Che bellezza, la Fortezza (col ticket)

L’immagine romantica ed idealizzata della Turrita di metà Ottocento, che ha fatto il giro del mondo grazie agli acquerelli del noto pittore inglese William Turner, vedeva i tre manieri e la Murata in primissimo piano. Come in «Bellinzona da mezzogiorno», con il Montebello e la collina di Castelgrande disegnati a matita - unitamente al campanile della chiesa Collegiata - per rendere l’idea del complesso fortificato e dello stupore di coloro che arrivavano da sud. C’è chi ha parlato di una «fotografia immortale» della capitale, di emozioni senza tempo regalate a milioni di persone, di «impressioni di viaggio» traboccanti di poesia.
Ampia maggioranza
Così è stato e così sarà. Con un tocco di tecnologia, certo, ma senza dimenticare la storia. Il Consiglio comunale ha approvato stasera - con 47 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astenuti - il credito di oltre 19 milioni di franchi relativo alla prima fase del progetto di valorizzazione della Fortezza. Sì, non cambierà nemmeno il nome. In quanto il plenum ha bocciato con un’ampia maggioranza la proposta di emendamento avanzata da Orlando Del Don e Brenno Martignoni Polti (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce) che chiedeva di chiamarli nuovamente «castelli». Via libera, per contro, all’introduzione di un biglietto a pagamento per accedere in determinati spazi.
Due tappe, spazi moderni
Il rilancio sarà articolato su due tappe. Nella prima, prevista tra quest’anno ed il 2029 in due distinti tronconi (almeno 18,6 milioni, poi vi sarà la richiesta di un ulteriore credito di 4,5-5 milioni), l’attenzione sarà riposta sul Castelgrande e sul Sasso Corbaro, mentre per quanto riguarda il Montebello ci si limiterà unicamente a misure logistiche migliorative e di messa in sicurezza. Il castello di cima sarà infatti al centro degli interventi in programma nella seconda fase (con spesa stimata in quasi mezzo milione e conclusione dei lavori entro la prima metà del 2030) per rendere l’esperienza del visitatore ancora più arricchente e stimolante.
Percorso lungo (e da seguire)
Riducendo all’osso e per non essere ripetitivi (i dettagli li trovate sull’edizione del 21 novembre scorso), la «rinascita» del patrimonio UNESCO di Bellinzona passerà - principalmente - da spazi d’accoglienza e di ristorazione moderni, da esposizioni temporanee e da supporti digitali e cannocchiali a realtà aumentata. Poi, sì, si sogna ad esempio la funicolare dal centro storico al Montebello ed il collegamento tra la Fortezza ed il nascituro Parco fluviale.
«È un progetto che arriva da lontano, dal 2014. Un lungo percorso, quindi, di pianificazione e di approfondimento. A testimonianza dell’importanza e della complessità dell’intervento. La Fortezza rappresenta il cuore storico di Bellinzona. Significa investire nella nostra identità e nel futuro della Città e del cantone. È un segnale chiaro al Paese che si mira a valorizzare il bene dal punto di vista turistico, culturale ed economico. Il sito deve vivere e continuare ad essere frequentato liberamente, come luogo di socialità e di incontro. Si tratta di una grande scommessa che sarà vinta solo quando i cittadini riconosceranno la Fortezza come parte integrante della loro quotidianità», ha affermato Pietro Ghisletta (Il Centro), co-relatore del rapporto della Commissione della gestione, che ha ricordato le tredici riunioni dedicate al tema.
La capogruppo del Centro Camilla Guidotti, per contro, ha chiesto di scindere la seconda fase dei lavori (con relativo credito) dalla prima e che ci sia un impegno completo e compatto di tutti i servizi della Città affinché il rilancio si concretizzi.
La cultura dell'accoglienza
Negli ultimi mesi, inevitabilmente, la discussione si è incentrata sull’eventualità di far pagare - dal 2029-2030 - l’accesso alla corte interna del Castelgrande e alla galleria della Murata. C’è chi ha espresso un chiaro no. E chi, invece, come la Gestione, ha chiesto l’esenzione per i domiciliati e per le scuole del cantone. Delle agevolazioni, beninteso, sono già state considerate dal Cantone (proprietario dei fortilizi) e dalla Città, chiamata a gestirli.
«È un ulteriore tassello della capitale di domani che va posizionato al posto giusto. Ma sia chiaro: va rafforzato il legame tra la popolazione ed il patrimonio, non deve trasformarsi in Disneyland. E non va nemmeno sottovalutato il cambiamento di denominazione: nel rispetto delle varie sensibilità va però detto che i nomi dei tre castelli non verranno mai dimenticati. Il ticket? La vera sfida è creare una cultura dell’accoglienza», ha sottolineato l'altro co-relatore della Gestione, Marco Pellegrini (PLR).
Non snaturiamo il bene
Dal canto suo Maura Mossi Nembrini (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce), co-relatrice della Commissione dell'edilizia, ha precisato che «occorre puntare sull’utilizzo contemporaneo e dinamico degli spazi. Attenzione anche ad un uso eccessivo degli strumenti tecnologici. Evitiamo che la Fortezza si trasformi in un parco tematico: non snaturiamo le caratteristiche del bene. Potrebbe infatti risultare un boomerang».
Lisa Boscolo (Unità di sinistra) ha evidenziato che «bisogna anche parlare di sviluppo turistico. Siamo disposti ad averlo a tutti i costi e a stravolgere la nostra mobilità per vivacizzare la città? Credo di no. L’accesso alla corte di Castelgrande, inoltre, dev’essere libero per tutti i ticinesi».
Focus sulla governance
Del potenziale turistico ha parlato pure Lorenza Giorla-Röhrenbach (Verdi-FA), la quale si è in seguito chinata sulla futura governance: «Sarà decisiva per il successo o il fallimento dell’intero progetto. Si tratta di metodo, di chiarezza nei ruoli e di responsabilità. Va bene attirare migliaia di turisti, ma poi cosa offriamo loro? Il corollario è la condizione stessa della crescita». Preoccupato della governance anche Alessandro Lucchini (Unità di sinistra).
La sostenibilità finanziaria
Secondo Sacha Gobbi (Lega-UDC) «il voto è un atto di fiducia. Perché le cifre riportate nel messaggio sono previsioni. La vera sfida è legata ai costi gestionali. La Fortezza e la Città dovranno muoversi all’unisono: serve una promozione economica concreta». La sostenibilità finanziaria non farà dormire sonni tranquilli nemmeno al collega di gruppo Ivano Beltraminelli: «Raggiungere i 200 mila visitatori? Ho più di un dubbio». Infine Martino Colombo (MPS) ha rilevato che «va bene investire nella Fortezza, ma vi sono anche altri ambiti. Ma quasi sempre ci è stato detto che i ‘soldi non ci sono’. Ora invece si sognano addirittura miracolanti ricadute economiche».
Parla il sindaco
A nome del Municipio ha preso la parola il sindaco Mario Branda: «È stato necessario il concorso di tutti per arrivare a questo progetto. E sono serviti tempi lunghi in virtù della complessità dell’opera e delle procedure nonché della molteplicità degli attori coinvolti. Si tratta di una scelta politica e strategica che non si compirà con la realizzazione di quanto proposto, ne siamo consapevoli. Una cosa la voglio dire in modo chiaro: non è un progetto solo turistico, ma culturale. La Fortezza dovrà parlare a tutta la popolazione e ai visitatori».
Il finanziamento
Del totale di 19,1 milioni, la quota a carico della Città sarà pari a 8 (è previsto l’utilizzo di 3,5 milioni di contributi aggregativi). Lo stesso importo lo metterà il Cantone, di cui la metà (quindi 4 milioni) coperta da Swisslos. La Confederazione dovrebbe partecipare con 2-4 milioni, mentre attraverso le fondazioni private si stima un contributo compreso fra i 400 mila franchi ed il milione.
La futura governance avverrà attraverso la Fondazione di gestione (Città, Cantone, Organizzazione turistica ed UNESCO). Il Consiglio sarà composto da 5-7 membri e verrà inoltre affiancato da tre commissioni formate da specialisti e tecnici.












