Il caso

Capitale della cultura? No, ma la Turrita è cultura

Bellinzona: nonostante non abbia ricevuto il prestigioso riconoscimento per il 2030, il concetto elaborato sarà adeguato al tessuto esistente - L’attenzione verrà rivolta, in particolare, ai progetti che la Città promuove in proprio - E che generano ricadute da investire in altre iniziative
© CdT/Gabriele Putzu
Alan Del Don
03.11.2026 06:00

Avrebbe potuto trasformarsi in un circo, inteso come forma d’arte performativa e linguaggio variegato. Il fil rouge sarebbe stato questo. Ma, come noto, alla fine Bellinzona non è stata scelta quale «Capitale culturale svizzera» per il 2030. Siccome le notizie brutte, purtroppo, non arrivano mai sole, tre mesi e mezzo dopo che la giuria le aveva preferito Aarau, la popolazione ha bocciato il progetto da 19 milioni per la valorizzazione dei castelli e della Murata. Quel patrimonio UNESCO che avrebbe dovuto costituire il fiore all’occhiello. Il lavoro preparatorio svolto per l’allestimento del dossier non verrà sprecato. Tutt’altro. Lo si evince spulciando il preventivo 2027.

Arte ed economia circolare

«Nel progetto di candidatura era stata individuata una linea del tempo con una narrativa sui 12 mesi dell’anno della Capitale: i progetti faro ne diventavano il cuore simbolico, mentre il programma culturale trasformava i limiti in possibilità, innescando un processo di trasformazione duratura. Monumenti storici, spazi espositivi, teatri e piazze ne uscivano rafforzati e venivano immaginati come parte di un ecosistema culturale interconnesso. La mancata assegnazione del titolo ci suggerisce oggi una lettura diversa di questa linea, con altre risorse finanziarie, ma non per questo ne modifica la narrativa», specifica il Municipio. Dei quattro perni sui quali si fonda(va) il concetto elaborato da Bellinzona per fregiarsi del prestigioso riconoscimento, l’attenzione verrà in prospettiva rivolta soprattutto al «tessuto culturale esistente». Vale a dire i progetti che la Città «già promuove in proprio con successo» (e che catturano l’interesse degli sponsor privati) e gli oltre 550 appuntamenti che la animano.

Qualità e professionalità

«I progetti faro non vengono abbandonati, ma cambiano origine: l’obiettivo è capire come questi eventi, o parte di essi, potranno crescere fino a diventare negli anni i nuovi eventi faro ad ampio respiro. In questo modo potremo dare forza al pensiero originale nato grazie alla candidatura, con un obiettivo chiaro: creare un percorso di trasformazione e crescita collettiva i cui frutti diventeranno i lasciti permanenti». Un nuovo percorso che verrà avviato nel 2027 e che si basa sul principio dell’economia circolare: le risorse investite devono generare indotto ed affluenza, ma altresì delle ricadute per le iniziative future. Si mira a «reinvestire quanto ottenuto per migliorare ulteriormente la qualità e la professionalità dell’offerta culturale. Gli sforzi volti a rafforzare il legame con il pubblico e con i partner economici trovano così continuità e consolidamento».

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