Il ponte di Visletto è ricostruito, l’Alta Vallemaggia volta pagina

Il ponte di Visletto, uno dei simboli dell’alluvione del 2024 (costata la vita a otto persone) e distrutto dalla furia degli eventi nella notte tra il 29 e il 30 giugno, è stato completamente ricostruito. L’Alta Vallemaggia, finalmente, può voltare pagina e guardare a un futuro che lentamente torna alla normalità. L’importante manufatto, sostituito da una struttura provvisoria messa a punto dall’esercito, funge da arteria di collegamento tra la parte più discosta del distretto e il resto del Ticino. La nuova versione, con un tracciato più sinuoso, per assecondare la fluidità del traffico, sarà inaugurata sabato 31 ottobre.
La consegna, come avevamo scritto su queste colonne a inizio anno, era programmata per novembre ed è dunque confermata con un leggero anticipo. Soddisfatta la sindaca di Cevio, Wanda Dadò: «È la prima grande opera terminata. C’è ancora molto da fare per i prossimi anni, ma questo traguardo rappresenta un segnale molto importante di quanto il Cantone, in qualità di committente, tenga alla nostra regione», aggiunge.
Inviti alla popolazione in arrivo
Gli inviti rivolti alla popolazione sono in dirittura d’arrivo nelle cassette della posta. Il programma della manifestazione inizia già dalla mattinata, attorno alle 10, con la benedizione da parte delle autorità religiose e il taglio del nastro ad opera dei rappresentanti politici con, in prima fila, il neodirettore del Dipartimento del territorio, Piero Marchesi. Il transito veicolare sarà però concesso solo alla conclusione delle celebrazioni, attorno alle 16.
Chi lo vorrà, potrà - dopo i vari discorsi e le presentazioni - percorrere a piedi la costruzione e «ispezionarla» fin nei minimi dettagli architettonici, oltre che farsela spiegare dagli ingegneri della Divisione delle costruzioni del Cantone, che saranno a disposizione per rispondere alle domande. Attorno alle 12, poi, sarà servita una maccheronata offerta, mentre ulteriori giri di visite guidate continueranno nel pomeriggio. Il «cordone» (così l’aveva definito mesi fa Norman Gobbi, il quale aveva rilevato l’incarico dal collega Claudio Zali) che lega la realtà periferica al resto del Paese è costato quasi nove milioni e il cantiere era stato aperto nel luglio del 2025. Il progetto del Consorzio VISLÈ si era distinto per la qualità dell’integrazione paesaggistica e l’impatto ambientale contenuto.
Lungo 146,4 metri e largo 8, costituito da due travi portanti in acciaio Corten che sorreggono la piattabanda in calcestruzzo armato (quest’ultimo materiale è stato utilizzato per spalle e pile), oggi è uscito dai disegni e dai piani per trasformarsi in realtà.
«Ottima collaborazione»
Ancora Dadò: «È una testimonianza dell’ottima collaborazione tra i Comuni e il Cantone, perché siamo sempre stati coinvolti. Questo approccio continuerà per gli altri progetti di messa in sicurezza che svilupperemo».
Come detto, sul territorio dei due enti locali maggiormente colpiti, Cevio e Lavizzara, restano numerosi interventi: «Queste sfide ci accompagneranno per lungo tempo». Uno tra quelli più importanti è costituito dalla «ricucitura» di Fontana-Bosco-Mondada: «Il gruppo selezionato sta lavorando e dovrebbe consegnarci il progetto di massima entro la fine della prossima primavera», conclude la nostra interlocutrice.
Lido e albergo a Robiei, così si guarda al futuro
Il rilancio dell’Alta Vallemaggia dopo il disastro dell’estate 2024 non passa solo dalla ricostruzione, com’è il caso del ponte di Visletto, che sarà inaugurato sabato 31 ottobre (vedi articolo principale), ma anche da una serie di progetti che mirano a rilanciare una regione periferica.
Oltre alla prospettata ricostruzione del centro sportivo nel Comune di Lavizzara, a Cevio avanza il progetto del Lido Alpino, per il quale era stata avviata una campagna di raccolta fondi. «Si tratta di un’iniziativa nella quale tutta la Vallemaggia crede molto», spiega al Corriere del Ticino la sindaca, Wanda Dadò, commentando la visione di una struttura balneare con piscina coperta da inaugurare entro il 2030. «È vero, ora stiamo vivendo una battuta d’arresto, ma la considero tale e nulla di più. Certamente non fa piacere, soprattutto quando c’è entusiasmo e voglia di costruire prospettive positive dopo una tragedia come quella vissuta».
Un territorio attrattivo
Accanto alla ricostruzione, secondo Dadò è necessario «creare le condizioni per rilanciare l’economia e l’attrattività del territorio. Non possiamo permetterci di ritrovarci tra cinque anni con tutte le infrastrutture ripristinate ma con una valle che continua a perdere popolazione e opportunità».
Un altro capitolo entrato nel Piano di indirizzo (o Masterplan) è la ristrutturazione dell’albergo a Robiei, per mano delle Officine della Maggia. «Proporre un’offerta del genere, un hotel moderno, è un passo avanti per guardare al futuro con positività».
Il bilancio del disastro
Nel corso della notte fra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024, violenti e prolungati temporali hanno colpito l'alta Vallemaggia, tra le valli Bavona e Lavizzara. Ad oggi una persona (un giovane della valle) risulta ancora dispersa, mentre si registrano sette morti: una 76.enne e due 73.enni tedesche, residenti nel Land del Baden-Württemberg, una 61.enne svizzera del canton Basilea Campagna e un 67.enne svizzero del Locarnese (i cui due corpi erano stati ritrovati a Riveo, nel greto della Maggia), un altro 66.enne svizzero del canton Basilea Campagna e una 67.enne svizzera domiciliata nel Locarnese (i cui due corpi erano stati rinvenuti a luglio nel greto del fiume all'altezza di Cevio). Cinque vittime erano a Fontana (Val Bavona), due a Prato Sornico e il disperso al Piano di Peccia (sempre in Lavizzara). Si tratta del bilancio più grave legato a una catastrofe naturale mai registrato in tempi recenti a Locarno e dintorni. L'alluvione del 1978, tanto per fare un esempio, aveva provocato sette morti (quattro nel Locarnese: Comologno, Losone, Ascona, Verscio; uno a Bellinzona e due in Val di Blenio, oltre a una quindicina in Italia, tra Val Vigezzo e Ossola). Il nubifragio in Mesolcina, di una settimana prima rispetto a quello in alta Vallemaggia, tre.
Il confronto nella mappa di Swisstopo: link qui
Le foto delle aree colpite nella mappa di Swisstopo: link qui

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