Da Locarno l’appello a Berna: «Dateci subito l’autostrada»

«Quando abitavo altrove, arrivare fin qui era come fare un viaggio verso Milano. Ma vi rendete conto?»; «Per favore, non fatemi aspettare così tanto»; «Dieci anni in più? No, grazie». Sono solo alcune delle voci raccolte in un rapido giro in centro città. I malumori sono causati dal rischio dello slittamento di un decennio (dal 2045 al 2055) della A2-A13, il collegamento autostradale che permetterebbe a Locarno di essere messa in rete con il resto della Svizzera - risolvendo una situazione da molti definita «da Cenerentola» per la sua unicità - tramite una porzione considerevole in galleria, evitando il passaggio nell’area rurale (tema, tra l’altro, oggetto di una votazione nel 2007).
Da qui, l’appello affinché Berna ascolti e magari ridefinisca i contorni della questione, perché, fino a giugno, ci sarà ancora tempo per salvarla, cioè quando il Dipartimento federale competente (il DATEC) elaborerà un progetto da porre in consultazione. La decisione definitiva sulla scadenza da assegnare alle due realizzazioni sarà presa a seconda dell’avanzamento dell’iter.
Competizione con il PoLuMe
Il Consiglio federale ha infatti declassato la priorità dell’opera nella strategia presentata a fine gennaio, preferendo (o, meglio, mettendola in competizione con) l’asse da sviluppare tra i poli del Sottoceneri, il «PoLuMe».
Un investimento, questo, da 1,2 miliardi a fronte degli 1,8 previsti sul piano. E se la reazione della Commissione intercomunale dei trasporti dei due distretti al possibile rinvio non si era fatta attendere («Non capiamo perché, siamo sorpresi e profondamente preoccupati»), quella dei diretti interessati non è da meno. «Mi manca poco e poi avrò la patente. Non ho voglia di starmene a guardare impotente così a lungo, per avere una soluzione alle colonne infinite e agli ingorghi che mi toccherà subire una volta che mi metterò al volante», spiega Céline, 18.enne studentessa di Ascona, incrociata sotto i portici in piazza Grande. Insieme a lei, anche l’amica Venise, 18.enne liceale di Locarno. «Sono d’accordo, la penso allo stesso modo», dice.
«Da fare al più presto»
«Fatelo il più presto possibile», esclamano in coro le due ragazze, idealmente cercando di farsi udire fino al «cupolone» della capitale nazionale.
Tra i numerosi passanti che attraversano il ciottolato del «salotto buono», pure Lisa, 25.enne di Muralto, che nella vita è impiegata come segretaria. «Sebbene io non guidi, sento molte lamentele dai miei conoscenti. Loro trovano che lo stato delle cose non sia affatto ideale. Ritengo che l’inserimento nella griglia di autostrade sia da realizzare prima che mai. Già il 2045 sembra lontano, il 2055 è quasi astratto, troppo distante perfino solo ad immaginarlo. Un termine che complica la capacità di capire chi ne beneficerà e in quale contesto. Sarebbe meglio una proposta più vicina e concreta», afferma la nostra interlocutrice.
«C’è un’unica via praticabile, ma è come un imbuto e chi la vuole percorrere sa che la possibilità di rimanere bloccato è sempre imminente», sostiene Antonio, 43.enne di Bergün, che lavora come cuoco nel canton Grigioni.
«Importante per i nostri figli»
«A volte ci metti più di un’ora solo per il tragitto tra Bellinzona e Locarno. Bisognerebbe provare ad anticipare l’attualizzazione di questa nuova strada», dichiara sottolineando la frustrazione che serpeggia tra i conducenti. Gli fa eco Slavica, di Locarno: «Magari io non ci sarò più, ma per i nostri figli sarebbe importante. Quando devo rientrare da una qualsiasi altra località, a volte sto in coda due ore. Quindi mi trovo costretta a calcolare con attenzione i miei orari per sfuggirle, affrettando addirittura di molto il ritorno».
«Un alone di esclusione»
Una circostanza simile, infine, è testimoniata da Stella, che conosce bene le condizioni della viabilità a sud e a nord nel Cantone: «Ho come l’impressione che qui siamo tagliati fuori. C’è come un alone di esclusione attorno al Locarnese, perché nelle altre zone ci si sposta bene, nonostante tutto», evidenzia la 23.enne studentessa di cinema, che oggi vive a Minusio. Una volta superato il Monte Ceneri, c’è questo tratto interminabile. Stanca, soprattutto se devi farlo spesso. L’idea di una connessione viaria più svelta tra Sant’Antonino e Quartino è sensata. Se poi sarà sotterranea, tanto meglio».






