Il dramma

«Qui ci conosciamo tutti, quanto successo ci ha sconvolti»

Gnosca, parlano gli abitanti del piccolo paese (quartiere di Bellinzona) dove oggi si è consumato il fatto di sangue - L'uomo faceva un po' di tutto, attraverso l'impresa individuale, e da poco aveva iniziato la relazione con la donna - Le domande ancora senza risposta
© Rescue Media
Alan Del Don
Giacomo Butti
13.02.2026 16:15

A Gnosca si conoscono tutti. O quasi. Normalissimo in un paese - dal 2017 quartiere di Bellinzona - di poco più di 800 anime. «Lui era una persona schiva. Nell’ultimo periodo non lo si vedeva spesso, sempre impegnato in qualche lavoro manuale. La Polizia cantonale è arrivata verso le 3.15. Stavo dormendo e mi sono subito alzato per capire cosa fosse successo. Pensavo ad un furto, non certamente a qualcosa di così brutto, come ho poi appreso. Non ho sentito né urla né spari», ci dice una persona che abita lungo la stessa via Nos che purtroppo oggi è balzata agli onori della cronaca ticinese per il fatto di sangue capitato poco prima delle 3.

Pochi sapevano della relazione

Quando gli agenti sono arrivati nella casa unifamiliare al numero civico 4 hanno trovato due cadaveri. Di un uomo sulla sessantina, cittadino svizzero, e di una donna di 10-15 anni più giovane. Si frequentavano da poco. Ecco spiegato perché nell’ex ente locale a nord della capitale pochi (in pratica solamente i vicini) sapevano che avesse una relazione. La Polizia scientifica ha effettuato per ore i rilievi tecnico-scientifici che - unitamente alle verifiche medico-legali e alla ricerca di tracce forensi nonché alle testimonianze raccolte - saranno indispensabili per poter chiarire la dinamica di quanto successo ed appurare, soprattutto, le cause del dramma. Sulla base delle prime risultanze dovrebbe trattarsi di un omicidio-suicidio; escluso, infatti, l’intervento di terzi. Nelle prossime ore è atteso un secondo comunicato da parte del Ministero pubblico.

Dai lavori edili al vino

L’uomo viveva a Gnosca - nella parte bassa, a poche centinaia di metri dalle scuole elementari - da almeno tre decenni. Negli ultimi anni lavorava in proprio in vari ambiti. Dalle riparazioni meccaniche alle opere edili passando per il fotovoltaico e la produzione di vino. Il tutto attraverso l’impresa individuale fondata nel 2017 con sede, proprio, nell’abitazione all’interno della quale si è consumata la tragedia. La seconda dall’inizio dell’anno a Bellinzona, dopo il matricidio del 28 gennaio (si veda più avanti). «Lui? Un uomo cordiale. Fatto a modo suo, sì, ma mai mi sarei aspettato potesse finire implicato in una storia simile», ci racconta invece un altro abitante del quartiere a nord della capitale. «Di tanto in tanto lo si poteva incontrare alle feste di paese e nei pochi locali di Gnosca. Non ne era, però, un assiduo frequentatore. Negli ultimi due anni, però, si era un po’ allontanato dalla vita di paese, quella di comunità». Poco o nulla, invece, si sa della donna. «La frequentava da qualche tempo, da quello che mi risulta. Personalmente non ci ho mai parlato», ci racconta ancora il cittadino.

La richiesta di intervento

L’allarme alla Centrale comune di via Chicherio a Bellinzona è scattato poco prima delle 3. In 15 minuti le prime pattuglie di polizia erano sul posto. Non è chiaro da chi sia partita la richiesta di intervento. Da una delle due persone protagoniste del fatto di sangue? Da un conoscente dell’uomo o della donna? E poi, ancora: chi ha ucciso chi e in seguito si è tolto la vita? Perché? Tutte domande alle quali toccherà agli inquirenti fornire una risposta sulla base dei rilievi eseguiti dalla Scientifica. «Guardi, personalmente non ho mai sentito litigare nessuno. È un quartiere tranquillo. Non riesco proprio a capacitarmi di come sia potuto accadere un fatto simile...», rileva un confinante.

L'altro fatto di sangue

Quello di Gnosca, come detto, è il secondo fatto di sangue capitato dall’inizio dell’anno nella Turrita. Il 28 gennaio la Polizia cantonale era intervenuta in un appartamento in via Mirasole in città, sempre poco dopo le 3. Ma le similitudini si fermano qui: a morire, allora, una 46.enne svizzera uccisa a coltellate dal figlio di 24 anni che, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, si era avventato contro la madre e il compagno di quest’ultima (rimasto a sua volta gravemente ferito). Il giovane - difeso dall’avvocato Walter Zandrini - è accusato in via principale di assassinio, subordinatamente omicidio intenzionale, e di tentato omicidio intenzionale, in via subordinata lesioni gravi.

Sentito per la prima volta dal procuratore pubblico Zakkaria Akbas settimana scorsa, il giovane ha affermato di non ricordare nulla di quella terribile notte. È tuttora ricoverato alla Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio; prossimamente verrà trasferito al carcere giudiziario della Farera dove rimarrà in detenzione preventiva almeno sino ad inizio maggio. Come avevamo anticipato il 30 gennaio, è stata parimenti ordinata una perizia psichiatrica per far luce sul suo stato di salute al momento dei fatti.

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