Partito socialista

Dopo la delusione elettorale è il momento dell'autocritica

La direzione del PS, davanti al Comitato cantonale riunito a Bellinzona, ha analizzato il risultato «insoddisfacente e al di sotto delle aspettative» alle Cantonali – «Abbiamo sottovalutato l'impatto di Avanti»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
05.04.2023 23:48

A tre giorni dalla sconfitta elettorale, per il PS è arrivato il momento dell’analisi e dell’autocritica. In un comitato cantonale parecchio affollato, riunitosi alla Casa del popolo di Bellinzona, il partito ha infatti iniziato ad analizzare la sconfitta (con la perdita di un seggio in Gran Consiglio) alle elezioni cantonali. Una «risultato insoddisfacente e al di sotto delle aspettative» che - stando alla prima analisi fatta dai due co-presidenti Laura Riget e Fabrizio Sirica - è stata dettata in particolare da sei fattori. Di questi sei fattori, però, «solo tre dipendono da noi», ha rimarcato Riget. Il primo è «legato al travaso di voti verso Avanti. E qui va detto che abbiamo sottovalutato l’impatto elettorale che ha poi avuto» il movimento fondato da Amalia Mirante. Tuttavia, ha aggiunto Riget, «la scelta di non mettere Mirante in lista, in quanto persona non rappresentativa del progetto rossoverde, secondo noi resta giusta. Anche se questa scelta di coerenza ha avuto un impatto negativo». Il secondo fattore riguarda «la percezione di aver presentato una lista blindata»: «Con i Verdi avevamo l’idea di presentare una lista equilibrata, entrambi con un candidato forte». E in questo senso, ha spiegato Riget, probabilmente la rinuncia di Greta Gysin ha giocato un ruolo. Il terzo fattore, infine, «riguarda la distanza tra l’entusiasmo percepito dai vertici e dalla base del partito per il progetto rossoverde e quella invece (non) percepita dal più ampio elettorato progressista».

Ad aggiungere alcuni elementi di riflessione è poi Sirica, il quale ha ricordato che la frammentazione e il maggior ricorso alla scheda senza intestazione hanno avuto un ruolo nel risultato. Tuttavia, ha osservato, «non possiamo nasconderci dietro a queste macro-tendenze»: «Probabilmente come partito non siamo riusciti ad accogliere una parte dell’elettorato. Occorre quindi una seria riflessione su come possiamo aprire il partito a quella parte di elettorato». «La nostra struttura oggi è percepita come chiusa, in cui sono in pochi a decidere», ha rimarcato il co-presidente. «Ma non possiamo permetterci di essere visti come distanti dalla popolazione, come un’élite». Anche qui, dunque, «serve una riflessione».

Dal punto di vista della linea politica, «chiaramente profilata a sinistra», per Sirica questa scelta «elettoralmente non ha pagato». Sempre sul fronte degli errori, un parziale mea culpa è stato fatto sull’importante ringiovanimento della lista: «Forse abbiamo accelerato troppo - ha ammesso Sirica -, ma non penso occorra adesso frenare, bensì togliere il piede dall'acceleratore».

Infine, la direzione ha annunciato che verrà creato un gruppo di lavoro sui circondari elettorali, che in questo elezioni hanno prodotto delle esclusioni eccellenti, come quella della prima cittadina Gina La Mantia.

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