Fortezza, parola al turismo: «Un progetto vitale per tutti»

«Per due punti tutto sommato marginali, si rischia di ritardare o far cadere tutto il progetto». Così, a metà marzo, il capodicastero nonché vicesindaco Fabio Käppeli commentava il lancio, da parte del Noce, di un referendum contro il credito di oltre 19 milioni per la valorizzazione della Fortezza. Un piano che promette di potenziare l’esperienza di visita, «portandola nella dimensione che i castelli meritano». Ma che dopo il nullaosta del Legislativo rischia di incagliarsi in una raccolta firme che si oppone all’uso stesso del nome di «Fortezza» per il sito UNESCO e all’accesso a pagamento alla corte interna del Castelgrande e alla galleria della Murata.
Questione di unicità
«Sarebbe un peccato mandare all’aria un progetto così importante per il turismo e l’economia non solo regionale, ma anche cantonale, per delle quisquilie di nome in nessun modo legate al dispositivo di voto», afferma Juri Clericetti, direttore dell’Organizzazione turistica regionale Bellinzonese e Alto Ticino (OTR). Fra contenuti immersivi e realtà aumentata, la valorizzazione del sito e della sua offerta museale «aiuterebbe a uscire da una logica stagionale prevalentemente estiva, attirando più visitatori tutto l’anno». Ma il referendum potrebbe fermare tutto. «Anni fa, non fatico ad ammetterlo, nella mia ignoranza ero il primo a non sostenere il nome ‘Fortezza’. Poi ho capito che si trattava del termine corretto, perché quelli di Bellinzona non sono mai stati castelli ‘residenziali’, ma un unico sistema difensivo senza eguali in Europa. E come tale, nel suo insieme, è stato riconosciuto quale patrimonio mondiale dell’umanità». Fortezza è quindi un nome, assicura Clericetti, «turisticamente perfetto, perché fa ben intendere la sua unicità».
Un vox populi sul ticketing
E la questione del biglietto? Ventilata già in Commissione, la possibilità che per bellinzonesi e scolaresche ticinesi l’accesso avvenga a prezzo ridotto o gratuitamente appare concreta. La misura, dunque, toccherebbe maggiormente chi a Bellinzona è di passaggio. Per questa ragione, negli scorsi giorni, siamo andati a fare un giro a Castelgrande. Obiettivo: raccogliere le impressioni dei turisti che – in queste giornate di sole – hanno deciso di visitare il sito. Farebbe comunque accesso alla corte interna se fosse previsto un biglietto d’entrata? Le risposte sono diverse, ma testimoniano la necessità di una scelta calcolata. «Sarei disposta a pagare qualche franco», ci spiega Alissia, da Goldach (canton San Gallo) esprimendosi in perfetto italiano. «Ma penso non ne varrebbe la pena, questo posto mi sembra troppo piccolo. E poi la cultura deve essere aperta a tutti». Insieme a lei, Matthias ribadisce (in tedesco): «Ci sono tanti posti altrettanto validi il cui accesso è gratuito». Di opinione differente Lara, studentessa tedesca (di Francoforte), in visita nella capitale insieme alla famiglia: «Sì, tanto pagano i miei genitori... umorismo a parte, non vedo problemi nell’introduzione di un biglietto». I parenti insieme a lei annuiscono. «Non dovrebbe comunque superare i dieci franchi. Di più sarebbe eccessivo. Inoltre, vorrei fosse compresa qualche attività o esposizione all’interno dei locali storici». Più categorica la posizione di Patricia, arrivata qui dalla Francia (da Divonne Les Bains), insieme a Bernard e per la prima volta alla corte interna: «Si può paragonare questo posto a un giardino pubblico. Avrebbe senso chiedere soldi solo per eventi particolari come mostre o cinema all’aperto». Un punto sul quale Yunbai, da Zurigo, si trova parzialmente in sintonia: «Sì all’ingresso con una somma ragionevole, inferiore ai cinque franchi, ma lasciatemi godere del luogo, perché allestimenti o proposte ‘extra’ non mi interessano».
Di soluzioni per agevolare i residenti, Clericetti ne è convinto, ce ne sono. «Ad esempio si può pensare a una riduzione tramite l’utilizzo della Bellinzona360», la tessera comunale. Certo, anche secondo il direttore dell’OTR il costo del biglietto non dovrebbe essere eccessivo: «Un ticket d’ingresso si giustifica nell’arricchimento dell’offerta museale negli spazi dell’attuale appartamento del custode nonché dall’accesso alle due torri (peraltro, attualmente già a pagamento, ndr). Ma è mia opinione che il costo del biglietto per queste strutture», da non confondere con il museo dell’ala sud, parte di un’offerta separata, «debba essere moderato».
Gestione sicura
Emerso a lato dei punti principali del referendum, il tema della governance futura ha nel tempo acquisito forza. Fra le preoccupazioni portate avanti nella raccolte firme, la possibilità che un affidamento della gestione del sito a una fondazione tolga al Legislativo, e di riflesso alla popolazione, la possibilità di dire la sua. «La gestione deve restare pubblica e trasparente», recita lo slogan dei promotori. Ma se è vero che tutto ciò che riguarda i castelli finirebbe in mano alla fondazione, definire il processo una «privatizzazione» sarebbe un errore, argomenta Clericetti. «A comporre il Consiglio d’amministrazione della fondazione ci sarebbero gli stessi tre attori pubblici che hanno gestito i castelli in tutti questi anni: rappresentanti della Città, del Cantone, e dal mondo del turismo, probabilmente dalla stessa OTR. La creazione di una fondazione», conclude, «permetterebbe una maggior stabilità, continuità e credibilità, il tutto sotto il controllo dell’autorità di vigilanza della Confederazione, che veglia sul corretto funzionamento di questi enti».

