Medio Oriente

I ribelli Houthi entrano nel conflitto, gli USA valutano operazioni di terra

I ribelli yemeniti rivendicano il lancio di missili su Israele e ora si teme pure per la navigazione nel Mar Rosso: intanto migliaia di marines hanno raggiunto il Medio Oriente
©YAHYA ARHAB
Michele Montanari
29.03.2026 10:30

Ora anche i ribelli Houthi hanno preso parte al conflitto e il mondo inizia a temere per la navigazione nel Mar Rosso. La guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele si allarga, con la possibilità di un’operazione di terra americana sempre più concreta

Dopo un mese di conflitto in Medio Oriente, gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato due lanci di missili su Israele, di fatto, i loro primi attacchi contro lo Stato ebraico dal 28 febbraio. Il portavoce militare Yahya Saree ha affermato che il gruppo sostenuto dall'Iran ha colpito con «missili da crociera e droni» prendendo di mira siti militari chiave in Israele. Saree ha pure promesso che gli Houthi continueranno le operazioni militari nei prossimi giorni finché lo Stato ebraico non «cesserà i suoi attacchi e la sua aggressione».

Intanto oltre 2.500 marines statunitensi sono arrivati ​​in Medio Oriente, mentre altre diverse migliaia sono in viaggio. Stando al Washington Post, il Pentagono si starebbe preparando per operazioni di terra in Iran della durata di diverse settimane, in quella potrebbe diventare una nuova pericolosa fase della guerra, qualora il presidente Donald Trump decidesse di dare il via libera all'intervento.

La eventuale operazione di terra, spiegano funzionari americani a cui è stato garantito l’anonimato, non si configurerebbe come «un'invasione su vasta scala», ma potrebbe piuttosto prevedere «incursioni» condotte da forze speciali e truppe di fanteria convenzionali. Si tratterebbe comunque di una missione ad alto rischio, in quanto i soldati USA sarebbero esposti agli attacchi dei droni e dei missili iraniani, tutt'altro che annientati dagli USA.

Secondo il New York Times, i soldati americani potrebbero essere impiegati in una eventuale missione per conquistare l'isola di Kharg, il principale centro di esportazione petrolifera iraniano nel Golfo Persico settentrionale, dove all'inizio di questo mese aerei da guerra statunitensi hanno bombardato oltre 90 obiettivi militari. Per il Wall Street Journal, Trump potrebbe invece ordinare alle truppe di prendere il controllo dello Stretto di Hormuz, la importante rotta commerciale da cui passa il 20% del petrolio e del gas globale.  

Di fronte al rischio di una crisi energetica mondiale causata dal controllo iraniano dello Stretto di Hormuz, dal quale ora transitano solo alcune petroliere «amiche» di Teheran, l'ingresso degli Houthi rischia di danneggiare ulteriormente il trasporto marittimo di fonti energetiche, evidenzia la Associated Press. Come già avvenuto negli scorsi mesi durante i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, i ribelli yemeniti potrebbero infatti prendere nuovamente di mira le navi nello stretto di Bab el-Mandeb, al largo del Mar Rosso, dal  quale transita circa il 12% del commercio mondiale verso il Canale di Suez.

Tra novembre 2023 e gennaio 2025, i ribelli Houthi hanno attaccato più di 100 navi mercantili con missili e droni, affondandone due. Il gruppo agiva in segno di solidarietà con i palestinesi di Gaza durante la guerra tra Israele e Hamas .

Il recente coinvolgimento degli Houthi complicherebbe inoltre il dispiegamento della USS Gerald R. Ford, la portaerei a propulsione nucleare con 5 mila soldati a bordo giunta sabato in Croazia per manutenzione. L'invio dell'imbarcazione nel Mar Rosso potrebbe attirare attacchi simili a quelli subiti dalla USS Dwight D. Eisenhower nel 2024 e dalla USS Harry S. Truman nel 2025.

Gli Houthi non sono però l’unica fazione filo-iraniana coinvolta nel conflitto. Israele sta infatti bombardando pure obiettivi in ​​Libano, mantenendo vivo il fronte di guerra contro Hezbollah.

Venerdì Teheran ha accettato di consentire il transito di aiuti umanitari e prodotti agricoli attraverso lo Stretto di Hormuz, in seguito a una richiesta delle Nazioni Unite. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel frattempo, ha dato all'Iran tempo fino al 6 aprile per riaprire completamente la importante rotta commerciale.

Venerdì il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere i loro obiettivi senza truppe di terra, aggiungendo che ne avrebbero comunque inviate alcune nella regione affinché Trump avesse la «massima» flessibilità per definire una strategia.

Oltre a migliaia di marines, stando al Washington Post, il Dipartimento della Difesa avrebbe ordinato a più di 2 mila soldati dell'82esima Divisione Aviotrasportata dell'Esercito di iniziare a spostarsi verso il teatro di guerra per fornire al capo della Casa Bianca ulteriori «opzioni militari». I combattenti farebbero parte della cosiddetta «Forza di Intervento Rapido» della divisione, una brigata in grado di essere schierata ovunque nel mondo entro 18 ore, già utilizzata nel 2021, quando i soldati vennero inviati all'aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul, in Afghanistan, per assistere alle evacuazioni in seguito alla chiusura delle attività del governo statunitense nel Paese.

La guerra, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran, si è ormai estesa a tutto il Medio Oriente, causando migliaia di morti (si parla di oltre 3 mila vittime) e colpendo duramente l’economia mondiale.

Le autorità iraniane affermano che più di 1.900 persone sono state uccise nella Repubblica islamica, mentre in Israele si registrano 19 morti.

In Libano, dove Israele ha avviato un'invasione nel sud del Paese prendendo di mira Hezbollah, le autorità hanno segnalato oltre 1.100 persone uccise dall'inizio della guerra. In Iraq, dove gruppi di miliziani sostenuti dall'Iran sono entrati nel conflitto, 80 membri delle forze di sicurezza hanno perso la vita. Negli Stati del Golfo sono state uccise 20 persone. Quattro persone sono invece morte nella Cisgiordania occupata. Stando all’Associated Press, più di 300 militari statunitensi sono rimasti feriti in guerra e almeno 13 risultano morti.

Con le elezioni di midterm statunitensi previste per novembre, la guerra – tra crisi energetica, carovita e vittime americane – pesa sempre di più sulla reputazione di Donald Trump. Diversi sondaggi danno la sua popolarità ai livelli più bassi di sempre durante il secondo mandato presidenziale, mentre ieri oltre 8 milioni di persone hanno manifestato contro di lui in numerose città americane.

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