Il dibattito

«È un ponte verso la normalità, ma dobbiamo continuare a farci sentire»

A due anni dall’alluvione che ha distrutto il manufatto di Visletto, ora l’Alta Vallemaggia può tornare a guardare avanti grazie al collegamento ripristinato in via definitiva e inaugurato sabato – Fiorenzo Dadò però avverte: «C’è ancora tanto da ricostruire, insistiamo per avere altri aiuti da Berna»
La popolazione percorre a piedi l’opera prima della sua apertura al traffico. Sullo sfondo, il collegamento provvisorio e, in primo piano, la passerella ciclopedonale © Keystone/Francesca Agosta
Jona Mantovan
01.11.2026 23:00

A due anni dall’alluvione che ha travolto l’Alta Vallemaggia, costata la vita a otto persone, la conclusione della ricostruzione (in 15 mesi con un budget di dieci milioni e mezzo) del ponte di Visletto rappresenta un ritorno alla normalità per una regione che ora può voltare pagina e iniziare davvero a guardare avanti. Lungo il viadotto, oltre ai veicoli, passano anche infrastrutture strategiche come le condotte dell’acqua, dell’elettricità e delle telecomunicazioni. Grande la partecipazione alla cerimonia di sabato, con centinaia di persone della società civile, come pure rappresentanti del mondo politico non solo regionale (vedi articolo in basso). Per il valmaggese Fiorenzo Dadò, presidente del Centro e granconsigliere, l’inaugurazione del collegamento definitivo - finora sostituito da un’infrastruttura provvisoria a una sola corsia messa a punto dall’esercito poche settimane dopo il disastro, che sarà ritirata in primavera - segna una tappa fondamentale nel percorso di ripresa, ma non la conclusione della partita. «È una giornata eccezionale», sottolinea al Corriere del Ticino, ricordando però che c’è ancora parecchio da ricostruire.

I contributi previsti dalla Confederazione copriranno una parte minima, è necessario pensare a ulteriori iniziative di sostegno
Fiorenzo Dadò, valmaggese e presidente cantonale del Centro

Il memoriale sull’antica spalla

Per questo motivo, aggiunge, è necessario continuare a far sentire la voce della valle a Berna affinché la Confederazione garantisca ulteriori aiuti a favore dei territori colpiti dalla terribile «buzza».

«Quella notte è stata talmente drammatica che continuiamo ancora oggi a viverne intensamente il ricordo», afferma il nostro interlocutore. E parla del memoriale, che dovrebbe essere realizzato conservando una parte del vecchio ponte, la spalla sulla sponda sinistra. «Lo considero un gesto molto importante per le generazioni future. Era una richiesta che avevamo avanzato già a suo tempo, perché temevamo che andasse perduta l’ultima porzione dell’opera originaria costruita a mano dagli scalpellini della valle». Dadò guarda poi al futuro: «Ci sono ancora numerosi interventi da portare avanti, senza trascurare l’altro Comune colpito duramente dalla furia degli eventi, quello di Lavizzara».

Proprio qui, infatti, saranno necessarie importanti opere di protezione dei villaggi e delle zone agricole. «Si sta lavorando, ma resta ancora molto da fare». Un altro fronte fondamentale riguarda la Valle Bavona, in particolare la zona di Fontana, dove è in preparazione un importante progetto di ripristino.

Si conta su Piero Marchesi

«Sarà un intervento molto impegnativo, sotto il profilo finanziario, e non sarà semplice reperire tutte le risorse che servono. Per questo, ci auguriamo che le autorità cantonali e federali continuino a sostenere questi sforzi». Cruciale, da questo punto di vista, il ruolo del neodirettore del Dipartimento del territorio Piero Marchesi: «È una persona che ha sempre dimostrato attenzione nei confronti delle regioni periferiche. Sappiamo che ha molti dossier sul tavolo, ma siamo convinti che non dimenticherà la Vallemaggia».

Cento milioni per il territorio

È stato lo stesso consigliere di Stato ad anticipare che nelle prossime settimane il Governo federale dovrebbe licenziare il messaggio relativo ai finanziamenti di sua competenza, al quale dovrà seguire la decisione delle Camere federali.

«È una buona notizia - rileva ancora Dadò -. Sono passati più di due anni dalla catastrofe e ci auguriamo che questo sia approvato il più rapidamente possibile. Sarà una boccata d’ossigeno, ma difficilmente sarà sufficiente. Bisognerà pensare anche ad altri interventi e ad ulteriori strumenti di sostegno, con altri messaggi, altre iniziative».

Per completare il ripristino di tutto il comprensorio si stima un importo di 100 milioni di franchi, «ma i contributi previsti da Berna rappresenteranno soltanto una minima parte di questa cifra, probabilmente una decina di milioni. Il resto dovrà essere reperito attraverso altri canali». Il deputato in Gran Consiglio risponde indirettamente a una serie di voci critiche, le quali evidenziano come - al di là di questa prima «grande opera» - le cose sembrino procedere lentamente: «Capisco che alcune persone possano avere l’impressione che si sia fatto poco in questi due anni, ma non condivido questa lettura. Esiste un gruppo di progetto che sta lavorando e le pianificazioni sono in corso. Si tratta di interventi complessi e delicati, che richiedono tempo».

I tempi della natura

In conclusione, una previsione ottimistica. «Guardando ai tempi necessari per completare l’intero processo di ricostruzione, molto dipenderà dalle procedure e dalla burocrazia. Se non ci saranno particolari ostacoli, spero che entro la fine di questo decennio, attorno al 2030, si possa considerare conclusa la maggior parte degli interventi».

E, ancora: «I primi lavori importanti dovrebbero partire nel 2027 e proseguire nel 2028 e nel 2029. Per quanto riguarda il paesaggio, invece, servirà più tempo. Per tornare a vedere un territorio rinverdito occorreranno ancora alcuni anni, perché la natura ha inevitabilmente i suoi tempi».

«Oggi celebriamo quindici mesi di impegno e passione»

«Abbiamo scavato venti metri, i piloni sono solidissimi», esclama Diego Rodoni. Sollecitato dal Corriere del Ticino sulla tenuta del nuovo ponte di Visletto (che vanta, nei suoi 150 metri di lunghezza, cinque campate, l’impiego di mille metri cubi di calcestruzzo e oltre 260 tonnellate di acciaio), il direttore della Divisione delle costruzioni del Cantone non ha dubbi.

«La “buzza” di due anni fa aveva eroso il terreno sotto i punti di appoggio dell’opera precedente, poi ceduta». Alla passerella ciclopedonale, ricavata dove un tempo passavano i binari della ferrovia Valmaggina, è andata meglio. Era stato proprio quello il collegamento provvisorio (prima che l’esercito allestisse un passaggio temporaneo usato fino a venerdì pomeriggio). «Anche se abbiamo voluto rinforzare pure quella struttura», gli fa eco il capo dell’area operativa Fabiano Martini. «Da valmaggese, ho sentito un grande senso di responsabilità in tutte le fasi di questo progetto. L’onere si è tuttavia trasformato in onore». Il suo riferimento è alla giornata di celebrazione per l’inaugurazione del manufatto: attorno a lui, centinaia di persone che si sono presentate sul luogo del cantiere per assistere al taglio del nastro. Tra il pubblico, a testimonianza di quanto sia sentito l’avvenimento, numerosi rappresentanti non solo della società civile, ma anche del mondo politico e religioso. Dai sindaci (della valle e oltre) ai granconsiglieri.

Soddisfatta la sindaca di Cevio, Wanda Dadò: «Celebriamo quindici mesi di impegno e passione. In molti ci hanno messo il cuore per dare alla comunità questa prima grande opera, che simboleggia l’unione della popolazione, come pure la vicinanza e il sostegno del Cantone e di tutte le istituzioni che hanno lavorato intensamente per questo importante ripristino». E aggiunge: «C’è ancora molto lavoro da fare. Come Comune, stiamo portando avanti da tempo il progetto di ricucitura tra Fontana, Bosco e Mondada. Il progetto definitivo ci verrà consegnato in primavera e ci accompagnerà nei prossimi anni». Con lei, i consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Norman Gobbi, oltre al neodirettore del Dipartimento del territorio Piero Marchesi, in prima linea al taglio del nastro.

«Vicini alle regioni periferiche»

«Battezziamo un’opera fondamentale per tutti gli enti locali dell’Alta Vallemaggia». Il «ministro» parla dei rapporti con la capitale federale: «Il Consiglio federale ha già espresso la volontà di sostenere la Vallemaggia e, per quanto ci risulta, dovrebbe concretizzare questo impegno nelle prossime settimane con l’approvazione del relativo messaggio. Credo che si tratti di un’ulteriore conferma della vicinanza di Berna alle regioni periferiche».

Alla parte ufficiale è intervenuto anche il vicepresidente del Gran Consiglio Giovanni Berardi: «Da oggi, persone e famiglie, attività e servizi, luoghi di lavoro e luoghi di vita sono di nuovo collegati al resto del mondo in maniera stabile. Si restituisce alla valle una parte di normalità». Infine, dopo il taglio del nastro, la benedizione di don Stefano Bisogni ha aperto la strada alla popolazione, che ha percorso il viadotto a piedi. Alle 16, una volta levati i pannelli illustrativi collocati lungo il percorso, è avvenuta l’apertura al traffico veicolare.

Il bilancio del disastro

Nel corso della notte fra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024, violenti e prolungati temporali hanno colpito l'alta Vallemaggia, tra le valli Bavona e Lavizzara. Ad oggi una persona (un giovane della valle) risulta ancora dispersa, mentre si registrano sette morti: una 76.enne e due 73.enni tedesche, residenti nel Land del Baden-Württemberg, una 61.enne svizzera del canton Basilea Campagna e un 67.enne svizzero del Locarnese (i cui due corpi erano stati ritrovati a Riveo, nel greto della Maggia), un altro 66.enne svizzero del canton Basilea Campagna e una 67.enne svizzera domiciliata nel Locarnese (i cui due corpi erano stati rinvenuti a luglio nel greto del fiume all'altezza di Cevio). Cinque vittime erano a Fontana (Val Bavona), due a Prato Sornico e il disperso al Piano di Peccia (sempre in Lavizzara). Si tratta del bilancio più grave legato a una catastrofe naturale mai registrato in tempi recenti a Locarno e dintorni. L'alluvione del 1978, tanto per fare un esempio, aveva provocato sette morti (quattro nel Locarnese: Comologno, Losone, Ascona, Verscio; uno a Bellinzona e due in Val di Blenio, oltre a una quindicina in Italia, tra Val Vigezzo e Ossola). Il nubifragio in Mesolcina, di una settimana prima rispetto a quello in alta Vallemaggia, tre.

Il confronto nella mappa di Swisstopo: link qui

La carta dei pericoli della sponda sinistra della Bavona, ossia la zona sotto i torrenti Larecchia, Magnasca, Ritorto e Ogliè, nel Comune di Cevio
La carta dei pericoli della sponda sinistra della Bavona, ossia la zona sotto i torrenti Larecchia, Magnasca, Ritorto e Ogliè, nel Comune di Cevio

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