L'intervista

«Il referendum sulla Fortezza non può modificarne il nome»

Bellinzona: il sindaco Mario Branda si esprime per la prima volta dopo il lancio della raccolta firme contro il progetto da oltre 19 milioni per la valorizzazione del sito UNESCO - «Si pagherà il biglietto ma in cambio offriremo molti contenuti. Un referendum anche cantonale? Spero di no»
Mario Branda. © CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
24.03.2026 06:00

Ha spiazzato un po’ tutti, a Bellinzona, il lancio da parte del Noce del referendum contro il progetto di valorizzazione da 19,1 milioni della Fortezza di Bellinzona. Anche il Municipio non se lo aspettava. Abbiamo dunque interpellato il sindaco Mario Branda per capire la posta in gioco e cosa potrebbe cambiare qualora il referendum riuscisse e poi venisse accolto in votazione popolare. 

Sindaco, sorpreso dal lancio del referendum contro il credito di oltre 19 milioni per la valorizzazione della Fortezza approvato dal Legislativo il 9 marzo?

«Un po’ sì, lo riconosco. Tutti i membri della Commissione della gestione, quindi anche coloro che oggi promuovono il referendum, avevano sottoscritto il rapporto che sosteneva questo importante progetto ed il relativo credito. Va detto, per correttezza, che Brenno Martignoni Polti aveva firmato con riserva. Immagino che, al pari del collega di partito Orlando Del Don, riconosceva l’importanza, sia dal punto di vista culturale che turistico-economico, del progetto, ma che non gli piaceva il nome «Fortezza» utilizzato nel messaggio. Ora però il referendum non è stato lanciato contro il nome - che, lo dico subito, non è mai stato messo in discussione - ma contro tutto il progetto ed il relativo credito».

Il Noce chiede di abbandonare la denominazione di «Fortezza» e di tornare a quella di «castelli»; di continuare a garantire il libero accesso alle corti interne dei tre manieri: nel messaggio, va detto, si ventila la possibilità di introdurre, dal 2029-2030, un biglietto soltanto per la corte interna del Castelgrande e per la galleria della Murata; e, infine, di mantenere la gestione pubblica. Qualora la raccolta firme riuscisse (ne servono 3.000 entro l’11 maggio) e in votazione la popolazione lo accogliesse, si tornerebbe a chiamarli «castelli»?

«In realtà nessuno ha mai smesso di chiamarli castelli solo che accanto, sottolineo accanto, a questo termine viene utilizzato anche quello di «Fortezza». La proposta votata dal Consiglio comunale non mette né in discussione né modifica la denominazione dei castelli e il referendum, paradossalmente, contesta qualcosa che non è mai stato oggetto di decisione. I castelli - Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro - così si chiamano e così continueranno a chiamarsi e così, peraltro, continuano ad essere indicati nella segnaletica direzionale in centro. Il Legislativo non ha votato alcuna legge o direttiva che modifica qualcosa alla loro denominazione. Ciò detto, il complesso difensivo militare dell’antica Bellinzona costituisce una «Fortezza». Non penso sia possibile vietare - per decreto legge o per referendum - di chiamare qualcosa con il suo nome. Al contrario nessuno è obbligato a chiamare il sistema difensivo medievale di Bellinzona «Fortezza» se questo nome non gli piace. Insomma, con o senza progetto di valorizzazione, con o senza referendum, ognuno continuerà, per fortuna, ad essere libero di chiamare il complesso - che comprende i tre castelli, la Murata e la cinta muraria ed un tempo, fino al 1515, anche un ponte e la Torretta dall’altra parte del fiume - come meglio preferisce. Come detto, accanto alla denominazione «castelli» oggi come domani può essere utilizzata quello di «Fortezza», magari complesso fortificato o, ancora, complesso di fortificazioni. Un referendum non può modificare il nome alle cose così come sono».

E il nome dei singoli manieri?

«Non è cambiato nulla. Per identificarli valgono i nomi di sempre, peraltro anch’essi evoluti nel tempo. Ragione per cui il castello di mezzo, oltre che essere chiamato in questo modo, continuerà anche a portare i nomi di Montebello, Svitto, secondo castello e San Martino. Il terzo castello, Sasso Corbaro, Unterwalden, Santa Barbara o ancora, per dirla con Giorgio Orelli, il «castello più alto» quello «non così lontano da scoraggiare la speranza dell’altezza»».

Il gruppo di esperti e storici, che ha svolto il ruolo di consulente, ha consigliato la denominazione di «Fortezza» in quanto l’UNESCO, inserendo nel 2000 i manieri di Bellinzona nel patrimonio mondiale, ha definito il complesso monumentale «un insieme di fortificazioni». Come si è passati da «fortificazioni» a «Fortezza»?

«È poco agevole usare la locuzione «insieme di fortificazioni» per spiegare in modo immediato ciò che si ha di fronte. Quello che ha messo in evidenza il label UNESCO è il fatto che non sono tanto i singoli castelli - peraltro mai utilizzati quali residenze ma sempre e solo nella loro funzione militare - a costituire il particolare elemento di unicità ed eccezionalità; ve ne sono molti in Italia ed in Francia e po’ ovunque in Europa ben più imponenti e maestosi. Ciò che rende unico quello che abbiamo a Bellinzona è il complesso sistema difensivo: «L’architettura medievale che si compone di più castelli, collegati da una murata che sbarrava l’intero fondovalle e di una cinta muraria che circondava il borgo a difesa della popolazione civile»; la motivazione diceva poi che «Bellinzona costituisce così un caso eccezionale tra le grandiose fortificazioni del XV secolo». L’idea, questa sì eccezionale, maturata e realizzata sotto i Visconti e gli Sforza di controllare attraverso un articolato sistema fortificato i transiti commerciali e militari sull’asse nord-sud, da e verso Milano. È questo che viene indicato con il termine di «Fortezza»».

La questione del ticket tiene banco da mesi. Come Municipio avete specificato che sono previste delle agevolazioni per i residenti. Vi saranno delle facilitazioni anche per i ticinesi? Non si rischia un effetto boomerang, nel senso che invece di incassare grazie ai biglietti ci potrebbero essere delle persone che, scoraggiate dal ticket, rinunciano ad ammirare i fortilizi?

«La Gestione ha proposto di garantire il transito libero non solo per i residenti, ma anche per studenti e scolaresche, cosa che Municipio e Consiglio comunale hanno volentieri accolto. Il rischio che un certo numero di persone possa risultare scoraggiato dal costo del ticket non può essere del tutto escluso. Riteniamo però questo pericolo largamente compensato da quello che verrà offerto in termini di esposizioni, presentazione di reperti storici, accessi a nuovi spazi (ora chiusi o nascosti) e, naturalmente, in termini di esperienza di visita, eventi e così via una volta realizzato il progetto di valorizzazione».

Eccoci alla governance. Il sito verrà gestito da una fondazione: del Consiglio faranno parte pure dei rappresentanti del Cantone e della Città ed almeno un esponente del settore turistico e dell’UNESCO. L’ente pubblico avrà ancora voce in capitolo considerando che i messaggi non passeranno più al vaglio del Legislativo e del Gran Consiglio?

«Sono gli enti pubblici, in primis Cantone e Città, che compongono la fondazione, non si può quindi nemmeno parlare di «esternalizzazione». È evidente che i membri rappresentano gli interessi del proprietario e del gerente del patrimonio monumentale. Non si dimentichi poi che, almeno fino al perfezionamento della fase 2 - con, poi, la realizzazione del sistema di risalita meccanizzato a Montebello - un apporto finanziario, anche se progressivamente ridotto, da parte di Città e Cantone sarà ancora necessario e, di conseguenza, anche (ma non solo) attraverso questo canale assicurato il controllo dei Legislativi».

Anche i granconsiglieri saranno presto chiamati ad esprimersi sul credito da oltre 19 milioni. Teme che la discussione possa essere influenzata dal referendum? O che possa esserne lanciato uno pure a livello cantonale?

«Non lo so, ma spero di no. Il progetto è il risultato di un lavoro davvero lungo, meticoloso e complesso che ha assorbito non poche energie e a cui hanno partecipato molte persone e molte competenti figure professionali. Un progetto che, realizzato, darà un contributo importante sia dal punto di vista culturale e di divulgazione delle conoscenze storiche e sociali, che turistico-economico. Sarebbe un peccato che venisse compromesso per un tema - il nome - che in realtà nessuno, e sicuramente non il progetto di valorizzazione, ha mai messo in discussione».

Avete comunicato all'UNESCO il via libera del Consiglio comunale ed il seguente lancio del referendum? Intendete farlo?

«L’UNESCO e tutti gli uffici cantonali e federali preposti sono stati coinvolti o informati del progetto. Una volta accordato il credito del Cantone, si potrà chiedere quello di competenza federale. Ovviamente tutti sono o saranno informati degli sviluppi della situazione, referendum compreso».

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