Il caso

Gli investigatori indiani, ora, confermano: «Il pilota ha spento i motori del volo AI 171»

Secondo alcune fonti citate dal Corriere della Sera, Nuova Delhi – dopo mesi di tensioni – conferma che lo schianto dell'aereo di Air India, avvenuto a giugno 2025, non si verificò per un difetto tecnico
© EPA/RAJAT GUPTA
Red. Online
10.02.2026 14:11

Dopo mesi, il disastro aereo del volo AI 171 torna sotto i riflettori. Nelle scorse ore, il Corriere della Sera, citando due fonti occidentali a conoscenza delle ultime discussioni tra Nuova Delhi e Washington, ha rivelato che gli investigatori indiani che si occupano dell'indagine ammettono che, all'origine dell'incidente, non ci fu un difetto tecnico, ma un gesto intenzionale. 

Il velivolo, un Boeing 787 di Air India, lo ricordiamo, era precipitato pochi secondi dopo il decollo dall'aeroporto di Ahmedabad il 12 giugno del 2025. Nel disastro, avevano perso la vita 260 persone. tra chi era a bordo e chi si trovava nell'ostello per studenti di medicina, su cui si è schiantato l'aereo. Nell'incidente, un solo passeggero era sopravvissuto, come per miracolo

Secondo le indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, insomma, è ormai chiaro che uno dei piloti a bordo abbia spento gli interruttori del carburante, facendo precipitare il veicolo. Una conclusione a cui sono arrivati anche gli investigatori indiani, che si preparano ora a scrivere il rapporto finale. Al momento, tuttavia, non è chiaro se verrà presentata una descrizione precisa della dinamica. Restano, inoltre, da attribuire le responsabilità: il principale indiziato è il comandante Sumeet Sabharwal che, come emerso un mese dopo l'incidente, soffriva di depressione. Nonostante ci siano ancora diversi punti da chiarire, per gli esperti statunitensi – che assistono all'inchiesta –, dopo mesi di tensioni con la controparte indiana, questo risultato rappresenta «una svolta». 

Dopo l'incidente, per settimane, erano infatti state avanzate numerose ipotesi. Dal possibile guasto tecnico, fino all'errore umano. Con il passare dei giorni, però, l'attenzione degli investigatori si era però spostata sugli interruttori di controllo del carburante dei motori, presenti nella cabina di pilotaggio. Un mese dopo lo schianto, erano stati pubblicati il rapporto preliminare dell'Agenzia per le indagini sugli incidenti aerei indiana e l'analisi della scatola nera dell'aereo. Documenti, questi, grazie ai quali era stata scartata definitivamente la pista del guasto. Il verdetto tecnico, a quel punto, parlava di una manomissione degli interruttori che regolano l'accensione-spegnimento dei motori. Motori che, al momento del disastro, erano spenti. 

Dopo la notizia, i piloti indiani erano intervenuti, chiedendo di evitare «speculazioni sull'equipaggio di Air India». In quei giorni, erano state diffuse anche le conversazioni tra i due piloti: uno dei due aveva chiesto all'altro per quale motivo avesse «tagliato» il carburante. L'altro pilota, tuttavia, aveva risposto di «non averlo fatto». 

Il rapporto finale

Come emerge dall'articolo pubblicato dal Corriere della Sera, ci sarebbero delle ragioni per cui, dopo mesi, l'India sembra aver cambiato posizione sull'incidente. Secondo le fonti, da un lato avrebbero avuto un ruolo fondamentale le pressioni statunitensi. Ma non solo: dall'altro, la «minaccia occidentale di una rivalutazione del livello di sicurezza delle aviolinee indiane» avrebbe pesato particolarmente. A ottobre, un altro aereo di Air India era stato protagonista di un incidente in fase di atterraggio. Nello specifico, sul volo AI 117 in viaggio da Amritsar a Birmingham la Ram Air Turbine si è aperta in modo automatico a un'altitudine di circa 152 metri. L'aereo era atterrato senza problemi, ma l'associazione piloti aveva parlato di «un grave segnale». Motivo per cui, erano stati chiesti nuovi test ai Boeing 787 Dreamliner, velivoli coinvolti negli incidenti. 

Per evitare, dunque, che quanto accaduto nel 2025 possa danneggiare l'immagine di un Paese che sta investendo parecchio nel trasporto aereo, nel turismo e negli scambi commerciali, Nuova Delhi potrebbe quindi aver accettato l'ipotesi del gesto intenzionale. «Ammettere che a buttare giù l'aereo è stato uno dei piloti viene sempre più giudicato un sacrificio sostenibile», ha spiegato a tal proposito una delle fonti del Corriere. Il rapporto finale, sempre secondo le fonti, conterrà un riferimento alla continua valutazione psicologia e al benessere psicofisico dei piloti. 

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