Appello

Scontri con gli ultras del Losanna: «Non vi abbiamo preso parte»

Due sostenitori dell’HCAP condannati per i fatti del 2018 alla Valascia ribadiscono la loro innocenza
Tifoserie decisamente «calde», quel pomeriggio © CdT/Archivio
Spartaco De Bernardi
12.02.2026 17:45

«I tafferugli tra i tifosi biancoblu e gli ultras del Losanna avvenuti alla Valascia sia prima, sia soprattutto dopo la partita di disco su ghiaccio del 14 gennaio 2018 non possono essere qualificati con il reato di sommossa. Ma se anche così fosse, i miei assistiti non vi hanno partecipato, quindi vanno prosciolti da tutti i capi d’imputazione». Di fronte alla Corte di Appello e di revisione penale, l’avvocato Costantino Castelli ha contestato oggi, giovedì, su tutta la linea la sentenza di primo grado con la quale il giudice della Pretura penale, nel 2021, aveva condannato a delle pene pecuniarie sospese due sostenitori dell’HC Ambrì-Piotta ritenendoli colpevoli di aver preso parte agli scontri con i loro «avversari» romandi. Scontri la cui intensità e durata, ha ribadito il legale nella sua arringa, non erano state tali da configurare il reato di sommossa, ma semmai quello di aggressione. E ad averli iniziati sono stati gli «ultras» losannesi, come ben si evince dalle immagini delle telecamere di sorveglianza riprodotti in parte di fronte alla Corte di appello, presieduta dal giudice Angelo Olgiati. Immagini nelle quali non è possibile individuare i due imputati. Lo hanno sostenuto loro stessi, rimandando al mittente le accuse di aver preso parte ai tafferugli scoppiati sul piazzale e sotto la volta della Valascia otto anni fa.

«Solo indizi generici»

I tratti somatici dei due imputati - che oggi hanno rispettivamente 40 e 34 anni -, ha sottolineato il loro patrocinatore sono irriconoscibili e basarsi sul loro abbigliamento per identificarli è del tutto arbitrario. Indossavano pantaloni, giacche e calzature del tutto comuni, simili a quelle di altri tifosi biancoblu immortalati dalla telecamere di sorveglianza. La sentenza di prima grado ha riconosciuto colpevoli il 40.enne anche del reato di violenza o minaccia contro le autorità e funzionari. Un’accusa che, sempre secondo l’avvocato Castelli, non regge. Anche volendo ammettere che abbia avuto un ruolo attivo negli scontri avvenuti al termine della partita, l’uomo non avrebbe intralciato gli agenti intervenuti per separare le tifoserie. Da qui la richiesta di proscioglimento anche da questo capo d’imputazione. L’accusa, sostenuta dalla procuratrice pubblica Chiara Buzzi (non presente in aula), chiede la conferma della sentenza di primo grado. Il verdetto della Corte di appello e revisione penale verrà comunicato alle parti per posta.

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