8 i partecipanti collocabili in questo girone: J-Ax e Luchè hanno la cilindrata per vincere, ma l’Olly del futuro, cioè un rapper-cantautore sanremizzato, potrebbe essere uno fra Chiello, Sayf, Samurai Jay e Nayt, con attenzione anche ai figli d’arte: Tredici Pietro, erede (almeno all’anagrafe) di Gianni Morandi, e LDA (suo padre è Gigi D’Alessio) in coppia con Aka 7even.

Senza etichette

Il grande classico di Sanremo non è l’esclusione dei Jalisse, ma chiedersi cosa abbiano di meno i Jalisse rispetto ad alcuni nomi, che magari al Festival sono già stati ma che non hanno un’etichetta a parte quella discografica (che poi è il motivo per cui ci sono): a questo giro Sal Da Vinci, Enrico Nigiotti, Mara Sattei e Leo Gassmann, senza speranze se parliamo di piazzamenti. Di questo girone di personaggi in cerca d’autore fanno parte anche uno che può avere riscontri da critica e televoto, come Michele Bravi, e gli unici due rappresentanti della dance, Dargen D’Amico ed Elettra Lamborghini: possono portare una canzone travolgente che arrivi fino all’estate ma a Sanremo non li faranno vincere mai. Ai tempi dei The Giornalisti sarebbe stato fra i vincitori annunciati, adesso Tommaso Paradiso è un punto interrogativo: ritrovando l’ispirazione può essere però il più sanremese di tutti.                    

Ribasso

Nei prossimi tre mesi ci sarà tempo per fare considerazioni a mente fredda sul cast di Sanremo, ma a caldo, scrivendo mezz’ora dopo l’annuncio, si può dire che molte scelte siano state al ribasso, per i tanti rifiuti in assenza di canzoni vincenti, per i grandi che dopo qualche tentennamento (Max Pezzali solo o con Repetto, i Pooh, Ramazzotti) hanno preferito fare i superospiti, per chi è in una fase più ambiziosa della carriera come Annalisa o Damiano David. Come generi musicali sottorappresentati dance, rock e di fatto anche la melodia tradizionale, ma è il prezzo da pagare alle classifiche, per quanto false e basate su utenti che commercialmente valgono pochissimo. In positivo si può dire che non ci sia stata alcuna concessione alla nostalgia: qualcuno, non solo Patty Pravo, ha una storia molto lunga, ma nessun anziano verrà a fare la parodia di sé stesso o il bersaglio per giornalisti frustrati. Considerazione basata sugli ultimi anni degli artisti in gara e non su canzoni ancora inedite: un Festival certo non eversivo ma molto calato nel presente, forse troppo.

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