Le testimonianze

Il «giorno dopo» dei ticinesi nel Regno Unito

All'indomani dei funerali di Stato per commemorare la morte della Regina Elisabetta II, ecco voci, racconti e sensazioni di chi vive da anni la realtà britannica
Jona Mantovan
20.09.2022 20:44

I semafori tornano a riaccendersi a Londra. Il traffico già di primo mattino ha mosso timidamente i primi passi, compresi i caratteristici autobus a due piani. Questo martedì, per il Regno Unito, è uno storico «giorno dopo», un lento ritorno alla normalità dopo il lungo addio (quasi due settimane) alla regina Elisabetta II, sovrana di una vita e spirata 96.enne l'8 settembre 2022. Lunedì è stata la giornata dei funerali di Stato, quasi tutte le aziende hanno osservato il giorno di riposo per dare a tutti la possibilità di partecipare alla cerimonia, o perlomeno di seguirla nella diretta televisiva del primo canale nazionale. Com'è stato vissuto questo momento storico da chi ha legami molto forti con la Svizzera italiana e con il Ticino?
«Non sono un monarca DOC», esclama sorridendo Matthew Hibberd, professore di gestione dei media all'Università della Svizzera italiana. «Ma abbiamo sempre rispettato molto la figura della regina». «Non ho fatto la coda, non sono sceso in strada... ma l'ho seguita leggendo i giornali e guardando la trasmissione sulla BBC», ribatte Omar Merlo, vice decano della Imperial College Business School a Londra, oltre che fellow dell'Università di Cambridge, un «expat» a tutti gli effetti e oggi naturalizzato inglese. «Io, mia madre e il mio fidanzato abbiamo deciso all'ultimo momento di prendere l'autobus per il centro. Era domenica, attorno alla mezzanotte. Da Piccadilly Circus, però, non poteva più proseguire e siamo andati avanti a piedi», racconta un'altra ticinese, Victoria Haschke, musicista e cantante che si finanzia lavorando in una boutique della City.

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Una cerimonia semplice

«Quando andavo a scuola, ricordo che vedevo molto spesso la regina. La sede dell'istituto che frequentavo, infatti, era a poche centinaia di metri da Buckingham Palace. Capivo che doveva seguire numerosi impegni anche perché usciva e rientrava spesso da palazzo reale», afferma Hibberd. Secondo lui, che ha seguito con attenzione il palinsesto della rete televisiva britannica, è stata una cerimonia «semplice». «Mi riferisco soprattutto al servizio in Chiesa, nella Cattedrale. I brani e gli inni, scelti dalla sovrana stessa, avevano un senso. Un richiamo alla cerimonia dell'incoronazione e del suo matrimonio, del 1947. Sì, siamo rimasti tutti commossi dalla semplicità delle cose».

Non ci volevamo perdere questo momento storico
Victoria Haschke

«Non ci volevamo perdere questo momento storico», prosegue sempre Victoria Haschke. «Abbiamo girato a piedi tra Buckingham Palace e Westminster. C'erano già migliaia di persone accampate con tende, sacchi a pelo,... c'era pure chi dormiva sui muretti», dice la giovane, che ha girato l'area per circa tre ore. «Era un'atmosfera molto particolare, c'erano parecchie persone di altre nazioni, con le varie bandiere... Non sono inglese e non mi è arrivata la stessa emozione che hanno provato tante altre persone, come per esempio è successo con la nonna del mio fidanzato che era molto triste e ha anche pianto».

Di me stessa avevo detto ‘No, non farei mai una cosa del genere’. Fino a quel momento, non avevo proprio capito quanto fosse stato importante l'impatto della regina sulle emozioni delle persone
Victoria Haschke

In giro alle tre del mattino

Alle tre del mattino e in giro per strada insieme ai suoi cari, l'idea di restare fino alle dieci, cioè fino all'inizio dei funerali di Stato, non sembrava così assurda. «Però non eravamo attrezzati e faceva freddo! Tuttavia, mi sono sorpresa a pensare una cosa del genere. Di me stessa avevo detto ‘No, non farei mai una cosa del genere’. Fino a quel momento, non avevo proprio capito quanto fosse stato importante l'impatto della regina sulle emozioni delle persone», conclude la ragazza, che vive stabilmente a Londra dal 2020.

È stato un momento particolare, anche per la sorpresa causata dalle lunghissime file che si sono formate in un batter d'occhio, quel ‘serpentone’ di persone a Westminster
Omar Merlo, vice decano Imperial College Business School a Londra

Ore di attesa per l'ultimo saluto

«È stato un momento particolare, anche per la sorpresa causata dalle lunghissime file che si sono formate in un batter d'occhio, quel ‘serpentone’ di persone a Westminster—osserva Merlo—. Ore e ore di attesa per l'ultimo saluto a Elisabetta. Certo, si aspettavano grandi folle, ma forse non del volume che poi abbiamo visto». Il padre di Hibberd, che ha novant'anni, sabato era una delle tante persone accodate. «È durata otto ore», precisa il professore.
«E per fortuna, perché la sua attesa sarebbe potuta durare tranquillamente il doppio. Ha avuto la fortuna di passare dalla fila dedicata alle persone con difficoltà motorie, che ovviamente aveva una certa priorità». 

Non tutti i sudditi sono uguali

Merlo, poi sottolinea come non tutti i sudditi abbiano reagito allo stesso modo di fronte all'evento storico. «Alcuni le hanno reso omaggio come fosse un pellegrinaggio, per senso di fedeltà. Altri hanno apprezzato i valori della regina, la sua etica del lavoro. Anche se non erano simpatizzanti della monarchia, hanno comunque portato questo rispetto». Un rispetto e una presa di coscienza del momento storico che si estende oltre la percezione di un fatto personale.
«Non è soltanto un rapporto lontano, quello con la famiglia reale. È un lutto. Non dico come se riguardasse un membro della propria famiglia, ma quasi», osserva Hibberd. «La famiglia reale è come uno specchio in cui ci si vede. Dà l'opportunità di ricordarsi di molte esperienze personali: abbiamo perso tutti dei cari, magari si ricordano i ‘vecchi temi’, i ‘bei tempi’... ecco, magari non sei in lutto per la regina, ma è come se fossi in lutto ‘attraverso’ la regina».

Ho familiari italiani, tedeschi... anche loro erano in fila. Non vale solo per chi è a Londra o in Gran Bretagna... non credo che questo sia un fenomeno provocato dai media di massa o dai media sociali
Matthew Hibberd, professore all'Università della Svizzera italiana

La portata della morte della Regina Elisabetta varca i confini, come spiega Hibberd: «Ho familiari italiani, tedeschi... anche loro erano in fila. Non vale solo per chi è a Londra o in Gran Bretagna... non credo che questo sia un fenomeno provocato dai media di massa o dai media sociali». L'esperto, poi, torna a riflettere sulla munifica produzione della BBC. «Una presentazione molto elegante. Uno dei motivi per cui paghiamo ancora il canone è proprio per momenti come questi», esclama in una battuta.

E l'immagine di Carlo vira in positivo

Merlo riferisce di quanto sia cambiata, in positivo, l'immagine di Carlo, ora re. «Mi ha stupito questo cambiamento. Fino a ieri molti lo vedevano come un privilegiato narcisista, mentre ora grazie a questo avvenimento e ai suoi discorsi sullo ‘sfoltimento’ dei costi della famiglia reale, il pubblico lo percepisce sotto una luce decisamente migliore». L'esperto conclude sottolineando come i funerali siano stati un momento che ha fermato il tempo, ma ora che si sono conclusi si torna alla realtà. «Siamo stati distratti dall'avvenimento storico. Qualche settimana fa, poi, eravamo con Boris Johnson ed Elisabetta II, mentre ora abbiamo Liz Truss e Carlo III. Il Paese, in questo momento, sta passando grandi difficoltà e ora dovremo ritornare lentamente anche a queste realtà».

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