Lugano

I remigrazionisti rinunciano, gli antifa marciano lo stesso

Gli ambienti vicini al SOA Il Molino hanno confermato lo svolgimento della contromanifestazione indetta per sabato alla stazione FFS – Il tema, politicamente parlando, è caldo il Municipio ne discuterà in questi giorni
©Chiara Zocchetti
Nico Nonella
16.02.2026 19:30

A Lugano continua a tener banco il tema delle manifestazioni in città. Un tema che, ci arriveremo, occuperà l’agenda politica del Municipio anche in questi giorni, nonostante uno dei due cortei annunciati nelle scorse settimane non avrà luogo.

Giovedì scorso, lo ricordiamo, l’Esecutivo aveva negato, a maggioranza, l’autorizzazione allo svolgimento della «marcia per la patria e la remigrazione», organizzata dal sedicente Fronte nazionale elvetico per il 21 febbraio e alla quale avrebbero partecipato altri due gruppi di destra: Active Club Helvetia e Schweizer Nationalisten. Dopo essersi confrontato con la Polizia Città di Lugano (che aveva a sua volta interpellato la Cantonale e la fedpol), l’Esecutivo ha deciso per il «no» per motivi di sicurezza pubblica. SOA Il Molino, Collettivo Scintilla, Extinction Rebellion Ticino, Collettivo R-Esistiamo e altri gruppi avevano infatti indetto una contromanifestazione, alla quale si temeva potessero prendere parte anche persone provenienti dalla vicina Penisola.

Tutto rientrato, quindi? No, poiché al contrario della manifestazione del Fronte nazionale elvetico, la controprotesta (non autorizzata) si svolgerà lo stesso. Il ritrovo, hanno annunciato gli organizzatori, rimane come previsto a nord della stazione FFS di Lugano alle 16. Il veto del Municipio «non è arrivato per opporsi all’idea schifosa della deportazione di persone non etnicamente pure secondo i canoni dei promotori della manifestazione, ma solo perché una mobilitazione antifascista determinata avrebbe potuto recare disturbo alla quiete della borghesia del municipio più a destra della Svizzera», scrivono gli ambienti antagonisti sui propri canali social. «Rilanciamo la chiamata alla mobilitazione contro il razzismo, il suprematismo bianco e contro il continuo incitamento all’odio e alla violenza nei confronti di chi per loro è diverso». Per questo «chiamiamo una piazza partecipata e rumorosa, perché ciò che succede a Lugano non è scollegato da ciò che succede nel resto del mondo, e stiamo allerta: non è detto che ‘i bravi ragazzi’ in questo giorno di mobilitazione non si facciano vedere di nuovo».

Quel che è certo è che, come accaduto per tutte le altre manifestazioni che si sono susseguite in città dallo scorso ottobre, la Polizia della Città di Lugano dovrà tenere sotto controllo l’evento. Il dispositivo si adeguerà come sempre alle circostanze e a quanto potrebbe accadere. Tutto questo tenendo conto che più è grave la minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza, più il dispositivo di polizia si adatta all’impiego richiesto.

Come detto in apertura, la questione verrà affrontata anche dal Municipio. A preoccupare è anche il fatto che la città possa venir utilizzata per dar sfogo a provocazioni e controprovocazioni tra ambienti di destra e di sinistra. «Ne discuteremo in questi giorni e decideremo cosa fare», fa sapere il sindaco Michele Foletti.

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