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Movimento 17 ottobre, scarcerato il trentenne indicato come la «mente»

La giudice per le indagini preliminari ha respinto il fermo e la richiesta di carcere – Nell’ordinanza esclude, allo stato, l’istigazione alla violenza e precisa che i canali sono nati dopo gli scontri
© KEYSTONE (EPA/MATTEO CORNER)
Red. Online
29.10.2026 12:35

Il trentenne indicato dagli inquirenti come il presunto gestore dei canali social del «Movimento 17 ottobre» è tornato in libertà. La giudice per le indagini preliminari (gip) di Milano ha respinto la richiesta della Procura di convalidare il fermo e di disporre la custodia cautelare in carcere. L’uomo era stato fermato il 24 ottobre e si trovava a San Vittore: ha lasciato il carcere dopo quattro giorni.

«Non sussistono gravi indizi di colpevolezza»

Secondo le motivazioni – riportate dal Fatto Quotidiano –, la gip non ha ravvisato né il pericolo di fuga né gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati. La giudice ha esaminato i messaggi pubblicati nei canali del movimento: pur riconoscendone «i toni aspri e le espressioni volgari», li ha considerati «critiche allo Stato, al Governo e ai media», non appelli concreti a commettere atti violenti. Le forme di protesta indicate, secondo l’ordinanza, evocavano la disobbedienza civile e la programmazione di manifestazioni settimanali e non costituiscono istigazione alla violenza.

I canali social dopo i disordini

Il trentenne era stato fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere, aggravata dalla finalità di terrorismo, e di violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche (reato introdotto poche ore prima del fermo). La gip ha però ricordato che i profili social erano stati creati dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre: quegli episodi, dunque, non sono contestati al trentenne nell’ambito di questo procedimento. Il Fatto riferisce inoltre che, nell’analisi delle chat, solo una quota minima dei messaggi richiamava la violenza e nessuno di questi sarebbe stato condiviso direttamente dall’indagato.

Le pagine condivise e quelle rimaste sul computer

Nell’ordinanza viene analizzato anche il documento «Rivoluzione, istruzioni per l’uso». Le quattro pagine condivise nel gruppo, secondo quanto riferito dal quotidiano, non contenevano indicazioni per usare strumenti offensivi contro le forze dell’ordine o per reagire ai lacrimogeni. Altre indicazioni erano presenti in una versione più ampia trovata sul computer del trentenne, ma non risultavano pubblicate nella chat. Per la giudice, i contenuti condivisi richiamavano «forme di disobbedienza civile e la programmazione di manifestazioni, non la preparazione di atti violenti».

La decisione ha acceso anche il confronto politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’ha definita «vergognosa». L’Associazione nazionale magistrati ha criticato le sue parole, parlando di «un esercizio di intimidazione» nei confronti della giudice. Il trentenne, al momento, resta indagato.

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