Dopo Aarau, sette svizzeri su dieci vogliono regole più severe sulle armi

«Mi dicevi che eri finalmente felice, che ti sentivi realizzata, che eri letteralmente rinata (...). Non riuscivo a credere, o forse non osavo sperare, che dopo tante sofferenze la mia piccola avesse finalmente trovato la sua oasi di pace». Questo è un estratto della lettera scritta dalla madre della 22.enne italiana residente in Svizzera, uccisa nella notte tra il 29 e il 30 agosto durante la sparatoria ad Aarau. «Un'esplosione di follia omicida», come hanno detto gli inquirenti, che ha scosso un'intera nazione. Dietro a quanto successo un 43.enne cittadino svizzero, arrestato a poco meno di 24 ore di distanza. L'uomo si è presentato lunedì alla Polizia cantonale del Giura, a Delémont (a una settantina di chilometri da Aarau). È arrivato -ricordiamo- con il veicolo utilizzato per il fatto di sangue e con le armi nel bagagliaio: due pistole e un fucile d’assalto del tipo AK-74, della famiglia Kalashnikov. Armi detenute legalmente e correttamente registrate a nome del 43.enne.
Inevitabilmente, quanto successo ha riacceso il dibattito attorno alle armi e alla legge che ne regola uso e possesso. Stando all'Associazione delle società militari svizzere (ASM) è del tutto superfluo discutere di eventuali «lacune legislative» e «la normativa vigente in materia di armi prevede già strumenti chiari per impedire l’acquisto e il possesso di armi da parte di persone che rappresentano un pericolo».
Differente sembra essere l'opinione della maggioranza degli svizzeri. Secondo un sondaggio condotto dall'istituto LeeWas per 20 Minuten e Tamedia, il 70% degli interpellati è favorevole a un accesso più restrittivo alle armi da fuoco e norme più severe sul loro possesso. Il 50% degli intervistati si è detto chiaramente a favore di un cambio di rotta, mentre un ulteriore 20% ha dichiarato di essere «piuttosto favorevole». Il 27% si è invece detto «piuttosto contrario» a un inasprimento della legge, di cui il 18% ha risposto al sondaggio con un chiaro e netto «no».
Stando al sondaggio l'introduzione di un attestato psicologico obbligatorio per l'acquisto e il possesso di armi da fuoco raccoglie consensi molto ampi: l'80% degli interpellati si è detto infatti favorevole all'idea di dover presentare un simile certificato medico se si vuole possedere un'arma da fuoco. Più nel dettaglio, il 58% ha risposto alla domanda se ritenesse necessaria una simile regola con un «sì» deciso, il 22% invece con un «piuttosto sì», mentre il 17% si è mostrato contrario a questa proposta.
L'opinione pubblica in merito alla questione tuttavia varia a seconda del genere e dell'età. Un inasprimento della legge sulle armi è sostenuto dal 78% delle donne, contro il 61% degli uomini, mentre il consenso passa dal 62% tra i 18-34enni al 79% tra gli over 65. A livello geografico, la quota è del 72% sia nelle città sia negli agglomerati, contro il 67% nelle aree rurali.
Anche tra gli schieramenti politici emergono differenze marcate. L'inasprimento delle norme in vigore è sostenuto dal 92% dei simpatizzanti del PS, dall'85% di quelli dei Verdi, dall'80% del PVL, dal 71% del Centro e dal 63% del PLR. Tra i sostenitori dell'UDC, invece, il 51% è favorevole a leggi più severe mentre il 47% contrario. Ma pure tra i simpatizzanti del primo partito svizzero, tuttavia, l'introduzione di un attestato psicologico raccoglie una netta maggioranza del 71%.
