L'approfondimento

«Un pompiere non sarà mai pronto emotivamente a una tragedia come quella di Crans-Montana»

Cerchiamo di capire come i militi dei Corpi ticinesi vengano sostenuti a livello psicologico in caso di interventi traumatici – Il direttore della FPT Nelson Ortelli: «Puntiamo al riconoscimento immediato dei sintomi di disagio e al loro trattamento»
© CdT / Chiara Zocchetti
Mattia Darni
17.01.2026 06:00

«Dopo le immagini orribili che ho visto al Constellation la notte di Capodanno, non so se continuerò a fare il pompiere». Così si era espresso sulle colonne del Nouvelliste David Vocat, comandante dei pompieri di Crans-Montana. Lo scenario presentatosi davanti agli occhi dei soccorritori accorsi sul luogo dell'incendio era catastrofico. Eloquente è del resto il bilancio delle vittime: 40 morti e 116 feriti. Gli enti di primo intervento hanno dovuto fronteggiare una situazione per la quale, a livello emotivo, non si è mai veramente preparati. Tantopiù se, come nel caso della Svizzera, molti soccorritori non sono professionisti ma volontari.

Le parole di David Vocat fanno allora sorgere una domanda: di quale sostegno psicologico possono godere i pompieri nel nostro cantone? Per capirlo ci siamo rivolti a Nelson Ortelli, direttore della Federazione Pompieri Ticino (FPT).

Sensibilizzare prima di tutto

«Di principio non è possibile formare qualcuno dal punto di vista psicologico per affrontare situazioni come quella di Crans-Montana», precisa Ortelli. «Le ragioni sono molteplici: innanzitutto è difficile ricreare queste situazioni fonte di forte stress emotivo in un contesto formativo. Non bisogna poi dimenticare che i militi sono esseri umani: ognuno reagisce in modo diverso a seconda del proprio carattere e della propria sensibilità».

Ciò non significa comunque che i pompieri siano lasciati in balia di loro stessi. «Quello che facciamo durante la formazione di base e all'interno dei singoli Corpi pompieri in occasione delle formazioni periodiche è sensibilizzare sulle conseguenze emotive che determinate situazioni possono avere sul soccorritore», precisa il nostro interlocutore. «In questo modo cerchiamo di mettere ogni milite nella condizione di riconoscere una potenziale situazione di disagio personale così da poter reagire correttamente. In tal senso, il fattore tempo gioca un ruolo importante».

Come è impossibile formare psicologicamente i futuri pompieri a confrontarsi con situazioni emotivamente provanti, allo stesso modo non è possibile «testarli», al momento del reclutamento, dal punto di vista della tenuta psichica. In ultima analisi, la decisione d'incorporazione spetta quindi al comandante del Corpo pompieri. «Prima della decisione d’incorporazione, l’aspirante pompiere è invitato a un colloquio personale con il comandante», spiega Ortelli. «Durante questo colloquio è possibile sondare se l’aspirante pompiere è cosciente e si sente pronto ad affrontare situazioni potenzialmente traumatiche assumendosi le proprie responsabilità. Non possiamo però parlare di analisi psicologica».

L'importanza del cameratismo

Se a livello cantonale non è possibile formare i pompieri a fronteggiare dal punto di vista emotivo situazioni complicate come quella di Crans-Montana, molto viene però fatto a livello di sostegno psicologico quando insorgono malesseri psichici. «Lavoriamo principalmente sull'identificazione dei sintomi di disagio», spiega Ortelli. «Questi possono essere di diverso tipo e intensità: può capitare che la persona riviva continuamente l'intervento a cui ha preso parte, oppure che abbia rimorsi di coscienza perché si dice che avrebbe potuto fare meglio e di più».

Proprio per sostenere i militi che soffrono di disturbi da stress post-traumatico o da stress acuto è stato creato il gruppo «Peer Support 118». Esso intende garantire e sostenere un sistema cantonale di sostegno psicosociale d'urgenza per i pompieri ticinesi basato sull'identificazione di un possibile bisogno e sulla richiesta da parte di uno o più militi al fine di mantenere il benessere e ridurre l'incidenza di eventuali conseguenze psichiche. A lavorare per questo gruppo sono membri delle squadre di intervento istruiti in materia di sostegno psicosociale d'urgenza. Insomma, un aiuto dai pompieri per i pompieri. «I "peer supporters" informano i loro colleghi sulle possibili conseguenze di eventi traumatizzanti e spiegano loro i metodi e le tecniche di gestione dello stress. Con la loro azione cercano così di mantenere o di ripristinare la capacità d'intervento dei colleghi durante e dopo un evento potenzialmente traumatizzante», spiega Ortelli.

I «peer supporters» sono poi seguiti e sostenuti nella loro attività da specialisti con formazione supplementare in psicologia dell'emergenza.

«È chiaro che il "Peer Support 118" è una prima forma di sostegno, se poi il disagio dovesse essere più profondo, entrano in gioco figure professionali specializzate», puntualizza Ortelli. «Per fortuna fino a oggi non è mai stato necessario rivolgersi a questi professionisti». E anche all'interno della Federazione Pompieri Ticino per ora sono state poche le richieste d'aiuto ci fa sapere il suo direttore.

Nonostante il gruppo «Peer Support 118» svolga un importante lavoro, la sua creazione è piuttosto recente e ha lo scopo di colmare una lacuna a livello cantonale. «Abbiamo iniziato con il progetto circa due anni fa e i "peer supporters" sono attivi da gennaio 2025», racconta il direttore della FPT. «Crediamo sia importante poter assicurare tale servizio di supporto a tutti i militi incorporati nei Corpi pompieri ticinesi poiché non vogliamo che l'attività svolta a favore della popolazione possa, di fronte a potenziali eventi traumatizzanti, ripercuotersi sulla vita privata e sull'attività professionale dei militi».

In assenza di controlli regolari dallo psicologo per i pompieri, il cameratismo gioca poi un ruolo fondamentale. «I "peer supporters" fungono anche da antenne nei rispettivi Corpi pompieri», spiega Ortelli. «Sono infatti formati per essere in grado di identificare potenziali segnali di disagio. Faccio un esempio: se una persona estroversa si chiude in sé stessa dopo un intervento stressante, può voler dire che qualcosa non va. Il "peer supporter" dispone allora degli strumenti per approcciare il collega, accertarsi delle sue condizioni e offrirgli, se necessario, il proprio supporto. Grazie al forte senso di cameratismo che contraddistingue i pompieri, spesso questi sintomi di disagio vengono comunque captati già dai colleghi stessi o dai superiori diretti. Il sostegno spontaneo tra pompieri è un elemento importante che interviene per esempio al termine degli interventi tutte le volte che se ne sente il bisogno e permette di scaricare lo stress accumulato. Gesti semplici che però aiutano», conclude il nostro interlocutore.

In questo articolo:
Correlati