«A Giubiasco i protocolli non hanno funzionato»

«I protocolli non hanno funzionato: il docente agiva indisturbato da mesi, se non anni». Il caso dell’insegnante delle scuole Medie di Giubiasco, arrestato a metà marzo con l’accusa di atti sessuali con fanciulli ai danni di almeno due allieve, torna in Gran Consiglio. Già autrici di un primo, duro attacco rivolto al Governo immediatamente dopo il recente emergere dei fatti - «dopo quante vittime ci sarà urgenza» di affrontare il tema? - Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo (Più Donne) tornano a evidenziare la necessità di un cambio di paradigma all’interno della scuola. Nella nuova interpellanza, le due granconsigliere rispondono alla caposezione dell’insegnamento medio Tiziana Zaninelli, che alla luce del caso di Giubiasco aveva negli scorsi giorni spiegato al Corriere del Ticino e ad altri media come il protocollo di denuncia di comportamenti inappropriati abbia funzionato, pur sottolineando la necessità di riflessioni su come migliorare ulteriormente prontezza e rapidità di intervento. Definendo «inaccettabile» la definizione di un protocollo «funzionante», nel loro atto parlamentare Mossi Nembrini e Merlo sottolineano come il fatto che «un docente abbia segnalato quanto confidato da una vittima» non possa essere considerato segnale di efficacia, ma «prova evidente che il sistema non ha intercettato» il caso in tempo utile.
Chiare le critiche al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), attraverso l’osservazione rivolta a Zaninelli per le sue parole in un servizio RSI: «Non riesce a immaginarsi che si possa tradire in questo modo la fiducia degli allievi? Abbiamo bisogno di persone che riescono purtroppo a immaginarsi benissimo che qualcuno sia pronto a tradire la fiducia di tutti». Di qui la necessità di una formazione «sistematica e strutturata» rivolta ai docenti, sì, ma anche a bambine e bambini, affinché siano dati loro gli strumenti necessari «per riconoscere fin dall’inizio quei comportamenti che appaiono innocui, ma che possono costituire l’avvio di dinamiche manipolatorie».
Riconoscere il grooming
È proprio della manipolazione, argomentano Mossi Nembrini e Merlo, che si parla troppo poco. Ma il cosiddetto child grooming va studiato e riconosciuto anche al di fuori della sua dimensione online: «L’adescamento non è generalmente commesso da sconosciuti, ma da persone conosciute e inserite in relazioni di fiducia o autorità». Importante, quindi prestare attenzione ai segnali. A chi - adulto - sfrutta debolezze della giovane età per «ottenere controllo, esercitare potere e instaurare una relazione di dipendenza» per «indurre poi il minore a ‘cooperare’ in atti sessuali o nello sfruttamento» seriale, costringendo a mantenere segreta la relazione.
Non una scelta
Riconoscere precocemente queste dinamiche è fondamentale per prevenire reati più gravi, evidenziano le due firmatarie: «Non è facile distinguere le condotte caratterizzate da una finalità illecita da quelle che sono del tutto innocue», ma proprio per questo «è fondamentale ci sia, per minorenni e adulti, una formazione adeguata». Nell’atto parlamentare, le granconsigliere ricordano come il programma di Protezione dell’Infanzia Svizzera preveda già un percorso di prevenzione denominato «Il mio corpo mi appartiene», diviso in tre punti per fasce d’età. Moduli «fondamentali» e che tuttavia non sono, al momento, obbligatori nelle scuole ticinesi. «Questo percorso deve diventare parte integrante del protocollo istituzionale: questo deve diventare il protocollo».
Sollecitando un’adeguata informazione del corpo docente cantonale e comunale sull’esistenza del portale di segnalazione anonima, «quando», chiede l’interpellanza al Consiglio di Stato, il DECS «avvierà una formazione obbligatoria e strutturata», condotta da professionisti qualificati del settore, sul riconoscimento delle dinamiche manipolatorie per docenti e allievi? «La manipolazione non viene esercitata solo sulla vittima, ma spesso su tutto l’entourage. Ed è proprio questo elemento che genera confusione. Ci si domanda come una persona apparentemente affabile possa trasformarsi in un ‘orco’. La verità è che non si trasforma: lo è già».




