Il caso

Xhaka avrebbe usato il certificato falso per volare negli Stati Uniti

Secondo il «Tages-Anzeiger», il capitano rossocrociato partì con l’Arsenal per la tournée estiva del 2022 quando agli stranieri era ancora richiesto un attestato vaccinale
©CdT/Gabriele Putzu
Red. Online
25.09.2026 19:20

Il certificato Covid falso ottenuto da Granit Xhaka non sarebbe rimasto nel cassetto: il giocatore lo avrebbe utilizzato per viaggiare negli Stati Uniti con l’Arsenal nel luglio del 2022. Lo scrive il Tages-Anzeiger, che in una nuova ricostruzione mette in discussione quanto si riteneva finora, ossia che il capitano della Nazionale non avesse mai fatto uso dell’attestato.

All’epoca, ricostruisce il quotidiano zurighese, per i viaggiatori stranieri diretti negli Stati Uniti era ancora necessario presentare una prova di vaccinazione prima dell’imbarco. L’obbligo di un test Covid negativo era stato abolito il 12 giugno 2022, ma la richiesta di attestare la vaccinazione sarebbe rimasta in vigore fino a maggio 2023.

Xhaka, allora in forza all’Arsenal, prese parte alla tournée americana della squadra. I londinesi affrontarono l’Everton a Baltimora il 16 luglio, l’Orlando City il 20 e il Chelsea il 23, sempre negli Stati Uniti. Il Tages-Anzeiger precisa che altri club inglesi lasciarono a casa giocatori non vaccinati: il Chelsea, per esempio, non portò in tournée N’Golo Kanté e Ruben Loftus-Cheek.

Secondo la ricostruzione, il certificato attribuito a Xhaka indicava una dose di richiamo. Il documento sarebbe stato accettato per il viaggio, consentendogli di partire nonostante il suo reale stato vaccinale. Non sono però emersi pubblicamente elementi che attestino un’esenzione concessa a lui o alla squadra. Interpellato dal giornale, il portavoce del calciatore ha rinviato alle dichiarazioni già rilasciate e agli accertamenti della Procura.

Xhaka ha ammesso di avere ottenuto un certificato di vaccinazione invece di sottoporsi al vaccino e ha definito la scelta un errore, scusandosi.

La notizia aggiunge un tassello al «caso Xhaka» poche ore dopo il polverone emerso anche per Breel Embolo, condannato dalla Procura di Basilea nel novembre del 2025 per istigazione alla falsificazione di documenti (test anti-Covid finalizzati a viaggi). Fatti già emersi pubblicamente, ma non si era ancora a conoscenza di della sanzione che prevede, con la condizionale, 20 rate giornaliere da 3.000 franchi.

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