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Mike Bizzik: cerco corti dal... «bidone»

Da Locarno la rassegna «Trashort MicroFest», che celebra la creatività più genuina — Il promotore lancia l'appello a condividere produzioni amatoriali, con l'idea di proiettarle a marzo
Michele Bizzini, in arte Mike Bizzik o Bizzerello, 41.enne di Locarno; sullo sfondo, un'immagine simbolica della rassegna «Trashort MicroFest»: un proiettore sbuca da un bidone dei rifiuti
Jona Mantovan
05.10.2026 08:00

«Un Paese che produce film brutti è un Paese sano». È una provocazione che il direttore artistico del Locarno Film Festival, Giona Nazzaro, ha espresso in diverse occasioni per rivendicare il valore di un cinema libero, vitale e capace di sperimentare anche al di fuori dei canoni della perfezione. Un'affermazione che suona quasi come un manifesto per Trashort MicroFest, l'iniziativa lanciata dal locarnese Michele Bizzini, conosciuto artisticamente come Mike Bizzik o Bizzerello. Nella città che ogni estate accoglie alcuni fra i più importanti autori del cinema mondiale, c'è infatti chi vuole dare spazio anche all'altra faccia della produzione audiovisiva: quella più spontanea, istintiva e amatoriale. Non servono scuole di cinema, studi professionali o grandi investimenti. Basta uno smartphone, un pizzico di fantasia e la voglia di mettersi in gioco. È questo lo spirito del festival ideato da Bizzini, che invita chiunque a realizzare e inviare un cortometraggio per la prima edizione di Trashort MicroFest, in programma venerdì 12 marzo 2027 all'Osteria La Fabbrica di Losone (per partecipare, inviare una mail a [email protected]). Una rassegna che punta a trasformare il cosiddetto «trash» da etichetta dispregiativa a occasione di creatività, scoperta e divertimento condiviso. 

Bizzini, 41 anni, vive a Locarno e nella vita lavora come polimeccanico. Parallelamente, coltiva da sempre una forte passione per la creatività, che nel tempo si è espressa attraverso la musica, l'animazione e la produzione di video indipendenti. Racconta che tutto è iniziato da bambino, quando ricevette in regalo una videocamera. Da quel momento iniziò a girare filmati assieme agli amici, sperimentando anche con le animazioni in plastilina e, più tardi, con piccole produzioni animate disegnate a mano e realizzate al computer. Progetti spesso ironici, surreali e volutamente sopra le righe, in linea con quell'estetica «trash» che continua ad affascinarlo ancora oggi.

La locandina dell'evento
La locandina dell'evento

L'idea del festival è nata quasi per caso, durante alcune conversazioni legate all'attività dell'Osteria La Fabbrica. Quando si è iniziato a discutere della possibilità di organizzare proiezioni e momenti culturali, Bizzini ha colto l'occasione per proporre qualcosa di diverso dal solito: una serata dedicata ai cortometraggi amatoriali, senza obblighi formali e senza l'ossessione della perfezione tecnica.

Del resto, il concetto stesso di «film brutto» è spesso relativo. Molte opere considerate marginali, dilettantistiche o di serie B sono diventate negli anni oggetti di culto per generazioni di appassionati. È proprio in questo spazio di libertà che il progetto di Bizzini prova a inserirsi. Tra le poche indicazioni fornite agli aspiranti partecipanti ce n'è una che ha attirato l'attenzione: la preferenza per opere realizzate senza ricorrere all'intelligenza artificiale generativa. La posizione di Bizzini è dichiaratamente personale. Pur riconoscendo che questi strumenti possono avere applicazioni divertenti o pratiche, ritiene che nel contesto artistico rischino talvolta di uniformare linguaggi e stili. Per il Trashort MicroFest vorrebbe invece valorizzare lavori nati interamente dall'iniziativa umana, anche se tecnicamente imperfetti. L'attenzione è rivolta alla componente artigianale e all'espressione individuale: in altre parole, a tutto ciò che permette all'autore di lasciare una traccia riconoscibile della propria personalità.

La parola «trash», spiega, permette di liberarsi dall'ansia del giudizio, dalle aspettative eccessive e dalla ricerca ossessiva della qualità tecnica. «Significa concedersi il diritto di sperimentare, di sbagliare e persino di essere assurdi. Può essere una storia senza senso, una parodia, una trovata demenziale oppure un modo per affrontare temi seri da una prospettiva inusuale. Può perfino diventare una valvola di sfogo, attraverso cui raccontare qualcosa che sta particolarmente a cuore al suo autore», racconta ancora il 41enne al Corriere del Ticino.

Il 12 marzo, all'Osteria La Fabbrica di Losone, toccherà poi al pubblico decidere se quei corti siano davvero dei "bidoni". O se, come spesso accade nel mondo del cinema, il trash non sia altro che una forma particolarmente sincera di creatività.

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