«Gottardo Arena, i 25 milioni di debiti verranno progressivamente ridotti»

«Avrei dovuto lasciare dopo aver pagato l’ultimo artigiano, nel 2024. I due anni successivi sono stati un tormento per altri motivi». Filippo Lombardi, presidente onorario dell’HCAP, si gode il primo lustro della Gottardo Arena, da lui fortemente voluta. I 25 milioni di franchi rimanenti (la metà circa di quanto è costato lo stadio multifunzionale), ci confida, verranno progressivamente ridotti. Mentre l’ipotesi di costruire un hotel non è tramontata. E sull’ex Sanatorio di Piotta? «Va demolito».
Presidente, che bilancio trarre di questo primo lustro?
«Estremamente positivo. Dopo tutte le proroghe e deroghe ottenute nel decennio precedente, se l’HCAP non avesse iniziato i lavori per la Gottardo Arena entro fine 2018 non avrebbe ricevuto la licenza di gioco in Lega nazionale per la stagione 2019/2020. Quindi sarebbe morto in pochissimo tempo, perché anche in Swiss League la Valascia non avrebbe potuto essere ristrutturata e sarebbe crollata da sola nel giro di un paio d’anni. Ci siamo ancora, e con la nuova arena abbiamo aumentato di oltre il 70% i ricavi massimi mai conseguiti prima del COVID».
La Gottardo Arena è fondamentale sia per il club sia per Quinto e l’Alta Leventina in generale...
«Mi sembra pleonastico argomentare. L’importanza del club e dell’arena (senza la quale l’HCAP non ci sarebbe più, o al massimo giocherebbe i derby con il Cramosina) è sotto gli occhi di tutti: seimila spettatori a partita, centomila fans fedeli in tutta la Svizzera, il nome di un paese da mille abitanti ancorato nel cuore dei ticinesi, amato a livello svizzero e noto a livello internazionale».
Uno dei tanti obiettivi del progetto di aggregazione sfociato nella nascita del nuovo Comune di Quinto è quello di «ottimizzare l’utilizzo della Gottardo Arena tutto l’anno». Ci si può ritenere soddisfatti?
«No. Ci attendevamo di più, e su questo punto abbiamo sottovalutato le difficoltà. Non basta essere a metà strada fra Zurigo e Milano per attrarre migliaia di persone per eventi non hockeistici. L’arena è troppo piccola per grandi appuntamenti che si finanziano con almeno ventimila spettatori, e non ha abbastanza spazi per assemblee, seminari ed eventi di media portata. Anche perché dopo il coronavirus tutta una serie di eventi istituzionali si tengono oramai online. Comunque vale la pena insistere, e col tempo si raggiungeranno risultati finanziariamente accettabili, anche se non colossali».
Ha un rimpianto legato al progetto? Mi spiego meglio: qualcosa che avrebbe voluto veder realizzato ma che per motivi finanziari (o altro) non è stato possibile concretizzare?
«Certo. Avessimo avuto una ventina di milioni in più avemmo costruito la seconda pista per gli allenamenti (permettendo di liberare la prima per alcuni giorni in caso di eventi extrasportivi), una vera palestra, un paio di ristoranti in più, degli spazi più ampi per gli spacci, e via dicendo… Ma alla luce della difficoltà a rimborsare i crediti ricevuti, penso sia stato meglio così».
E c'è qualcosa che avrebbe fatto meglio?
«Un paio di dettagli sicuramente: una grande VIP lounge e una sala-ristorante in più, qualche griglia ventilata per gli spacci interni, qualche bagno ai piani superiori, la chiusura vetrata del ristorante biancoblù al secondo piano. Ma sono veramente minuzie. In verità, grazie all’ottima collaborazione con l’architetto Mario Botta e con tutti coloro che hanno contribuito al progetto e alla sua realizzazione, credo che abbiamo fatto il meglio che si potesse fare con i mezzi che avevamo».
Lo stadio multifunzionale è stato completamente coperto a livello finanziario?
«Ho sempre detto che sarei rimasto presidente finché l’ultimo artigiano fosse stato pagato (e l’ultimo sussidio incassato). Ciò è avvenuto tre anni dopo l’inaugurazione, e l’unico vero rimpianto che ho è di non essere sceso dal carro in quel preciso momento. I due anni successivi sono stati un tormento per altri motivi. Ciò detto, per un’arena costata circa 50 milioni, i 25 milioni rimanenti di debiti ipotecari, o verso privati ed enti pubblici, sono assolutamente normali e verranno progressivamente ridotti. Fra l’altro è meglio che non sia lo stesso presidente che ha convinto i creditori a concedere i prestiti a rifare il giro per chiedere di rivederne le condizioni. Un altro buon motivo per un cambio di presidenza logico e senza rammarico».
Il progetto di un hotel accanto alla Gottardo Arena è ancora attuale?
«Il progetto esiste tuttora, come pure la società che dovrebbe realizzarlo. Toccherà al Gruppo HCAP e al Comune decidere se vale la pena approfondire l’idea, nel qual caso rimarrei disponibile a cercarne i finanziatori. Negli scorsi anni - e ancora per un po’ - abbiamo avuto purtroppo altre priorità».
Il sindaco di Quinto Davide Gendotti, nell’intervista pubblicata l’11 settembre, ci ha detto che entro la fine dell’anno saranno noti i risultati dello studio sulle ricadute economiche dell’HCAP. Non occorre essere un veggente per accertare l’importanza del club per la valle, corretto?
«Mi baso su dati empirici: il Gruppo HCAP rimane di gran lunga il principale datore di lavoro in Alta valle e uno dei principali della Leventina. Per parecchi fornitori è un cliente importante. Le ricadute di immagine sono evidenti per tutti. E la stazione FFS - ora usata principalmente dalla Schweizerische Südostbahn - fu riaperta, dopo 10 anni di chiusura, al mio arrivo alla presidenza grazie ai treni speciali per le partite. E oggi non è più rimessa in discussione».
Naufragato il progetto del campus sportivo da 150 milioni all'ex Sanatorio di Piotta, promosso dall'imprenditore kazako Timur Azimov, quale destinazione è auspicabile per la struttura?
«Nessuna. Il Cantone sarà costretto a demolirla».





