Sempre più negozi chiusi: «Il settore ha bisogno di interventi immediati»

Un inizio d’anno difficile per il commercio bellinzonese. Gennaio si è chiuso, per il centro storico, con un bilancio di quattro nuove serrande abbassate (o che verranno abbassate). L’ultima è quella di Prinzess. Benetton, presente da una trentina d’anni, chiuderà a fine mese. Altrettanto farà, a marzo, il negozio di abbigliamento da montagna «Al Pino outdoor apparel». E in maggio toccherà alla Boutique Particolari di Claudia Pagliari. La quale è altresì presidente della Società commercianti cittadina. Da noi contattata spiega che la crisi è diffusa: «Non si tratta di un problema limitato a Bellinzona, né al contesto ticinese». Locarno e Lugano, assicura la nostra interlocutrice, «stanno vivendo una situazione simile, ma le difficoltà e le chiusure accomunano tutta l’Europa». Gli affari, in parole povere, non girano. «Purtroppo i tempi politici sono troppo lunghi, il commercio ha bisogno di interventi immediati».
Cambiano le abitudini
A pesare, ancora, la pandemia, portatrice di un cambio di abitudini le cui conseguenze si stanno rivelando, per il commercio locale, più durature dell’emergenza sanitaria stessa. «Il passaggio al commercio online continua ad avere un grosso impatto. Noi negozianti proponiamo idee e articoli, con grossi investimenti che, di stagione in stagione, non sappiamo se rientreranno. È un clima di costante incertezza duro da vivere, che crea uno stress non indifferente». Non stupisce, allora, che alcuni gettino la spugna.
La Società commercianti, da parte sua, si è data da fare per dare visibilità ai negozi locali. Non solo con il tradizionale mercato del sabato, «che oggi continua ad attirare tantissima gente», ma anche con manifestazioni specifiche. Come «Belli Sold Out» (a marzo alla sua decima edizione), che vede le botteghe invadere le vie del centro storico turrito. La dinamicità, ci fa capire Pagliari, aiuta. Eventi come quello citato hanno un grosso impatto, «ma non possono essere organizzati tutti i weekend: richiedono mesi di preparazione». E a conti fatti «le soluzioni perché il commercio “local” continui a vivere, alla fine, le ha in mano chi acquista».
Conciliare i vari impegni
Con la presidente della Società commercianti di Bellinzona ci soffermiamo sul caso specifico: la chiusura della Boutique Particolari. Una scelta dolorosa e non esente da critiche. Pagliari si toglie un sassolino dalla scarpa: «Qualcuno mi ha fatto notare che da presidente avrei dovuto dare il buon esempio». Tenere duro, insomma. «Ma io ho chiuso perché avevo due attività e non mi era più possibile portarle avanti entrambe. Avviandomi verso la pensione, e avendo necessità di avere più tempo da dedicare agli impegni familiari, ho scelto di proseguire il lavoro con l’agenzia di rappresentanza, che come famiglia portiamo avanti da oltre 50 anni». Assumere, del resto è difficile, «e non perché i proprietari puntino ad arricchirsi, ma per una questione di costi in continuo aumento». La chiusura della Boutique Particolari in Vicolo Muggiasca, a pochi passi da Palazzo Civico, in ogni caso, non influirà sulla presidenza della Società dei commercianti. «Un ruolo che svolgo a titolo volontario», rileva Pagliari: «Il mandato di presidente verrà portato a termine».
Ora tocca alla politica
E la politica? Da tempo sotto i riflettori, la crisi che stanno vivendo i commerci bellinzonesi è un tema di cui si sono occupati anche i consiglieri comunali, ad esempio con la mozione del gruppo PLR (box sotto), che auspica la rivalorizzazione della parte alta di viale Stazione. Un argomento poi tornato sotto la lente con la risposta all’interrogazione di Michela Luraschi (Unità di sinistra), con la quale il Municipio ha confermato di stare valutando, nell’ambito di un ripensamento della parte alta, un coinvolgimento del settore culturale e artistico.
