L'evento

Parola di «Squalo»: «Il Ticino ama il ciclismo» (e Vingegaard saluta la folla)

È entrata nel vivo la tappa ticinese che porterà il Giro d'Italia da Bellinzona a Carì – Il via in piazza Collegiata con il nuotatore Noè Ponti e la campionessa di sci alpino Camille Rast – Mentre Vincenzo Nibali si confida con il Corriere del Ticino
Il campionissimo danese Jonas Vingegaard, maglia rosa.
Alan Del Don
Giacomo Butti
26.05.2026 14:53

Il sindaco, il nuotatore ed il campionissimo. Uno accanto all'altro, in piazza Collegiata a Bellinzona, tra due ali di folla. Difficilmente una scena simile si ripeterà presto alle nostre latitudini. Con un minuto di ritardo rispetto alla tabella di marcia, la tappa interamente sopracenerina del Giro d'Italia - che porterà la «carovana rosa» dalla capitale a Carì - è partita. A dare il via sono stati il primus inter pares Mario Branda e Noè Ponti. Subito dietro di loro la maglia rosa Jonas Vingegaard, quella ciclamino indossata dal velocista Paul Magnier, il miglior scalatore Jordi Christiaan Van der Lee e colui che primeggia nella classifica dei giovani, ossia il portoghese Alfonso Eulalio che fino a sabato scorso indossava quella più preziosa. Ci siamo, insomma. Ora si entra nel vivo. Dopo i primissimi chilometri nel centro storico della Turrita - passando davanti a Palazzo Civico e a quello delle Orsoline, poi in via Orico, il Bagno pubblico e la sede principale di BancaStato - il via ufficiale è stato dato a Castione. Il gruppo transiterà dalle valli Riviera, Blenio (con la doppia ascesa a Torre e Leontica) per entrare, infine, in Leventina. Il vincitore alzerà le braccia al cielo a Carì verso le 17.15-17.30.

Ticinese d'adozione

Il favorito odierno? Sempre lui, Jonas Vingegaard, che finora ha già trionfato nei tre precedenti arrivi in salita di questo Giro (Blockhaus, Corno alle Scale e Pila). Abbiamo chiesto un pronostico all’ex ciclista italiano Vincenzo Nibali. Da noi intervistato, il due volte vincitore del Giro d’Italia (2013 e 2016) ha spiegato l’importanza della gara odierna. «Si tratta di una tappa molto particolare. Organizzata dopo il giorno di riposo, è breve - solo 113 chilometri - ma molto dura, specialmente sulla salita finale di 11 chilometri, dove la pendenza tocca punte oltre il 13%». Chi vincerà? «Lo Squalo» punta sulla maglia rosa, Jonas Vingegaard. «Vorrà aumentare il suo distacco rispetto agli avversari, quindi mi aspetto qualcosa da lui. È, questo, un percorso che si addice alle sue caratteristiche». Non escludendo la possibilità di una fuga immediata, Nibali evidenzia: «Con una tappa così corta ed esplosiva, potremo vedere uno spettacolo per tutto il giorno».

Ticinese d’adozione, Nibali da quasi 15 anni vive nel Luganese. Ma le montagne bellinzonesi le conosce molto bene: «La salita di Carì? Certo che l’ho già fatta. Salite come questa, che si trovano in queste valli, sono perfette per allenarsi. Ne ho fatto la mia palestra naturale». Passione, fatica, resilienza: il ciclismo è questo. Ma in occasione di tappe come questa, si trasforma anche in una grande festa popolare. «Il Ticino ha accolto benissimo il Giro», commenta Nibali, che sottolinea: «Negli ultimi anni, del resto, ha investito molto sul cicloturismo. Qui sono presenti molte piste ciclabili e tanti si sono appassionati a questo sport, vivendolo con grande dedizione, anche per il proprio benessere personale. È una meta molto importante che richiama molti turisti che vengono a pedalare qui per il clima fantastico del vostro cantone».

Soddisfatti gli organizzatori

Nonostante la giornata caldissima Bellinzona, gli appassionati di ciclismo e i curiosi hanno risposto presente. Eccome se l'hanno fatto. Fin dal mattino la capitale si è ulteriormente colorata di rosa accogliendo calorosamente il pubblico. «Finora sta andando benissimo. Davvero non potevamo sperare di meglio», rileva il vicesindaco di Bellinzona nonché co-presidente del Comitato organizzatore Fabio Käppeli. L'abbiamo incrociato in piazza del Sole. Era con il sindaco, con Vincenzo Nibali e con la campionessa rossocrociata di sci alpino Camille Rast. Una festa popolare. Una festa dello sport. «Lo sport avrà tanti difetti, ma a differenza della vita nello sport non basta sembrare, bisogna essere», sosteneva il grandissimo Gianni Mura. Pura verità. il ciclismo è passione. Certo, anche fatica, sudore, crampi e parolacce, quando a metà salita non ne hai più. Ma un secondo dopo sorridi. Magari porgi la borraccia ad un bambino. Lui si emoziona. Il campione - quello vero - lo si vede pure da questi gesti. Come Vingegaard, che ha salutato il pubblico e ha dispensato sorrisi. Sta diventando più «social», proprio come il suo rivale numero uno. Quel fenomeno di un Tadej Pogacar che vedremo fra meno di un mese al Tour de Suisse, con tappa a Locarno.

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