Il caso

Bellinzona capitale della cultura, i sovrani e l'ex Miss per continuare a sognare

La Città ha accolto oggi una delegazione della giuria chiamata a decretare chi nel 2030 potrà fregiarsi del titolo di Capitale culturale svizzera – Positivo l'incontro al Sociale
Re Rabadan. © CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
25.03.2026 14:20

Ci crede. Eccome se ci crede il Municipio di Bellinzona a quel sogno chiamato «Capitale culturale svizzera». Oggi una delegazione della giuria dell'omonima associazione ha fatto tappa nella Turrita per visitarla, parlare con le autorità, tastare il polso ai cittadini, dare un'occhiata al capoluogo ticinese. Hanno ammirato il Castelgrande, certo, e pure le Officine FFS. Il consesso vuole capire, insomma, se Bellinzona è pronta a fregiarsi del prestigioso riconoscimento nel 2030. Per farlo, però, deve superare tre «rivali»: Lugano (che corre con Mendrisio e Locarno), che verrà passata ai raggi X domani, Aarau e Thun, che invece hanno già accolto gli illustri ospiti.

Fase decisiva

L’incontro con il Municipio si è svolto - e non poteva essere altrimenti - al teatro Sociale alla presenza, tra gli altri, dell’ex Miss Svizzera Christa Rigozzi e dei sovrani del carnevale Rabadan (con il Re Igor Pesciallo che ha intrattenuto, musicalmente, i presenti) nonché degli alti funzionari della Città. La sfida è dunque entrata nella fase decisiva e sfocerà, in giugno, nella designazione della città che fra quattro anni godrà dell'importante label di «Capitale culturale» della Confederazione.

Il budget

Per riuscirci Bellinzona dispone di un budget lordo di 10,5 milioni di franchi. L'importo netto a carico del Comune, spalmato su quattro anni, ammonta a 1,3 milioni. Il resto è coperto da aiuti pubblici e privati. Secondo l'Esecutivo si tratta di «un onere sostenibile» per la casse turrite, considerando che in un anno per la cultura si mettono sul piatto circa 7 milioni.

Il fiore all'occhiello

Il Municipio considera la candidatura «una bella opportunità che rientra nel solco dell’aggregazione del 2017 per permettere alla cultura cittadina di riconoscersi in un progetto strategico di ampio respiro», come aveva risposto recentemente ad un'interpellanza. Creare un ecosistema culturale orientato al futuro, insomma, è «un investimento più che sostenibile in grado di innescare un circolo virtuoso, non solo culturale ma anche economico e turistico». Il fiore all'occhiello, naturalmente, è il progetto di valorizzazione della Fortezza che dovrebbe concretizzarsi - appunto - proprio nel 2030. Referendum permettendo.

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