«Per le Malvine, per Diego, per l'ultima di Leo»: Argentina-Inghilterra, una partita che vale un'identità

Mettiamo da parte, per un attimo, l'orgoglio. E, parallelamente, la rabbia sportiva. Sì, perdere così dall'Argentina fa male. E sì, l'espulsione di Embolo, per quanto corretta e coerente, regolamento alla mano, è destinata a far discutere. Ma, appunto, se facciamo astrazione da tutto ciò e svestiamo i panni del tifoso, beh, è indubbio che la semifinale apparecchiatasi è carica di storia e significato.
Anche perché, a proposito di corsi e ricorsi storici, Leo Messi può scrivere un altro, incredibile capitolo della sua carriera. Dopo essersi avvicinato a Diego Armando Maradona vincendo, finalmente, pure lui un Mondiale, mercoledì ad Atlanta la Pulce avrà un'occasione incredibile per non essere più visto, volendo citare il Clarin, «attraverso gli occhi di Diego». O, meglio, potrà scrollarsi di dosso, in via definitiva, l'accostamento al Pibe de Oro che, da sempre, lo accompagna. E che, in passato, lo ha spesso appesantito nei momenti clou.
A quarant'anni dall'impresa del Diez a Messico 86, Messi cercherà di guidare l'Argentina alla vittoria contro l'Inghilterra. Certo, il clima non è più quello degli anni Ottanta, quando i due Paesi combatterono una guerra delle Falkland o delle Malvine, con il conflitto che di fatto arrivò fino all'Azteca e con Maradona che, grazie anche alla famosa Mano di Dio, fu consacrato come essere mitologico.
Maradona e quell'incrocio con l'Inghilterra, d'altro canto, sono tornati di stretta attualità, complice una canzone cantata nello spogliatoio argentino dopo ogni successo a questo Mondiale 2026. «Per le Malvine, per Diego, per l'ultima di Leo» recita il testo. Un'offesa, vista dalla stampa inglesa che, al riguardo, parla di un'Albiceleste rancorosa e pronta a buttarla in caciara. Affrontare gli inglesi, ribadisce il Clarin, è una questione identitaria. Proprio perché tocca le due «M», Maradona e le Malvine, e perché non è mai solo e soltanto una partita.
I media argentini, nel commentare il successo, sofferto, sulla Svizzera, non hanno lesinato critiche alla nazionale di Scaloni. Sono preoccupati, nel dettaglio, dell'incostanza e dei cali di forma della squadra. A cominciare da Messi, per la prima vota in questa rassegna a secco. Intendiamoci: non che l'Inghilterra stia meglio, basti pensare al botta e risposta a mezzo stampa fra il commissario tecnico Tuchel e Bellingham, il quale – quando gli hanno riferito che il mister aveva parlato di «fortuna» contro la Norvegia – ha tuonato: «Forse non sa che cosa vuol dire affrontare Haaland, Odegaard, Nusa e Sorloth in quelle condizioni». Crepe, queste, che non riguardano lo spogliatoio argentino. Il punto, semmai, è capire se la pressione esercitata dal contesto – le citate due «M» – avrà o meno un impatto su Messi. E , soprattutto, di che tipo.
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