In corner

«Basta detective al VAR»: quante parole al vento

I responsabili dei fischietti svizzeri avevano promesso ai club di Super League di voler ridurre al minimo il ricorso all'assistenza video, favorendo le decisioni sul campo - A Cornaredo (ma non solo) è successo l'esatto contrario
Massimo Solari
12.02.2024 06:00

Il 15 gennaio scorso la Swiss Football League ha vissuto una notte di gala: la tradizionale cerimonia per premiare i migliori protagonisti del calcio svizzero. A Berna, in una saletta appartata del Gran Casinò, si è però tenuto anche un altro vertice. Forse più importante, nei contenuti, di quello andato in scena sul palco principale fra smoking e lustrini. I responsabili del dipartimento arbitrale dell’ASF - da cui dipende l’operato dei direttori di gara elvetici - hanno voluto incontrare i dirigenti dei dodici club di Super League. E, facendo il punto sulla gestione del girone d’andata, tendere loro pure una mano. Sì, perché alla luce di tanti, troppi episodi ancora controversi, il team condotto da Dani Wermelinger ha garantito una sorta di tregua.

Parlare di un passo indietro o di un bagno d’umiltà sarebbe eccessivo. E poco incline alla categoria. La controparte ha tuttavia riconosciuto la principale fonte del problema, individuando l’unica e più salutare soluzione per cercare di risolverlo. Per il bene del calcio giocato e al fine di contenere il codazzo di veementi polemiche che accompagnano praticamente ogni turno di campionato. Nel dettaglio, Wermelinger e soci hanno assicurato che dopo Natale si sarebbe evitato - con maggiore insistenza e coerenza - di utilizzare il VAR come uno strumento di spionaggio. Insomma, basta lenti d’ingrandimento e normali situazioni di gioco radiografate sulle poltrone di Volketswil. Con il rewind e tutto il necessario. L’auspicio, teso a favorire la personalità e le chiamate di chi agisce sul campo, non era per altro nuovo. «Non vogliamo che gli arbitri VAR debbano comportarsi come detective» aveva sostenuto sempre Wermelinger a consuntivo della passata stagione.

Beh, che dire. Sono e rimangono parole al vento. Ed è inevitabile che quanto accaduto sabato sera a Cornaredo generi frustrazione. Gli estremi per fischiare fallo al Lugano, prima della rete di Calar, c’erano. D’accordo. Quelli allargati a piacimento da Sandro Schärer al video, per far cambiare idea a Nico Gianforte, invece non hanno ragione d’esistere. 

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