«L'audit esterno sulla Polizia Cantonale? Contenti ma perplessi»

Dopo un primo sondaggio e alcune frecciatine e contro-frecciatine – in particolare tra i sindacati, una parte della politica e il consigliere di Stato Claudio Zali – il Governo ha infine deciso di promuovere un audit esterno e indipendente, i cui risultati sono attesi indicativamente entro la fine di quest’anno, che avrà il compito di approfondire il clima di lavoro all’interno della Polizia cantonale ticinese. E ciò, ha spiegato il Consiglio di Stato in una nota, per poter «disporre di una base conoscitiva solida per orientare eventuali misure volte a rafforzare il buon funzionamento del Corpo e il benessere del personale».
Gli antecedenti
Del clima di lavoro all’interno della Polcantonale si è parecchio discusso (anche con toni polemici) negli scorsi mesi. In particolare, a partire dalla pubblicazione, avvenuta lo scorso ottobre, di un sondaggio promosso da OCST, VPOD e dalla sezione ticinese della Federazione svizzera funzionari di polizia, dal quale emergevano anche alcuni dati preoccupanti. Uno su tutti: il fatto che sette agenti su dieci abbiano pensato di lasciare la Polizia cantonale.
Ora, alla luce di questi risultati la politica si è subito mossa. Ad esempio, tramite un’interpellanza del deputato Giovanni Capoferri (Centro) che chiedeva lumi al Governo riguardo al clima interno alla Polizia. I toni della discussione, però, si sono alzati quando Zali ha risposto all’interpellanza in Gran Consiglio. Risposte con cui, in estrema sintesi, il responsabile politico della Polizia aveva messo in dubbio la scientificità del sondaggio e, dunque la «fidefacienza dei risultati». Parole a cui è inevitabilmente seguito, come detto, un valzer di frecciatine e contro-frecciatine tra le parti, con i sindacati a sottolineare la bontà del sondaggio svolto e la necessità di intervenire. E a cui è seguita una mozione dei deputati Fiorenzo Dadò (Centro) e Natalia Ferrara (PLR) per chiedere, appunto, un audit esterno e indipendente per far luce sull’effettiva situazione interna alla Polizia.
Nel giro di qualche settimana, però, dopo la bufera è tornato (almeno in parte) il sereno. E ciò, in particolare, grazie a un incontro tra i sindacati e la direzione della Polizia cantonale che ha permesso di placare i toni e di istituire un tavolo paritetico di lavoro.
Volontà di trasparenza
Nel frattempo, poi, negli scorsi mesi lo stesso Zali ha aperto alla possibilità di condurre un audit esterno e indipendente. Possibilità che, come visto, si è concretizzata mercoledì durante la seduta di Governo.
«Con questa decisione intendiamo mettere a tacere le polemiche degli ultimi mesi. Non vogliamo dare l’impressione di avere qualcosa da nascondere o di rigettare la verità: quello del Consiglio di Stato è un gesto di apertura e trasparenza», spiega il direttore del Dipartimento del territorio e responsabile politico della Polizia cantonale. «Evidentemente in una grande organizzazione non può sempre funzionare tutto alla perfezione: per questa ragione vogliamo essere disponibili all’ascolto e, successivamente, impegnarci nella risoluzione dei problemi che eventualmente potrebbero emergere».
L’audit esterno, commissionato alla Ecoplan AG di Berna, fa seguito come detto al sondaggio tra gli agenti promosso dai sindacati. Sondaggio del quale Zali aveva criticato la metodologia. «Sono sicuro che il lavoro che svolgerà la Ecoplan sarà irreprensibile e imparziale: si tratta di una ditta esterna che lavora in modo scientificamente valido», rassicura il direttore del DT.
Interpellato lo scorso ottobre dalla nostra redazione, Zali aveva sollevato perplessità sull’opportunità di far eseguire audit esterni in quanto «per qualcuno sembra che le soluzioni per il Ticino siano sempre fuori cantone, come se fossimo una manica di incapaci». Quest'ultima decisione sembra dunque un dietrofront. «A dire il vero – risponde Zali – avremmo potuto commissionare l’audit a una ditta ticinese altrettanto qualificata, ma abbiamo preferito rivolgerci fuori cantone per evitare qualsiasi sospetto di parzialità o d’influenza da parte nostra».
L’audit, spiega ancora Zali, non è comunque una risposta diretta alla mozione presentata da Dadò e Ferrara. «Abbiamo preso questa decisione subito dopo la pubblicazione dei risultati del sondaggio dei sindacati», sottolinea, per poi precisare: «Non siamo impermeabili alle critiche; abbiamo deciso di imboccare questa via perché ci interessa veramente sapere qual è la situazione all’interno della Polizia cantonale».
Collaborazione assente
E i sindacati, come hanno preso la mossa del Governo? «Inizialmente direi che sono contento di questa decisione che però suscita in me anche sentimenti contrastanti», spiega Giorgio Fonio (OCST). «Forse, finalmente, si prende sul serio una situazione che come sindacato avevamo già denunciato qualche tempo fa. Tengo infatti a ricordare che i risultati presentati nel nostro sondaggio erano stati demoliti da Zali, come demolita era stata la mozione presentata da Dadò e Ferrara. Detto questo, non possiamo che osservare con rammarico come, nonostante sia stato istituito un tavolo paritetico, abbiamo appreso della decisione del Governo attraverso un comunicato stampa. Il coinvolgimento e la collaborazione da noi auspicati vengono quindi ancora una volta disattesi».
Sulla stessa linea anche la mozionante, Natalia Ferrara (PLR): «Da un lato siamo sollevati, perché la mozione chiedeva un audit, e dal momento in cui il Governo ha deciso di andare in questa direzione, significa che ha riconosciuto la necessità di svolgere quanto da noi chiesto». Dall’altra parte, però, Ferrara non lesina critiche per le modalità con cui è stata presa la decisione: «Sono un po’ perplessa dal punto di vista istituzionale. Nelle scorse settimane il Governo ha chiesto all’Ufficio presidenziale del Parlamento una proroga per rispondere alla nostra mozione. E solo qualche giorno dopo ha comunicato di aver affidato un audit a un’azienda. Sarebbe stato più opportuno rispondere alla mozione e dunque al Parlamento. Anche perché avremmo potuto contribuire, noi deputati ma anche tutti gli attori coinvolti, all’allestimento del mandato». Il Governo, chiosa Ferrara, «è libero di muoversi come crede, ma questo modo di ‘tirare dritto’ senza ascoltare nessuno lo trovo un po’ un peccato...».
«Uno strumento positivo su cui si potrà lavorare»
A parlare di uno «strumento positivo», in merito all’audit esterno promosso dal Consiglio di Stato, è Ivan Cimbri, presidente della Federazione Svizzera Funzionari di Polizia sezione Ticino. «È una decisione che non può che essere accolta positivamente», commenta al Corriere del Ticino. E che potrà «portare buoni argomenti su cui lavorare e fare proposte concrete».
Le criticità su cui sarà necessario fare approfondimenti, spiega poi Cimbri, probabilmente non si discosteranno molto da quanto emerso nel primo sondaggio dei sindacati. «Indipendentemente dal fatto che non sia stato riconosciuto dal punto di vista scientifico (ndr. da parte di Zali), ciò che è emerso dal sondaggio penso sarà una buona traccia su dove occorrerà portare correttivi. Penso, ad esempio, al tema della comunicazione interna ed esterna al Corpo, oppure al tema della conciliabilità lavoro-famiglia».
L’audit, va da sé, sarà uno strumento utile pure per il tavolo di lavoro paritetico, a cui Cimbri partecipa per la Federazione. «Ci stiamo incontrando e portando avanti i lavori», spiega, «e la situazione lascia ben sperare».
Ma ovviamente i risultati dell’audit dovranno avere anche altri destinatari: «La direzione della Polizia, ma soprattutto la politica», chiosa Cimbri. «Perché sovente ciò di cui ci si lamenta non è necessariamente alla portata della direzione della Polizia , ma riguarda condizioni quadro che competono, appunto, alla politica».






