Murat Yakin: «Siamo noi, meritatamente, i favoriti»

«Finalmente ci siamo». Tra una settimana esatta la Svizzera inizia il proprio percorso di qualificazione verso i Mondiali del 2026 e Murat Yakin non vedeva l’ora di cominciare. «Abbiamo affrontato una lunga fase di preparazione», ha commentato il tecnico della Nazionale, ma i giochi che contano arrivano ora. «La pressione e le aspettative nei nostri confronti sono enormi, siccome nelle ultime edizioni siamo sempre riusciti a qualificarci. Oltretutto, eravamo inseriti nella prima fascia del sorteggio che ci ha riservato il Gruppo B. Siamo i favoriti – ha riconosciuto Yakin – e accettiamo questo ruolo, perché ce lo meritiamo».
Tutti pronti? Non proprio
In vista del doppio appuntamento casalingo del 5 e 8 settembre a Basilea, contro Kosovo e Slovenia, il selezionatore rossocrociato ha voluto dare un segno di continuità. Gran parte dei giocatori convocati, infatti, faceva già parte della tournée nordamericana in giugno. «Queste due sfide sono estremamente importanti e non è il momento giusto per fare esperimenti». Il commissario tecnico elvetico, poi, si è soffermato su un periodo, quello attuale, sempre complicato da gestire. «Bisogna far fronte a diverse insidie legate alla prima parte di stagione. Il mercato è ancora aperto e vi è incertezza a sul proprio futuro».
Già, sono in diversi – all’interno della lista diramata da Yakin – a trovarsi in questa condizione. In primis, Manuel Akanji e Breel Embolo, due tasselli fondamentali per le sorti della nazionale elvetica. Per il difensore (in partenza da Manchester) a detta dell’allenatore non vi è da preoccuparsi. Mentre per la situazione di Embolo – che sta vivendo da separato in casa al Monaco – Yakin ha preferito vedere il lato positivo: «L’importante, con Breel, è che stia bene dal punto di vista fisico».
Jashari è finito k.o.
Già, gli infortuni. E questo è un tasto dolente. Se quello di Amdouni ha riportato in auge il nome di Itten (sarà lui il centravanti di riserva) e quello di Sow ha fatto rispolverare Sohm, ve n’è uno ben più grave. Ci riferiamo, logicamente, ad Ardon Jashari, che proprio un paio d’ore dopo la conferenza stampa tenutasi a Berna ha riscontrato una frattura del perone a causa di un scontro in allenamento con Santiago Gimenez. Per il centrocampista del Milan potrebbero esserci almeno due mesi di stop. Ahia.
Sì, perché Jashari era stato – assieme a Ndoye, subito convincente con il Nottingham Forest – espressamente citato da Yakin, che da lui si aspettava molto. Ora, «l’imbarazzo della scelta a centrocampo» di cui aveva accennato il selezionatore rossocrociato, non c’è più. E la coppia Jashari-Xhaka sulla mediana, che sembrava essere uno dei punti saldi di questa squadra, dovrà essere forzatamente rivista.
«È una scelta di vita»
C’è stato spazio, inoltre, per un tema solitamente spinoso. E che recentemente è tornato prepotentemente in voga a causa di Eman Kospo e Leon Avdullahu, che hanno deciso di rinunciare alla maglia elvetica. Avdullahu, tra l’altro, ha abbracciato la causa kosovara e tra sette giorni potrebbe fare ritorno nel suo ex stadio, quello del Basilea. «È un gran peccato – ha ammesso Yakin – ma ci siamo impegnati a lungo, sin dalla scorsa primavera, per averlo con noi». Insomma, al contrario di quanti alcuni hanno sussurrato, né l’ASF né lo stesso allenatore potevano fare alcunché per evitare questa scomoda situazione. «Trovo che Avdullahu abbia un grande potenziale e vuole probabilmente giocare subito, ma da noi sapeva che avrebbe trovato molta concorrenza nella sua posizione».
La scelta, tuttavia, non è stata di natura sportiva, secondo Yakin. «Per me e mio fratello Hakan – quando ci siamo trovati a decidere di difendere i colori rossocrociati anziché quelli turchi – non fu un grosso problema. Credo che Leon abbia mantenuto un forte legame culturale con il suo Paese d’origine. Ogni situazione è differente e non è paragonabile: si tratta di una decisione personale e sicuramente molto difficile. È una scelta di vita sulla quale non abbiamo alcuna influenza. Ha deciso di cambiare e noi non possiamo fare altro che accettare questo fatto».
A breve la terza rinuncia?
E Albian Hajdari? L’ex difensore del Lugano, passato anch’egli di recente all’Hoffenheim, è stato inserito solamente nella lista di picchetto. «È stato il suo entourage a chiedercelo, poiché è appena stato trasferito e il suo desiderio era di concentrarsi sul nuovo club». Anche su di lui – che con la Svizzera ha disputato solo un’amichevole, contro il Lussemburgo – c’è però il forte interesse del Kosovo. «Volgiamo gestire la situazione in modo professionale, come d’altronde siamo soliti fare. Stiamo provando a integrarlo da un anno, ma la decisione, in fin dei conti, deve venire dal giocatore. Hajdari – ha chiosato Yakin – può diventare un elemento importante per noi anche per via delle sue caratteristiche: è mancino, alto e ha una buona mentalità. Gli riparleremo a settembre».