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Gli avvocati dei Moretti: «Jessica è uscita subito per chiamare i pompieri, sulla schiuma bisogna chiedere conto a chi la vende»

Jessica Moretti: «Ho portato le ultime bottiglie ai clienti, volevo aiutare i camerieri» – Creata l'Associazione «Swisshearts» per sostenere le famiglie delle vittime – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Gli avvocati dei Moretti: «Jessica è uscita subito per chiamare i pompieri, sulla schiuma bisogna chiedere conto a chi la vende»


Red. Online
18.01.2026 08:08
20:45
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«I ragazzi rivivono l'incubo, ma la maggioranza supererà il suo trauma»

«Un evento di natura estremamente minacciosa e orripilante»: la psicologa Anna Graf, che segue al Kinderspital di Zurigo un gruppo di giovani gravemente ustionati nel rogo di Crans-Montana (VS), non usa mezzi termini per descrivere il trauma vissuto dai cinque adolescenti tra i 14 e i 18 anni e dalle loro famiglie. Ma dalle sue parole arriva anche un messaggio di speranza, fondato sulla scienza e sull'esperienza clinica: «La maggioranza ce la farà a superare il trauma».

«Dalla ricerca sappiamo che una grande parte di bambini e adolescenti non sperimenta conseguenze psicologiche gravi», afferma la studiosa in un'intervista pubblicata oggi dalla NZZ am Sonntag. Questo non significa negare la ferita profonda. Molti pazienti, al risveglio dal coma, sperimentano una reazione acuta da stress. «I pazienti sono assaliti da immagini incontrollabili, i cosiddetti flashback. Questi causano spesso panico, estrema paura con reazioni fisiche come tremori».

L'esperta descrive un sistema nervoso «in allarme per lungo tempo», che rende i ragazzi «molto impressionabili, irritabili, incapaci di dormire o di concentrarsi». A questo si aggiunge una percezione alterata della realtà: «Le persone descrivono di percepire tutto solo attraverso una nebbia, hanno la sensazione che non sia tutto vero e che si risveglieranno da un incubo».

Il lavoro della squadra medica e psicologica è minuzioso e parte dalle necessità più basilari, in un dialogo continuo tra esigenze cliniche e supporto emotivo. Un esempio concreto riguarda una paziente terrorizzata dalle porte chiuse, che le provocano flashback. «A causa dell'igiene e dell'alta temperatura necessaria per curare le ustioni, le porte non potevano semplicemente restare aperte», spiega Graf. «Ma abbiamo trovato una soluzione: una delle due porte a vetri può restare aperta».

L'approccio con i ragazzi è diretto ma calibrato. «Ciò di cui i pazienti hanno bisogno in una tale situazione è, sorprendentemente, basilare». Si cerca di orientarli «con parole semplici e calme», chiedendo loro come stiano, se abbiano incubi o pensieri ossessivi, lasciandoli liberi di interrompere il colloquio se diventa troppo.

Un ruolo fondamentale è affidato alle famiglie, anch'esse provate dallo stesso trauma. «Stanno male. E allo stesso tempo devono esserci per i loro figli e dare loro sostegno e sicurezza. Spesso è una grande tensione». Il supporto per i genitori parte dalle cose pratiche: «Ci sediamo con loro e chiediamo se hanno mangiato, dove dormono».

La chiave per prevenire disturbi a lungo termine, come il disturbo da stress post-traumatico, sta nella ricostruzione narrativa. «Molti ragazzi hanno ora il bisogno di raccontare cosa è successo», spiega la specialista. Nel caos dell'evento traumatico, il cervello immagazzina solo frammenti sconnessi. «Raccontare e mettere gli eventi in una sequenza significativa riduce il rischio». Per questo si incoraggiano i familiari ad ascoltare, senza evitare il racconto.

Anche quando il ricordare è doloroso, si cerca di «avanzare» con cautela nella storia. «Aiuta andare avanti nel racconto e chiedere, per esempio: "Quando hai capito che stava arrivando aiuto? Come hai sentito che qualcuno si stava prendendo cura di te?". Per mantenere un filo della memoria anche in terapia intensiva ogni letto ha un diario in cui infermieri, psicologi e genitori annotano gli eventi».

Oltre al rischio di stress post-traumatico i giovani dovranno affrontare altre sfide, dalla fatica cronica alla difficile reintegrazione sociale. «Forse hanno difficoltà a reintegrarsi socialmente, perché probabilmente avranno un aspetto diverso da prima della catastrofe. Hanno cicatrici: l'autostima e l'immagine corporea possono diventare un tema pesante. Un'altra questione cruciale sono i sensi di colpa, sia dei genitori ("come ho potuto permettere quella serata?") che dei figli ("nella fuga ho pensato solo a me stesso")».

Il percorso di guarigione sarà lungo e personalissimo. «Alcuni avranno bisogno di supporto psicoterapeutico dopo i lunghi mesi in ospedale. Altri saranno inizialmente stabili, ma anni dopo soffriranno nuovamente per un certo aspetto e avranno bisogno di aiuto per elaborarlo». Ma la conclusione della psicologa che guarda in faccia al dolore estremo è orientata alla fiducia: «La maggioranza supererà il suo trauma». La resilienza dipende meno dalle caratteristiche del trauma stesso e più «dai tratti della personalità e dall'ambiente sociale», conclude.

20:28
20:28
Parlano gli avvocati dei Moretti

Per la prima volta, i tre avvocati di Jessica e Jacques Moretti, proprietari del Constellation, parlano con i media. Al telegiornale di RTS, raccontano gli eventi della sera di Capodanno, si esprimono sulla sicurezza nel bar e sui movimenti dei loro assistiti. «Non abbiamo parlato finora perché c'è un momento di silenzio, per rispetto delle vittime e dei loro familiari». Ma ora «bisogna restituire la verità, anche per contenere alcune derive». Viene precisato: «Loro (i Moretti, ndr.) erano i proprietari. Queste morti sono anche loro morti. Le vittime erano l'anima del locale». Qui l'articolo completo.

17:54
17:54
Sigilli al Piper di Roma e al Moma Club di Crema

Sigilli al Piper, storica discoteca di Roma: il locale di via Tagliamento è stato sottoposto a sequestro preventivo, nell'ambito della campagna di controlli sulla sicurezza della movida scattati in tutta Italia dopo la strage di Capodanno a Crans-Montana. Anche nel cremonese, al Moma Club di Crema, sono intervenute le forze dell'ordine dopo che nei giorni scorsi c'era stato un principio di incendio su alcuni addobbi del soffitto a causa delle fiamme scaturite da alcune fontane pirotecniche messe sulle bottiglie «con pericolo di propagazione». Per questo gli agenti della polizia hanno sospeso la licenza per 8 giorni ai titolari della discoteca, dopo aver accertato diverse violazioni alla normativa di sicurezza. Controlli e chiusura di una discoteca anche a Milano, nel quartiere Rogoredo.

16:45
16:45
La ex responsabile della comunicazione di Swissair: «10.000 franchi sono una miseria»

«Con rispetto parlando, 10.000 franchi sono una miseria». Beatrice Tschanz, ex responsabile della comunicazione di Swissair, che ebbe un ruolo di primo piano nell'affrontare le conseguenze della tragedia area di Halifax nel 1998 non usa mezzi termini per giudicare l'aiuto immediato offerto dal canton Vallese alle famiglie delle vittime dell'incendio di Crans-Montana (VS).

A due settimane dalla tragedia la sua critica pungente, attraverso dichiarazioni alla SonntagsZeitung (SZ), riassume il sentire di molti e accende la rabbia crescente dei familiari, che vedono nel contributo cantonale un'offesa più che un sostegno. Tschanz porta un paragone diretto e drammatico: dopo l'incidente del volo Swissair a Halifax - 229 morti - la compagnia aerea versò 200.000 franchi per ogni vittima come aiuto immediato. «Diecimila franchi - sottolinea - sono ridicoli a confronto». Un ammontare che stride anche con le ambizioni della località turistica: per i Mondiali di sci del 2027 Crans-Montana ha infatti ottenuto un credito d'impegno di circa 42 milioni.

L'offerta del Vallese, che prevede 10.000 franchi a famiglia per le spese più urgenti (per un costo totale di 1,5 milioni), è stata presentata la scorsa settimana per cercare di arginare le polemiche. Ma ha sortito l'effetto contrario, trasformando il dolore in indignazione.

La posizione di Tschanz trova ampio riscontro. L'avvocato delle vittime Sébastien Fanti parla della necessità di «salvare l'onore della Svizzera». L'ex procuratore ticinese Paolo Bernasconi, che ha sperimentato in TV la furia dei parenti italiani delle vittime, conferma: «L'elemosina del consiglio di stato vallesano non copre neppure le spese di sepoltura e di viaggio». Bernasconi propone un fondo di solidarietà alimentato dalla Banca nazionale svizzera (BNS) per un aiuto immediato.

Anche a Berna si risponde all'onda d'urto della critica. Un portavoce raggiunto dal domenicale fa sapere che il presidente della Confederazione Guy Parmelin è in contatto con le autorità vallesane e che il Consiglio federale è pronto a richiedere fondi supplementari al parlamento, se necessario. Una presa di posizione che, al momento, non ha ancora trovato un parallelo concreto nelle dichiarazioni ufficiali del Vallese o del comune di Crans-Montana, sottolinea la SonntagsZeitung.

09:54
09:54
Creata l'Associazione «Swisshearts» per sostenere le famiglie delle vittime

Per sostenere finanziariamente le famiglie di vittime dell'incendio di Capodanno a Crans-Montana (VS), lo scorso 6 gennaio, su iniziativa di alcune di loro, è stata creata l'associazione «Swisshearts» (cuori svizzeri).

Lo indica oggi il domenicale romando Le Matin Dimanche, che ha intervistato una delle fondatrici, mamma di una vittima. Non è la prima iniziativa con questo scopo: «Sono state lanciate numerose raccolte fondi private, ma non esisteva alcun fondo centralizzato», spiega.

L'associazione non intende sostituirsi alle assicurazioni né ai fondi pubblici e privati già esistenti, come ad esempio l'importo forfettario di 10'000 franchi stanziato dal Canton Vallese per ogni vittima ricoverata in ospedale o deceduta.

08:15
08:15
Jessica Moretti: «Ho portato le ultime bottiglie, volevo aiutare i camerieri»

Jessica Moretti avrebbe portato ad alcuni clienti del «Constellation» le ultime bottiglie con candele pirotecniche. Lo scrive questa mattina il Blick, affermando che la gerente del locale sarebbe visibile in alcuni filmati. La donna, durante gli interrogatori, avrebbe detto di trovarsi dietro Cyane, la cameriera 24enne con il casco che ha perso la vita nell'incendio. «Dato che c'erano molte bottiglie da servire ho aiutato i camerieri portando le ultime due comande», avrebbe detto agli inquirenti Moretti.

08:11
08:11
Il punto alle 8

Ieri un 16enne ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano dopo il ferimento nell'incendio a Capodanno del bar Le Constellation di Crans-Montana (VS) è uscito dalla terapia intensiva. Intanto il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha ribadito che «le conseguenze di quanto accaduto ci accompagneranno ancora per molto tempo». La tragedia del 1. gennaio, ha aggiunto, «ci mostra in modo crudo quanto la vita possa essere imprevedibile, incerta e vulnerabile». Nel frattempo Jacques Moretti potrebbe tornare in libertà. Un suo amico si sarebbe offerto di pagare la cauzione di 200.000 franchi se il Tribunale delle misure coercitive stabilirà che la cifra proposta dal Ministero pubblico vallesano è adeguata. A quel punto, il gestore del Constellation potrebbe essere rilasciato, con misure sostitutive alla detenzione in carcere, compreso il braccialetto elettronico.