Il comune di Crans-Montana non è una vittima del disastro: la Procura nega lo status di parte nel procedimento

Crans-Montana, dunque, non potrà costituirsi parte civile nel procedimento penale avviato in seguito al dramma del Constellation, costato la vita a 40 persone. Lo scorso 12 gennaio, la procuratrice generale Béatrice Pilloud aveva già informato il Municipio che intendeva negare questa possibilità. La RTS si era spinta oltre, affermando che, di conseguenza, il comune aveva ritirato la richiesta.
Nella sua decisione del 27 gennaio, che può essere impugnata, la Procura vallesana ha stabilito che il Comune di Crans-Montana non può essere ammesso né come parte civile né come parte del procedimento giudiziario in corso. Sebbene, come detto, Crans-Montana avesse ritirato la sua richiesta di costituzione di parte civile, ha insistito per chiedere l'autorizzazione a partecipare come semplice parte al procedimento. La Procura, riferisce la NZZ, ha respinto anche questa richiesta.
La Procura, leggiamo, ha chiarito che il comune di Crans-Montana non è vittima diretta del dramma. L'interesse pubblico o il danno generale, in questo senso, non sono sufficienti. Le argomentazioni dell'autorità vallesana, d'altro canto, sono in linea con le valutazioni di eminenti docenti di diritto penale. Potenziali danni alla reputazione, perdite nel turismo o calo delle entrate fiscali sono solo conseguenze indirette dell'incendio consumatosi al Constellation e non stabiliscono lo status di vittima ai sensi della procedura penale.
Felix Bommer dell'Università di Zurigo, ad esempio, aveva spiegato in un'intervista rilasciata alla NZZ all'inizio di gennaio di non vedere alcuna base giuridica per la costituzione di Crans-Montana come parte civile. Anche l'esperta di diritto penale Nora Markwalder dell'Università di San Gallo aveva messo in guardia dai conflitti di interesse: il Comune stesso potrebbe diventare il centro delle indagini se dovessero accumularsi prove di negligenza da parte delle autorità. Un aspetto, questo, che aveva toccato pure Paolo Bernasconi intervenendo al Corriere del Ticino.
La Procura, nella sua sentenza, afferma che il Comune potrebbe aver trascurato il suo dovere nel far rispettare le norme di sicurezza vigenti per proteggere gli avventori del bar. Inoltre, è probabile che non abbia preso alcun provvedimento contro le presunte violazioni dei regolamenti edilizi. Di fatto, la Procura ha ampliato le sue indagini quasi contemporaneamente a questa decisione. Il Ministero pubblico, infatti, sta indagando anche su due impiegati del Dipartimento di sicurezza del comune, ovvero l'ex e l'attuale responsabile. Questo doppio, nuovo sviluppo sottolinea l'importanza del ruolo del comune nel procedimento penale relativo al disastro. Pochi giorni dopo l'incendio, Crans-Montana aveva ammesso che le ispezioni annuali di sicurezza antincendio previste dalla legge non venivano effettuate dal 2019. All'epoca, il sindaco Nicolas Féraud aveva descritto questa mancanza come «inspiegabile».
Nella sua sentenza, la Procura sottolinea espressamente che eventuali violazioni dei doveri potrebbero essere imputate sia ai dipendenti sia agli ex o attuali membri del Municipio. In una situazione del genere, di riflesso, sarebbe quantomeno problematico, se non conflittuale, concedere al Comune ampi diritti procedurali, in particolare l'accesso agli atti, prima di aver chiarito se il sospetto di illecito si estenda anche ai funzionari comunali. Né la legge cantonale sull'ospitalità alberghiera né la legge sulla sicurezza antincendio conferiscono al comune di Crans-Montana lo status di parte nel procedimento penale.
Con questa decisione, la Procura invia un segnale chiaro: è l'unica responsabile della tutela dell'interesse pubblico. Non solo, a dispetto di quanto aveva affermato proprio Féraud – il terribile «anche noi siamo vittime di quanto successo» – soltanto le vere vittime di questa tragedia e i loro famigliari possono costituirsi parte civile.
