C'è da sistemare una cava, ma occhio al gufo reale

«Tra la Cava grande e la Cava media fenomeni di crollo rocce recenti hanno evidenziato un mutamento delle carte del pericolo tali da giustificare la futura realizzazione di un vallo di protezione della zona edificabile sottostante. Gli interventi presso la Cava media consistono nel rimboschimento del vallo come consolidamento dello stesso e nello stesso tempo impediscono il propagarsi di neofite invasive. Tra la Cava media e la Cava piccola è prevista la realizzazione di una camera di ritenuta per i processi d’alluvionamento e trasporto solido. Le acque provenienti dal versante saranno convogliate nella Cava piccola che fungerà da vasca di ritenzione per gli importanti quantitativi». Chiediamo venia per la lunga introduzione. Ma il comparto delle cave, a Castione, è da decenni sotto la lente dell’autorità e del nostro giornale, che ne ha più volte riferito. Il marmo bianco che veniva estratto ha una storia secolare, con la pietra che diventò presto l’oggetto del desiderio di mezza Europa. Al suo fascino non resistettero nemmeno il Ticino ed il resto della Svizzera. Fra le costruzioni di maggior pregio citiamo il Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, il Palazzo federale a Berna, la sede dell’UEFA a Zurigo, quella amministrativa del CERN a Ginevra e diversi ospedali. Il 14 dicembre prossimo il Legislativo sarà chiamato a stanziare un credito di 60 mila franchi per la riqualifica ambientale di quella denominata «media».
Le opere sotto la lente
Le opere previste sono le seguenti, così da prevenire eventuali pericoli per la zona edificabile: la realizzazione del vallo, la riprofilatura del pendio, la definizione di un piano di rimboschimento e la creazione di accessi pedonali in sicurezza e di collegamento ai sentieri preesistenti a favore di tutti. Il progetto di cui verrà incaricato un gruppo di lavoro ad hoc (ne faranno parte pure gli specialisti del Dipartimento del territorio), puntualizza il Municipio di Arbedo-Castione, dovrà altresì considerare «gli aspetti faunistici e naturalistici tra cui i luoghi di riproduzione dell’avifauna rupestre in corrispondenza delle pareti rocciose sovrastanti la deponia, dove nidificano specie come il passero solitario e il gufo reale oppure che fungono da rifugio per i chirotteri». Il concetto verrà elaborato, indicativamente, in un anno a partire da marzo 2027. Si tratta dell’atto conclusivo «per la sistemazione definitiva delle cave dal punto di vista della sicurezza e del paesaggio», annota l’Esecutivo. Da precisare che dei lavori, a nord dell’ex Motel e dietro gli stabili dell’Arbed Smart Center, sono già in corso.
L'iter e i ricorsi
L’iter è stato infinito, oseremmo dire. E decisamente costellato di ricorsi. A sette anni dal primo via libera del Consiglio comunale di Arbedo-Castione, il Municipio ripropone al plenum la variante di Piano regolatore per il disciplinamento delle antenne di telefonia mobile sul territorio. La cui pubblicazione, ad inizio 2020, era stata sospesa a seguito della pandemia da coronavirus. E poi sono arrivate le censure di tre compagnie telefoniche, parzialmente accolte dal Governo. Per farla breve, si è man mano giunti sino al Tribunale federale che - con sentenza del 18 febbraio scorso - ha annullato la decisione del Tribunale amministrativo cantonale. Che non ha potuto fare altro che rimandare la documentazione... al Comune affinché presentasse un nuovo messaggio.
Le norme di attuazione
«La variante pianificatoria dovrà tenere in considerazione la recente giurisprudenza a livello cantonale e federale nonché le precitate decisioni affinché l’articolo normativo 15 bis delle norme d’attuazione al Piano regolatore sia conforme al diritto superiore. Il nuovo disciplinamento dovrà essere sottoposto all’Ufficio della pianificazione locale per l’esame preliminare», sottolinea l’Esecutivo. Andrà meglio specificato il cosiddetto concetto «a cascata» che stabilisce dei gradi di priorità al fine di determinare l’ubicazione delle antenne. Appunto per tutelare «il carattere, la qualità e l’attrattiva del territorio». Per l’allestimento dell’incarto si chiede al plenum un credito di 25 mila franchi.






