Giubiasco

Quelle «attenzioni morbose» verso un'allieva e l'arresto prima della gita

Il docente delle Medie di Giubiasco accusato di atti sessuali ai danni di almeno due alunne aveva una preferenza per una minorenne di meno di 15 anni - Le manette sarebbero scattate poco prima di un'escursione scolastica in programma in queste settimane - La politica esige un cambio di cultura e risposte rapide dal Governo
© CdT/Gabriele Putzu
Alan Del Don
Giacomo Butti
03.04.2026 18:12

Il giorno dopo è sempre quello delle domande. Ci si chiede come è possibile che nessuno si sia accorto del presunto agire malato del docente delle scuole Medie di Giubiasco arrestato con la pesantissima accusa di atti sessuali con fanciulli ai danni di almeno due allieve. Forse, e ribadiamo forse, fra gli stessi alunni qualcuno qualcosa aveva intuito. Ovvero che le attenzioni morbose del 37.enne ticinese, attivo nell’istituto da oltre dieci anni, fossero rivolte principalmente verso una ragazza di meno di 15 anni. Un fatto anomalo che i compagni di classe avevano cominciato a sospettare. Ma nessuno di loro lo avrebbe detto né ai propri genitori né alla direzione o agli altri insegnanti. «Si tratta di un momento difficile, per tutti. Proprio per questo motivo, pur comprendendo la vostra richiesta, riteniamo opportuno non rilasciare dichiarazioni», è la reazione dell’Assemblea dei genitori interpellata dal nostro giornale.

Fra silenzi e interrogativi

Nessuno parla, ora. Nessuno ha parlato, in precedenza. Nessuno sapeva (con certezza), ecco, a tal punto da allertare la Polizia cantonale. Purtroppo è una situazione alla quale si è già assistito tante, troppe, volte in Ticino. Tant’è che ora la politica chiede un deciso ed importante cambio di passo (si veda più avanti). La ragazza è stata sentita dagli inquirenti poche ore dopo l’arresto dell’uomo, scattato il 17 marzo. Non è chiaro se la segnalazione sia giunta dalla sua famiglia o da quella dell’altra minorenne. Poco importa ai fini dell’inchiesta condotta dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni, la quale ora deve trasformare gli indizi in prove e portare il caso in aula penale - se lì si dovesse arrivare, come sembra molto probabile - il più rapidamente possibile per non far soffrire ulteriormente le presunte vittime del 37.enne. Stando a quanto appurato dal Corriere del Ticino - ma, visto il silenzio che regna attorno alla vicenda, non abbiamo ricevuto al momento conferme - le manette ai polsi del docente sarebbero scattate nell’imminenza della sua partecipazione ad una gita scolastica in programma in queste settimane. Il condizionale, ribadiamo, è d’obbligo.

L'assenza e le voci

Quello che è certo è che, constatata l’assenza dell’insegnante dal 17 marzo, gli allievi dell’istituto del Borgo si sono chiesti che fine avesse fatto. Era malato? Infortunato? Gli alunni non avrebbero ricevuto comunicazioni da parte della direzione. Ciò che non ha fatto altro che alimentare sospetti, i pourparler. Fino a ieri, giovedì, quando direzione e DECS hanno inviato un’e-mail a tutti i genitori della scuola, pochi minuti prima che il Consiglio di Stato informasse i media dell’arresto dell’uomo (immediatamente sospeso dal suo ruolo) e dell’apertura di un’inchiesta disciplinare. Una comunicazione tanto ravvicinata alla pubblicazione della notizia che alcuni genitori ne sarebbero venuti a conoscenza leggendola prima sui siti online. L’inchiesta, intanto, prosegue per chiarire se vi siano ulteriori vittime e da quanto tempo andava avanti il comportamento riprovevole dell’uomo.

Più Donne torna alla carica

A proposito della questione della sensibilizzazione nelle scuole, si annota un duro attacco di Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo (Più Donne) in un’interpellanza rivolta al Governo. Le granconsigliere ricordano che lo scorso novembre avevano presentato un atto parlamentare simile dal titolo «Silenzio tombale sugli abusi sessuali ai danni di minorenni». Allora le deputate evidenziarono la necessità di un «cambio di cultura» che andasse al di là delle pur «lodevoli» iniziative già in atto. Ma il testo, si ricorda nella nuova interpellanza, «non era stato ritenuto urgente e declassato» ad interrogazione. «Dopo quante vittime ci sarà l’urgenza?», domandano ora. Nell’interpellanza rivolta al Consiglio di Stato dopo i fatti di Giubiasco si sottolinea come il «clima di allarme sociale e l’incertezza che regna tra le famiglie e gli allievi» richiedano una presa di posizione «chiara e immediata del Governo» per ripristinare la fiducia nelle istituzioni scolastiche. Importante, anche, che l’Esecutivo cantonale chiarisca le direttive impartite per l’accompagnamento pedagogico e giuridico dei giovani coinvolti: «Aspettare mesi per una risposta renderebbe vano qualsiasi intervento correttivo sulle modalità di comunicazione ‘a caldo’ nelle classi».

Strategia da modificare

Nel testo si chiede quindi che la strategia per la lotta agli abusi sessuali ai danni di minorenni «passi dal protezionismo (nascondere le cose per non turbare)» al cosiddetto empowerment, cioè «dare alle ragazze e ai ragazzi le parole e i concetti giuridici per difendersi». Partendo dal caso specifico, e allargandolo al protocollo generale, Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo esigono risposte immediate su come avviene l’accompagnamento in questi casi (compresa l’informazione alle famiglie), quale è il supporto nella gestione del trauma e se gli attuali programmi di alfabetizzazione giuridica e sessuali trattino adeguatamente il tema. Dito puntato anche sugli attuali servizi proposti dal Cantone volti a combattere gli abusi ai danni di minori: «Come si spiega che i filtri di controllo e le procedure di ‘ascolto’ non abbiano permesso di intercettare questo disagio prima che sfociasse in un intervento della Magistratura?».

Le critiche al DECS

Sul tema si è espresso anche Erredipi. Nella sua presa di posizione l’associazione ha puntualizzato come il caso porti alla luce «criticità sistemiche», mettendo «in discussione la capacità delle istituzioni scolastiche e del dipartimento di prevenire e affrontare comportamenti inappropriati». Sotto attacco, in particolare, la strategia comunicativa del DECS o, meglio, la sua «assenza», secondo Erredipi. «La scuola ha perso credibilità proprio nel momento in cui avrebbe dovuto essere un punto di riferimento». Fra l’arresto del docente e la comunicazione ufficiale «le voci su quanto stava avvenendo sono girate totalmente incontrollate. Le famiglie, gli allievi e i docenti sono stati lasciati soli a gestire domande e paure». E le indagini in corso non possono essere «alibi». Sotto la lente il protocollo di segnalazione: «Servono spazi di segnalazione esterni e indipendenti, non subordinati alla gerarchia scolastica, per avere imparzialità, protezione e trasparenza». Una «riforma culturale e organizzativa profonda», conclude l’associazione, «che doti le istituzioni degli strumenti necessari per «mettere al centro sicurezza, dignità e benessere di chi vive la scuola».

Correlati
Docente arrestato: almeno due le vittime, ma si indaga ancora
Le indagini a carico dell'insegnante delle Medie di Giubiasco fermato con l'accusa principale di atti sessuali con fanciulli proseguono senza sosta - Gli inquirenti ora andranno a ritroso nel tempo ed oltre l'ambito scolastico per accertare eventuali altri comportamenti riprovevoli